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4 dicembre 2012 2 04 /12 /dicembre /2012 10:13

Joanne Harris-Giardino delle pesche e delle roseVianne Rocher è ritornata. La mitica protagonista di Chocolat, libro ormai cult da cui è stato tratto il film con Juliette Binoche e Johnny Depp, è di nuovo in libreria. Joanne Harris ha infatti da poco dato alle stampe la terza avventura della sua eroina preferita, Il giardino delle pesche e delle rose. I fan possono stare tranquilli, questa volta le atmosfere ricordano molto da vicino quel magico primo libro. Se infatti Le scarpe rosse aveva acceso toni molto dark, mostrando dei protagonisti molto scuri, qui si ritorna alle atmosfere di Lansquenet, al profumo della cioccolata e del cibo in genere, a quel rapporto madre-figlia che tanto abbiamo amato. Insomma, un vero e proprio Chocolat 2.

 

In questo nuovo episodio, per la prima volta nella sua vita, Vianne torna sui propri passi. Dopo aver ricevuto una lettera dai morti, decide di recarsi nuovamente a Lansquenet, dove scoprirà che molte cose sono cambiate. Al villaggio, infatti, durante gli ultimi otto anni che lei ha passato a Parigi, è nata e cresciuta una comunità islamica. Tutto era piuttosto idilliaco, all'inizio, ma poi è arrivata lei, una donna in nero, coperta dalla testa ai piedi, che ha portato scompiglio. Vive da sola, con una figlia piccola. Abita dove abitava Vianne. Tutti l'additano e i rapporti tra le due comunità si fanno tesi sotto la sua influenza. Ma cosa nasconde in verità? Come mai al suo passaggio tutti si zittiscono? E, soprattutto, riuscirà Madame Rocher a rimettere le cose a posto? Tutto è diverso, ora. Perfino i suoi amici e i suoi nemici sono diversi. E questa donna in nero, apparentemente tanto simile a lei, si rivela un osso molto duro. Nemmeno il cioccolato riesce nel suo magico intento.

 

Il giardino delle pesche delle rose è un romanzo di cibo, magia e mistero. Racchiude molti degli argomenti cardine del lavoro della Harris, come le differenti culture, i pettegolezzi, le comunità chiuse, gli estremismi religiosi, ma aggiunge una cosa estremamente importante: il cambiamento.

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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 22:01

 

collina.jpgImpetuoso, lieve, sconvolgente: è il vento che soffia senza requie sulle pendici del Rossarco, leggendaria, enigmatica altura a pochi chilometri dal mar Jonio. Il vento scuote gli olivi secolari e gli arbusti odorosi, ulula nel buio, canta di un antico segreto sepolto e fa danzare le foglie come ricordi dimenticati.
Proprio i ricordi condivisi sulla “collina del vento” costituiscono le radici profonde della famiglia Arcuri, che da generazioni considera il Rossarco non solo luogo sacro delle origini, ma anche simbolo di una terra vitale che non si arrende e tempio all’aria aperta di una dirittura etica forte quanto una fede. 
Così, quando il celebre archeologo trentino Paolo Orsi sale sulla collina alla ricerca della mitica città di Krimisa e la campagna di scavi si tinge di giallo, gli Arcuri cominciano a scontrarsi con l’invidia violenta degli uomini, la prepotenza del latifondista locale e le intimidazioni mafiose. Testimone fin da bambino di questa straordinaria resistenza ai soprusi è Michelangelo Arcuri, che molti anni dopo diventerà il custode della collina e dei suoi inconfessabili segreti.
Ma spetterà a Rino, il più giovane degli Arcuri, di onorare una promessa fatta al padre e ricostruire pezzo per pezzo un secolo di storia familiare che s’intreccia con la grande storia d’Italia, dal primo conflitto mondiale agli anni cupi del fascismo, dalla liberazione alla rinascita di un’intera nazione nel sogno di un benessere illusorio.
Carmine Abate dà vita a un romanzo dal ritmo serrato e dal linguaggio seducente, che parte da Alberto, il tenace patriarca, agli inizi del Novecento, passa per i suoi tre figli soldati nella Grande Guerra e per tutte le sue donne forti e sensuali, e giunge fino a Umberto Zanotti-Bianco, all’affascinante Torinèsia e all’ultimo degli Arcuri, uomo dei nostri giorni che sceglie di andare lontano. La collina del vento è la saga appassionata e coinvolgente, epica ed eroica di una famiglia che nessuna avversità riesce a piegare, che nessun vento potrà mai domare.

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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 21:59

veladiano-locandina.jpg

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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 21:57

veltroni-locandina.jpg

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13 novembre 2012 2 13 /11 /novembre /2012 09:15

Vi ricordate di Chocolat? Il romanzo ormai cult di Joanne Harris, divenuto poi un film con Juliette Binoche e Johnny Depp? Ebbene, da qualche giorno è in libreria il nuovo volume della saga iniziata appunto con quel romanzo e proseguita, più di recente, con Le scarpe rosse.

