Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
4 aprile 2013 4 04 /04 /aprile /2013 09:00

Alice è ormai diventata una creatura mitologica.
E' stata in grado di 'superare' il suo stato di libro Classico (e già diventarlo è un'impresa), arrivando ad essere qualcosa di più. Non solo è conosciuta da grandi e piccini di tutto il mondo, non solo è una grande storia di avventura e fantasia, ma è anche un insieme di giochi linguistici e di 'perle filosofiche'. Ha ispirato l'arte in tutte le sue forme, dal cinema, ai videogiochi, alla musica, alla pittura.
Chi non conosce il cartone della Disney? E come spiegare il successo di uno degli ultimi film di Tim Burton, Alice in Wonderland appunto, che travolse il botteghino mondiale superando il miliardo di incassi e diventando l'undicesimo film più visto della storia? E cosa dire quando si scopre che persino Dalì si è dedicato ad illustrare una sua Alice?

Il bello di questa storia è il suo poter cambiare. Chiunque la legga ne potrà trarre conclusioni differenti e scoprirci qualcosa di nuovo. Alcuni si divertiranno nel trovarsi immersi in una semplice avventura per bambini, altri rifletteranno su ogni singola frase.
Anche gli illustratori che si approcciano al capolavoro di Lewis Carroll vedono e sentono cose diverse, e due ottimi esempi li trovate da noi in libreria.

alice dautremer 1Il primo è un volume di grande formato pubblicato da Rizzoli e magnificamente illustrato dal tratto elegante e mai banale di Rebecca Dautremer.

La Dautremer sfida Caroll stesso e propone un'Alice dal caschetto nero, in omaggio a quell'Alice Liddell che ispirò il reverendo Dodgson. Strane creature, sorrisi di gatto e gambe lunghe creano l'ennesimo capolavoro dell'illustratrice francese.

alice dautremer 2

alice-dautremer-3.jpg

Il secondo volume è invece più particolare. Il formato è più piccolo rispetto al precedente e lo stile è completamente diverso. Ad Illustrare Alice, in questo caso, troviamo una delle più grandi artiste giapponesi viventi, Yayoi Kusama.


alice-kusama-1.jpg

Il risultato è una serie di illustrazioni in cui risaltano i pois e i colori accesi, in cui le figure si fanno psichedeliche e riassumono i tratti distintivi dell'artista. Un'artista che, ricordiamo, è esposta, tra gli altri, al Museum of Modern Art di New York e alla Tate Modern di Londra, e che è stata omaggiata persino da Louis Vuitton che ha usato i suoi pois per creare una linea d'abbigliamento.

Insomma, un vero pezzo d'arte, edito da Orecchio Acerbo.

 

alice-kusama-2.jpg

 

alice-kusama-3.jpg

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Libri Illustrati
scrivi un commento
3 aprile 2013 3 03 /04 /aprile /2013 10:20

978-88-07-17251-9.jpgC'è un modo unico per essere mamma? Un modo giusto? Un modo... perfetto?

No, non c'è. Ma c'è una società, quella in cui viviamo, che cerca di far credere il contrario.

Nel suo nuovo libro, Loredana Lipperini cerca di rappresentare l'attuale situazione Italiana, ma non solo, riguardante le mamme e/o le future mamme. Il quadro finale è tutto fuorché rassicurante.

Tra le 'adepte' del ritorno alla natura, dove l'allattamento ad oltranza e il dolore sono un must, e la 'congrega' dei genitori a tempo pieno, una futura mamma, ma anche un futuro papà, si ritrovano a doversi adattare a un'immagine stereotipata, e forse antica, che riduce la genitorialità a un percorso quasi obbligato, pena l'essere considerati pessimi, inadatti e reietti.

A questo va poi aggiunta la particolare condizione socio-culturale italiana, che spinge verso un certo tipo di famiglia, senza però mettere a disposizione delle future famiglie i giusti mezzi per esserlo, come asili, leggi, cc.

Con testimonianze, dati, analisi, citazioni e pensieri, Lipperini costruisce un saggio che, più che della genitorialità in sé, parla della libertà di essere mamma. Anzi, della libertà di poter essere la mamma che si vuole. Perché quello che ci manca è proprio questo. Ci manca il poter scegliere come e dove partorire, ci manca il poter decidere il come e il quanto allattare il neonato, ci manca il poter decidere di continuare o meno a lavorare... mancano molte cose, alcune per colpa dello stato, altre per colpa nostra, perché a volte non sappiamo aprire gli occhi.

Leggendo "Di mamma ce n'è più d'una" si potrà essere d'accordo con l'autrice o storcere il naso, ma di certo non si mancherà di riflettere su dei concetti che stanno alla base di una società civile e che dovremmo tutti saper e poter affrontare.

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Saggistica
scrivi un commento
24 marzo 2013 7 24 /03 /marzo /2013 13:43

 

KLIUzDggp2Q8 s4-mGli occhi dei bambini sono laghi animati dai sogni. I più piccoli non sanno parlare, ma ugualmente comunicano con uno sguardo disarmante che ti penetra e folgora la parte di te che è stata come loro: innocente, pura. Perché i bambini sono puri: ancora non li abbiamo contaminati con i nostri desideri, con le passioni, con i bisogni…con quei vuoti da riempire a tutti i costi, senza badare al come, al perché…

I bambini no, loro non fanno così: hanno la speranza davanti, hanno fiducia e in fondo si accontentano di poco: la protezione, il gioco, il cibo, l’amore di chi li accudisce. Un amore cieco al quale i piccoli si affidano perché l’adulto sa quello che fa, perché è la guida, perché si fidano di lui.

Ci sono adulti che invadono la purezza dei bambini con la loro meschinità, violano la speranza, distruggono la fiducia di bimbi che ignari e accerchiati cadono nella loro trappola, senza alcuna possibilità. Allora è struggente il dolore di tale infamia e poco importa se fisica o consumata con lo sguardo. È la malvagità del pensiero che è intollerabile, un crimine che non può essere scusato mai. Lì non c’è più vita, perché è stata rubata l’innocenza.

 

 Immagine1-copia-1

Da “DISPERSA NEI PENSIERI DEL MIO CUORE”

di Mariella Lunardi - attiliofraccaroeditore

 

NON TOCCARE

 

Non guardare quel bimbo:

i suoi occhi implorano

l’innocenza.

Non toccare quel bimbo:

la sua pelle esige

il rispetto.

 

 

Lascia andare quel bimbo:

il suo corpo reclama

 la libertà.


Non sporcare quel bimbo

con la tua aberrazione:

la purezza l’ha forgiato,

appartiene alla Vita.

 

 

Ogni essere umano siamo noi. Ogni dignità è la nostra. Ogni bimbo ci appartiene perché il suo futuro racchiude anche la nostra speranza. Ogni violazione della dignità dell’uomo è la violazione della nostra dignità.

Ogni bambino violato è una lacerazione per ogni individuo, un urlo prorompente che ci inchioda alla vergogna.

 

È un diritto per tutti una buona qualità di vita.

 

                                                        Mariella Lunardi

 

 

 

 

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in La rubrica di Mariella Lunardi
scrivi un commento
24 marzo 2013 7 24 /03 /marzo /2013 11:48

Fabrizio Silei è tante cose, per noi è difficilissimo dare una definizione univoca per il suo lavoro. E' un cantastorie, uno scrittore fantastico per ragazzi, un creativo, come lui stesso si definisce. Ma da questa intervista potrete capire tante cose. Buona lettura.

 

Caro Fabrizio

Da qualche settimana è uscito per Salani il tuo nuovo romanzo per ragazzi, “Se il diavolo porta il cappello”. Come tua consuetudine affronti temi importanti e universali e attraverso la storia di Ciro, ragazzino del dopoguerra, parli anche della grande storia. Ci vuoi raccontare come è nato questo tuo romanzo?

download (1)

 

Sì, hai perfettamente ragione, in questo romanzo, Se il diavolo porta il cappello, si intrecciano molte storie e vi si affronto diversi argomenti.  E’ un romanzo d’avventura e di formazione, un romanzo che parla di dopoguerra e di attesa,  di gemelli e di fratellanza, di lutto, di memoria, ma anche di zingari e di pregiudizio. L’elenco potrebbe allungarsi di molto, ma sono tutte considerazioni che in me nascono a posteriori, quando analizzo la storia come lettore. Come scrittore, invece, sono sempre molto in difficoltà quando mi si chiede come nascono le mie storie. Semplicemente arrivano, si formano man mano che scrivo e vi confluiscono dentro i miei interessi di un certo periodo, le mi ansie e le mie paure, ma anche le mie speranze. Ciò che vorrei dire e non so dire in nessun altro modo se non in questo: raccontando una storia.