 

Nella nuova avventura, intitolata Il giardino delle pesche e delle rose, la sempre affascinante Vianne Rocher ritornerà nel luogo dove tutto è cominciato, Lansquenet, e dovrà confrontarsi con una comunità dove tutto è cambiato a causa dell'arrivo di un gruppo di magrebini.

Lansquenet è sempre stato un villaggio chiuso, poco abituato ai cambiamenti, ma come si comporteranno i suoi abitanti ora che donne col velo e ferventi islamici hanno 'invaso' una zona del paese? E come mai tutto sembra più teso dopo l'apparizione di Inès, la donna in nero?

 

Per tentare di capire qualcosa in più su questo ritorno di Vianne, ho scambiato quattro chiacchiere con Joanne Harris, che ringrazio per la gentile disponibilità. E se dopo questa intervista foste ancora più curiosi... basterà entrare nel giardino delle pesche e delle rose.

 

harris.jpgDomanda: Siamo tornati a Lansquenet, un viaggio a cui Vianne, probabilmente, non aveva mai pensato. Come hai avuto l'idea di questo ritorno?

Risposta: Non mi aspettavo di tornare a Lansquenet, o a Vianne, in questa storia. Ma quando ho capito dove questa mi stava conducendo, ho subito capito che non avrei avuto scelta...
D: Una delle prime cose che colpiscono è lo scoprire che nel libro c'è di nuovo il punto di vista di Reynaud. Il parroco sembra molto diverso, ora, quasi un personaggio positivo. Avresti mai pensato che, un giorno, avresti scritto di nuovo di Reynaud? E com'è stato rimettersi nei suoi panni, ma da un'angolazione differente?
R: Metà di Chocolat era scritto dal punto di vista di Reynaud. Proprio per questo motivo questa storia è, in un certo senso, parallela a Chocolat. Mi sembrava naturale procedere su questa strada. Non ho mai veramente creduto che Reynaud fosse un 'cattivo ragazzo'. Ho sempre pensato che avesse la capacità di cambaire. Sono felice di vedere che ne Il giardino delle pesche e delle rose dsi è addolcito un pochino, sebbene lui non sia cambiato poi molto...

D: In questo terzo libro Vianne e Reynaud si riuniscono quasi come vecchi amici. E' per la passata influenza di Vianne? O si tratta piuttosto di un cambiamento naturale? Inoltre sembrano piuttosto simili, in questa storia.
R: Il tempo cambia chiunque, Vianne e Reynaud inclusi. Non ho mai visto la loro relazione come una relazione tra nemici, e in questo caso la posizione di Reynaud all'interno del villaggio è alterata, il che gli permette di vedere molto più chiaramente da una prospettiva esterna. Non credo che lui concordi pienamente con il modo di fare le cose di Vianne, neanche adesso. Continuano a essere delle persone molto diverse tra loro. Ma ha incominciato ad accettare che potrebbe esserci più di un singolo modo (il suo modo) di affrontare i problemi...
D: Ne Il giardino delle pesche e delle rose tu parli anche di Islam. E' un argomento complesso, oggigiorno. Lo volevi nel tuo libro per una ragione in particolare? Non avevi paura delle reazioni che avresti potuto suscitare?
R: Io scrivo di persone e di luoghi, non di religioni. e non vedo perché qualsiasi tipo di fede o cultura dovrebbe essere lasciata fuori da una storia solo perché viene percepita come controversa.
Scrivo storie. Non dico a nessuno cosa deve pensare, e non cerco nemmeno di fare generalizzazioni. Perché questo dovrebbe creare delle reazioni negative?
Joanne-Harris-Giardino-delle-pesche-e-delle-rose.JPG
D: Possiamo dire che questo libro mostra anche ogni comunità ha le sue intolle ranze? Che non si tratta di una questione di fede, ma semplicemente delle persone?
R: Le fedi sono fate dalle persone. Non commento mai la fede in quanto tale, ma, molto semplicemente, di tutti i modi in cui la gente interpreta queste fedi (a volte per raggiungere i propri scopi).

D: Cosa possiamoa spettarci da Vianne, questa volta? Nell'ultimo episodio l'abbiamo vista avere qualche problema. Ora, fin dalla prima apgina, sembra più forte e più determinata, ma anche più serena e tranquilla.
R: In un certo senso, sì. Ma non penso che il suo viaggio sia ancora finito. Ogni storia la lascia con un po' più di conoscenza di sé, e un passo più vicina allo stabilizzarsi, ma non sono sicura che lei sarà mai completamente ferma...
D: Parli di nuovo di cibo e digiuno, per via del Ramadam. Era programmato o è semplicemente successo? Perché questo fa molto 'ritorno a Chocolat' e, ovviamente, noi fan lo adoriamo!
R: E' una delle tematiche che collegano questi due libri. Volevo usarlo per illustrare l'idea che culture differenti hanno molte più cose in comune di quante ne avremmo mai pensate...
D: Dobbiamo aspettarci altre avventure di Vianne, in futuro?