 

Una parte importante in questa storia ce l’ha un popolo, che tutti conosciamo poco, gli zingari. Perché hai scelto di renderli protagonisti di un romanzo e che ruolo ha questa gente nella tua vita oggi? Ti ho sentito parlare di loro recentemente e, devo dire, che le tue parole mi hanno colpita e coinvolta.

 

Per tanti anni mi sono occupato di Shoah, e di ex internati militari, ma gli zingari anche per me erano sempre una voce fra le “altre ed eventuali”, come i testimoni di Geova o gli omosessuali. A un certo punto incontrandoli ho capito che oggi come ieri gli zingari rappresentano l’Altro per antonomasia, che mettono alla prova la nostra capacità di vivere con l’Altro e di comprenderlo più di ogni altro gruppo etnico. Approfondendo la questione ho scoperto la loro storia, il prezzo altissimo che queste popolazioni hanno pagato sempre e specialmente durante il nazismo: si calcolano di più di mezzo milione di zingari trucidati dai nazisti. Ho approfondito e scoperto anche che cosa era accaduto ai gemelli zingari finiti nelle grinfie del maledetto dottor Mengele. Era una storia terribile, che in qualche modo dovevo raccontare, che i nostri ragazzi devono conoscere e non solo loro.

E poi è una storia che non è finita, ancora oggi gli zingari che vivono nei campi per la nostra società sono fuori dalla comunità umana, a loro si negano diritti fondamentali come l’elettricità e l’acqua, l’istruzione. Insomma sono discriminati, sono incomprensibili, su di loro albergano pregiudizi terribili. Nessuno di noi ha un amico zingaro, in pochi difenderebbero uno zingaro maltrattato dalla polizia. Recentemente a Sassari ho lavorato in classi con dei bambini rom con i miei laboratori creativi. Le insegnanti si sono meravigliate della loro partecipazione al gioco e della loro bravura. La mia strategia? Semplicemente li ho trattati come gli altri bambini, non una carezza o un sorriso in più, non uno in meno. Nessuna etichetta preventiva, sono stati bravissimi come molti altri bambini “con problemi” dei quali non mi sono accorto. A volte, solo a  volte, dipende da come si impostano le relazioni e il problema sta negli occhi e nel cuore di chi guarda.

 

Ora voglio parlare un po’ di te e del tuo lavoro, anzi desidero che tu, che sei un cantastorie meraviglioso, racconti ai nostri lettori chi sei e cosa fai e soprattutto quali sono i messaggi che vuoi far passare attraverso i tuoi libri, i tuoi racconti e la tua arte.

 festival-1.jpg

E’ una domanda enorme, forse anche scorretta, nel senso che non sono io a dover spiegare o trovare messaggi all’interno di ciò che faccio e racconto. Io racconto e basta, le storie che secondo me vale la pena raccontare, che riguardano ciò che mi tocca e mi coinvolge sin da quando ero molto piccolo o che mi diverte.

Come autore mi dicono che parlo spesso di storia, di razzismo, di pregiudizio. Bisogna esser stati molte volte ultimi per raccontare dal punto di vista degli ultimi e io lo sono stato spesso. Qualcuno mi ha fatto notare che in molti dei miei libri c’è una domanda che interroga il lettore: “Cosa faresti tu al posto del protagonista che sei diventato leggendo?” E’ vero, mi chiedo continuamente cosa avrei fatto io se la Storia mi avesse portato a dover spingere donne e bambini nelle camere a gas, è una domanda insopportabile, alla quale non si può rispondere, si può solo sperare di avere abbastanza coraggio per fare la cosa giusta quando dovessimo trovarcisi. Di riconoscere l’autobus della Storia che passa e non perderlo, come succede al nonno di Ben nel mio libro “L’autobus di Rosa”. Un nonno che non è Rosa Parks, ma ha il coraggio della memoria e di chiedere scusa, uno di noi, un eroe non eroe.

I miei libri creativi invece, quelli per i più piccoli, ragionano assolutamente sulle stesse questioni, ma dal punto di vista dei fondamentali. Mi piacciono i libri che iniziano quando finiscono. Che trasformano il bambino in un creatore felice e in un narratore a sua volta e non in un consumatore di storie o di giochi rigidi con le istruzioni per l’uso. “C’era una volta…”, “L’inventastorie,”  “L’invenzione dell’ornitorinco” e tanti altri nascono con questa filosofia di fondo.

 

Sentirti raccontare è un’esperienza bellissima, sei un vero cantastorie, e insisto su questo concetto. Se ho capito bene, anche tu ami particolarmente questa parte della tua vita. Allora voglio sapere come è nato quello splendido libro/oggetto che è“L’inventastorie”. Vuoi spiegare ai nostri lettori di che cosa si tratta?

 

Io vengo dalle storie che mi raccontava mia madre, una contadina con la terza elementare, ma formidabile. Storie di guerra, fiabe terribili, apprese nei focolari, dai vecchi analfabeti che, tuttavia, recitavano Dante e l’Ariosto a memoria, La Pia dei Tolomei, le storie di fantasmi, i contrasti in ottava rima. Quel mondo dell’oralità precipita spesso nei miei libri, mi affascina, ci sento le mie radici. Con il teatro d’animazione e di narrazione, dei burattini e delle marionette che ho praticato per anni con mia moglie ho imparato il racconto in presenza, teatrale, sciamanico, i tempi della narrazione. Ancora oggi ci sono storie che racconto soltanto e altre che scrivo. Sono due cose diverse con magie differenti.

L’inventastorie è un tentativo di costruire una macchina della fantasia con la quale, attraverso un oggetto artistico, di design e di grafica, si potesse istigare gli insegnati e i genitori a recuperare la funzione educativa per eccellenza, quella del raccontare e insegnare a raccontare e quella del giocare imparando. Io bambino raccontando sperimento altri mondi, mi metto nei panni degli altri, gestisco emozioni, prendo decisioni, imparo. E’ un omaggio a “La grammatica della fantasia” di Gianni Rodari, e a una stagione virtuosa della scuola italiana che sembra essersi un po’ dimenticata fra prove di comprensione e routine non sempre virtuose. Si tratta di sei personaggi in cerca di autore con scenari e oggetti che si ibridano all’infinito dando il La a centinaia di possibili storie. C’è anche un albo con alcune storie scritte da me utilizzando questo congegno 3D, interamente touch e multilingue. Ci sono puoi anche le D-ISTRUZIONI PER IL LAB-USO.

 

Hai avuto difficoltà a trovare un editore sensibile verso questo tuo progetto?

 

Molte difficoltà. Ma sono stato fortunato. Devo ringraziare l’editore di FATATRAC Stefano Cassanelli che ha subito capito il progetto e la splendida Elena Baboni con la quale lavorare è un vero piacere. Si tratta di un cofanetto prezioso e bellissimo con alti costi di progettazione e di produzione, tantissimo lavoro da parte mia e dell’editore che, come me, voleva mantenere un prezzo accessibile e popolare. Insomma, un piccolo miracolo italiano. E sta andando molto bene, tutti lo vogliono ed è in tutte le librerie.

 

“L’autobus di Rosa”, solo due parole da parte tua.

 

Una storia a cui devo molto, anche qui un “piccolo” grande editore, Orecchio Acerbo, e un gruppo di lavoro straordinario: Fausta Orecchio, Simone Tonucci, Paolo Cesari insieme a un grande compagno di viaggio, l’illustratore Maurizio Quarello per le immagini. L’idea del racconto mi è nata pensando che mentre in America si eleggeva Obama in Italia si parlava di proposte del tipo: autobus per soli milanesi e le classi per soli bambini immigrati. Paradossale, proposte che puzzavano di segregazionismo, pensare a Rosa è stato naturale. Ma questa storia che non è solo quella di Rosa Parks, dell’eroina, ma anche quella di Ben e suo Nonno, di chi su quell’autobus c’era e si alzò come tutti i giorni precedenti. Di una persona normale come noi, ma infine consapevole e pronta a fare memoria e chiedere scusa al nipote. Questo albo ci ha dato grande soddisfazione, premi, segnalazioni e traduzioni in molti Paesi, uno spettacolo teatrale, un’animazione in Germania. Insomma un libro che amano in molti.

 

Non si dovrebbe mai chiedere ad uno scrittore qual è il suo “figlio” prediletto, tuttavia desidero sapere se tra i protagonisti dei tuoi libri e delle storie che racconti a voce, ce n’è uno che ami in modo speciale?

E’ sempre l’ultimo a cui si sta lavorando il libro che si ama di più, ma un posto speciale nel mio cuore ce l’hanno Bernardo e l’angelo nero, L’autobus di Rosa, Il bambino di vetro… altri in uscita, anche se a ben pensare ognuno dei miei libri è comunque come un figlio, un momento della vita, un passo avanti nella scrittura, che è difficile dimenticare.

 

Caro Fabrizio le domande sarebbero tantissime, ma mi fermo qui e ti lascio con una richiesta: un messaggio per i nostri piccoli e giovani lettori.

Se capitate a Pescia vicino Collodi provincia di PT, in via San Romualdo, numero 1, venite a trovarmi nel mio Atelier: ATELIER L’ORNITORINCO. Fra libri, colori, sculture, burattini, marionette e giochi ci divertiremo. Consigli? Da vecchio bacucco profetico? Che dire: cercate di capire qual è la vostra grande passione nella vita e cavalcatela. Cavalcare il proprio demone è l’unico modo che ho scoperto per non essere cavalcato dai demoni che ci circondano e vorrebbero distruggerci o fare di noi molto meno di quanto, invece, possiamo essere.

 

Grazie Anna

Grazie a te. A presto. Fabrizio

 

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Interviste
scrivi un commento
13 marzo 2013 3 13 /03 /marzo /2013 01:18

 

9788856626650.jpgUna vita che dura un solo giorno e per di più il giorno di Natale del 1969. E’ la vita di Willie Sutton, mitico rapinatore di banche dell’America delle grandi depressioni. Willie esce di prigione proprio il 25 dicembre del 1969 e nell’arco di poche ore è costretto a ricordare tutto, tutta la sua vita di rapinatore “onesto”, idealista, colto, perché la sua leggenda merita di essere raccontata al mondo e c’è un giornale di New York che ne ha l’esclusiva.

Willie è dapprima un bambino maltrattato dai fratelli, è il figlio di una coppia infelice di  irlandesi di Brooklyn, diventa,  poi, l’adolescente, che assieme ai suoi fidati amici, Happy e Eddie, si affaccia al mondo e scopre che è crudele, cinico e privo di compassione per l’uomo. Ma Sutton è anche il giovane innamorato di Bess, è colui che vorrebbe vivere onestamente, senza nuocere a nessuno. Ma la vita, già a sedici anni, gli ha fatto provare la fame, il dolore, la solitudine, la paura e continua, ogni giorno, senza sosta, a spingerlo verso il basso.

Allora, forse rapinare banche, “Perché è là che ci sono i soldi”, può suonare come un male minore, come il riscatto di un giovane uomo sensibile, intelligente e tenace. Willie, dopo cento rapine, finirà in prigione e, nemmeno lì permetterà alla storia di sopraffarlo, riempirà la sua cella di libri e studierà, capirà, volerà. Glielo permettono Shakespeare, Dante e ….

A raccontare questa storia  è la penna di J.R. Moehringer, premio Pulitzer, scrittore di successo e autore, assieme con André Agassi, della biografia del tennista, “Open”. La scrittura di Moehringer è avvolgente, limpida, studiata e capace di far trasparire la vita con forza e delicatezza insieme. Di lui Baricco dice “J.R. Moehringer, obbiettivamente, è di una bravura mostruosa”. images-copia-1

 

 

“Soldi. Amore. Non esiste problema che non sia colpa dei soldi o dell’amore. E non esiste problema che non si possa risolvere, con i soldi o con l’amore. Suona un po’ riduttivo, Signor Sutton. Soldi e amore, ragazzo. Solo questo conta. Perché sono le uniche due cose che ci fanno dimenticare che esiste la morte. Almeno per qualche minuto”.

 

Sulla vita di Willie Sutton (1901 - 1980) è stato realizzato anche un film, di cui proprio Moehringer parla in questo video.

In the Footsteps of Willie Sutton.

 


Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Libro del mese
scrivi un commento
10 marzo 2013 7 10 /03 /marzo /2013 21:19

buttafuori-di-dio.jpg

 

 

A 27 anni, carico di soldi,

una lunga “scorta” di donne,

furti, rapine, droga,

per caso mancato assassino,

una fama di “duro”

come buttafuori

nei pub di Londra…

Finché accade qualche cosa

di straordinario…

 

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Incontri
scrivi un commento
10 marzo 2013 7 10 /03 /marzo /2013 21:18

Andrea locandina-copia-1

 

Incontro per i nostri bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie. Vi aspettiamo numerosi!!!!

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Incontri
scrivi un commento
27 febbraio 2013 3 27 /02 /febbraio /2013 22:52

images.jpgLa casa editrice Fazi ha dimostrato nel tempo di riuscire a cogliere i gusti dei lettori italiani come è avvenuto con “Cento colpi di spazzola”, con la saga di Twilight, e ora con “Stoner”. Qual'è il segreto? 

 

Per questi casi non ci sono ricette segrete, si tratta soprattutto di intercettare un gusto non ancora dichiarato, vedere in una storia ciò che un lettore potrebbe voler cercare nell'intrattenimento. Proporre, soprattutto, qualcosa di diverso dalla media, di inaspettato. A volte si parte con moltissimi dubbi e insicurezze, soprattutto quando la fortuna di un libro non è costruita con pesanti azioni di marketing, ma si innalza con il semplice ed entusiastico passaparola.

 

Ci parla della collana Le strade e di come si inserisce nel progetto Fazi; qual è il tratto caratteristico della collana?

 

La collana Le Strade è uno dei primissimi progetti della Fazi, si è partiti con un interesse spiccato

per la letteratura anglo americana e con la voglia di proporre sul mercato anche titoli dimenticati,

ottimi romanzi con una storia editoriale sfortunata. Con gli anni è diventata una collana di prestigio, includendo al suo interno grandi autori quali Gore Vidal, Paula Fox, Colm Toibin,

Tim Winton e poi Elizabeth Strout, Jacques Chessex, JohnBurnside e da ultimi Kevin Wilson e John Williams.

 

Stoner a noi è piaciuto molto per la pulizia della scrittura, per la vicenda che ruota tutta attorno al protagonista e per come egli affronta le situazioni che si trova a vivere. Un romanzo che sembra molto lontano da quanto mediamente viene proposto dall'editoria oggi, eppure è stato accolto molto bene dal nostro pubblico. Come è nata l'idea di riproporlo ( 1° edizione 1965)?

 

La Fazi ha sempre avuto un'anima volta a riproporre titoli non attuali e dunque l'attenzione verso le riproposte è parte integrante della nostra attività di ricerca. Stoner è arrivato in sordina, inviatoci da un'ottima casa editrice americana (New York Review Books) che ripropone sistematicamente vecchi classici. La lettura del romanzo è apparsa subito come qualcosa di molto potente perché nonostante i decenni trascorsi si tratta di una storia ancora viva, che il passare del tempo non ha intaccato: l'esistenza di Stoner è raccontata nella maniera più vera perché più impietosa, portando alla luce tutte le debolezze, le incertezze, le ingenuità che sono gli elementi che costituiscono una personalità, ovvero la gran parte dei caratteri esistenti dell'uomo occidentale.

Ritengo che oltre alla qualità della scrittura, la forza di questo romanzo stia anche nel tributo che Williams fa all' uomo medio: spogliati degli ottimismi di qualche decennio fa oggi riusciamo ad apprezzare di più storie che parlano delle vite comuni, ovvero storie che parlano proprio a noi.

 

Quanto è importante la traduzione?

 

Fondamentale per i romanzi letterari. Quando le traduzioni sono mediocri non possiamo innamorarci delle storie.

 

Quali altri libri le hanno dato soddisfazione negli ultimi anni? A noi ad esempio è piaciuto molto "Sotto questo cielo intatto".

Sicuramente il romanzo di Shandi Mitchell è stato molto apprezzato, sia dal pubblico che dalla critica; oltre a questo ricordiamo senz'altro Olive Kitteridge di Elizabeth Strout e Wolf Hall di Hilary Mantel, altri casi interessanti sono stati i romanzi di Jacques Chessex, autore svizzero francese morto un paio di anni fa di cui abbiamo pubblicato buona parte dell’opera, uno scrittore di altissima qualità; Un viaggio di H.G. Adler, riscoperta di un romanzo sull'esperienza della Shoah di un autore purtroppo misconosciuto ma amatissimo da grandi intellettuali, Elias Canetti ne fu grande  ammiratore. Da ultimo “La Famiglia Fang”, primo romanzo di un brillante scrittore americano che fa pensare ai fratelli Glass di Salinger.

 

Quali sono le prossime uscite per la collana Le strade?

 

John Williams “ Butcher's Crossing” , Hilary Mantel “Anna Bolena. Una questione di famiglia”, Elizabeth Strout “I fratelli Burgess”.

 

A marzo uscirà il nuovo libro di John Williams, ce ne può parlare?

 

Romanzo altrettanto potente, con un' ambientazione totalmente diversa. Se in Stoner era tutto giocato in interni qui abbiamo una natura soverchiante e meravigliosa.

Una storia avventurosa in cui ci sono diversi personaggi significativi e in cui ritroviamo il pensiero di Williams sulla condizione umana. Ritroverete la stessa attenzione alle descrizioni e una capacità straordinaria di far vivere ogni scena.

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Interviste
scrivi un commento
27 febbraio 2013 3 27 /02 /febbraio /2013 22:05

Immagine1-copia-1Le storie ci parlano. Ci raccontano di uno scrittore che ha un’idea e decide di trasformarla in racconto. Ci dicono di quell’idea che stuzzica la mente dello scrittore, la solletica, la punzecchia nel tentativo di prendere forma. Allora le parole scorrono nella mente: bizzarre, inizialmente confuse, quasi a chiedersi chi sono e cosa devono diventare. Lentamente le parole indossano vestiti e si trasformano in personaggi, luoghi, azioni. C’è un grande fermento che passa dalla mente dello scrittore al foglio. Un lavorio di scelte soppesate. Il personaggio avrà capelli biondi o neri? Sarà donna o maschio? Alto o basso? E così via, parola dopo parola, a costruire un’immagine, a pennellare un corpo, a inventare un luogo, a esprimere uno stato d’animo…

Poi la trama: un intreccio di eventi inconsueto, mai letto prima, perché il lettore possa appassionarsi alla storia e non mollarla più, fino a raggiungere il finale, l’apoteosi della narrazione, la corona sul capo del re, la ciliegia sulla torta, la meta raggiunta da chi scrive e da chi, più avanti, leggerà.

Le storie ci parlano. Ci raccontano di bimbi annoiati che prendono in mano un libro. Lo annusano come si fa col cibo. Che odore ha questa copertina? È puzza o profumo quella del titolo? Lo assaggiano come si fa con un piatto nuovo. Com’è il sapore delle prime pagine? Le mangio o non le mangio?

Ci sono bambini, piccoli lettori, che assaggiata la storia, vi si tuffano come sulla panna montata: di getto, di gusto, tutto d’un fiato. Allora il libro si apre, si spalanca e le pagine sono vagoni di piacere e le parole navicelle spaziali.

Tutto è possibile in questo mondo nuovo proposto dalla storia e il lettore incontra nei personaggi amici inconsueti, visita luoghi inesplorati e vive avventure impensate.

Ci sono bambini con il naso incollato alle pagine che, grazie alla magia delle parole, viaggiano con la mente e si distaccano dal reale per approdare altrove, esattamente dove lo scrittore sperava andasse il suo lettore. I mondi si moltiplicano perché di fronte alle parole delle storie ogni lettore compie un viaggio personale e ogni viaggio è un’avventura unica.KLIUzDggp2Q8 s4-m

Ci sono autori felici che vedono bimbi che leggono le loro storie.

Ci sono bambini tristi, pur senza saperlo, perché non varcano mai le porte di una libreria, di una biblioteca, che sono l’aeroporto prima del viaggio. A loro è negata la magia, perché non hanno mai fatto dimestichezza con il volo.

Amare leggere è un diritto, insegnare l’amore per la lettura è possibile.

Buona qualità di vita!

                                                         Mariella Lunardi

 

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in La rubrica di Mariella Lunardi
scrivi un commento
27 febbraio 2013 3 27 /02 /febbraio /2013 22:03

guglielmin-castaga-locandina.jpg

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Incontri
scrivi un commento

Libreria Liberalibro

Via Marconi 6
36078 Valdagno (Vi)
tel 0445 402293
mail: liberalibro.libreria@gmail.com


Siamo anche su

 FACEBOOK!

La libreria

liberalibro2

 

liberalibro1

Link