R: Forse. Non lo so ancora.

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Published by Libreria Liberalibro - in Interviste
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7 novembre 2012 3 07 /11 /novembre /2012 14:52

libro-segreto.jpgSiamo nel futuro e il mondo come lo conosciamo non esiste più.
La Terra è stata colpita da un'asteroide che ha mandato l'equilibrio del nostro sistema spaziale fuori asse. La vita è quasi totalmente scomparsa e, in una delle uniche due comunità conosciute, sono le donne ad avere il potere. Dedite al culto della Luna, il cui ciclo dura ora appena sette giorni, governano il villaggio secondo una filosofia di non violenza. La loro dea, però, ogni settima notte si avvicina così tanto alla Terra, che queste sacerdotesse devono continuamente pregarla di risparmiarle. Aurora, in particolare, ha il compito di scrivere continuamente il nome di Selene, e mentre svolgerà i suoi doveri, ci racconterà anche la storia sua e della sua gente.

"Il libro segreto delle cose sacre" è un romanzo che, travestendosi da libro post-apocalittico, va a parlarci di alcuni argomenti che toccano molto da vicino la società attuale. La vena femminista che si intravede dalla trama non deve fuorviare, quello che si ha tra le mani non è un romanzo femminista, si tratta piuttosto di una storia che ci parla di potere in generale e che fa riflettere sul rapporto che abbiamo con le religioni.

Punto chiave del libro è però il tema della verità. La verità taciuta, la verità svelata, l'accettazione della verità e la negazione della stessa. La verità e la sua assenza è il binomio che fa da motore all'intero romanzo. Ci si troverà a pensare al concetto di verità in senso ampio, ma ci si dovrà confrontare anche con la verità più personale perché, come ci dimostra "Il libro segreto delle cose sacre", le azioni che scaturiscono dal nostro saper accettare o non accettare la verità, possono cambiare il destino del mondo.

Un libro forte e a tratti disturbante, che usa stratagemmi 'di genere' per parlare di tutti noi.

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29 ottobre 2012 1 29 /10 /ottobre /2012 09:42

dentiere.jpgQuella di "Dentiere Spaziali" è una serie spassosa. Incredibilimente spassosa!

Racconta la storia di due cugini, vicini di casa, che hanno un cane diviso a metà. No! Non significa che è tagliato in due! Molto semplicemente, appartiene a entrambi, tanto che la sua cuccia taglia a metà lo steccato che divide i due giardini, giusto per avere accesso alle case di entrambi.
Sarà proprio questo cane a scatenare una serie di avvenimenti che trasformeranno la giornata di Jenny e Abbott in una grande avventura.
I due bambini, infatti, nel tentativo di ritrovare il cane scappato, si introfuleranno nella cantina del vecchio Deston Myers. Deston è uno dei personaggi più burberi di tutta la città, ma nasconde un segreto. In verità, lui è un alieno. Sì, avete capito bene, un alieno del pianeta Fuffonbluff, trasferitosi sulla Terra assieme ad altri della sua razza.

Tra corse a perdifiato, azioni buffe, strani macchinari e alieni e improbabili costumi da umani, "Dentiere Spaziali" porta in orbita ogni lettore, assicurando grasse risate.

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23 ottobre 2012 2 23 /10 /ottobre /2012 15:51

immagine 1

 

La scrittice sarda, Michela Murgia, sarà a valdagno, giovedì 25 ottobre (Palazzo Festari Sala soster ore 20.30) per parlare del suo ultimo libro "L'incontro" (Einaudi) e per raccontare di sè e della sua grande passione pel la lettura e la scrittura. Michela scrive di se stessa "Leggo, leggo, leggo. E se non sto leggendo. è perché sto scrivendo qualcosa da leggere". Michela nel 2010 ha vinto il Premio Campiello con "Accabadora".

L'evento è organizzato dalla Libreria Liberalibro in collaborazione con l'Ufficio Eventi del Comune di Valdagno e si inserisce nel percorso di Passaparola   - IX Forum del Libro Vicenza  2012.

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17 ottobre 2012 3 17 /10 /ottobre /2012 00:40

 

stoner-coverNon sempre la vita riserva felicità, bellezza e gioia, anzi quasi sempre se riusciamo a raggiungere, magari per poco, una di queste condizioni, ci riusciamo a costo di grandi fatiche e dolorose  privazioni. William Stoner, all’inizio di questo romanzo, sembra aver scoperto ciò che lo rende felice. All’università dove studia agraria, c’è l’obbligo di sostenere un esame di letteratura inglese: la letteratura da allora in poi sarà la sua vita, tutta la sua vita.

Sarà l’unica cosa bella, o meglio non l’unica, ma quella a lui più fedele.  La vita di William Stoner, che tanto somiglia a quella di chi la scrive, è una vita triste, difficile, piena di solitudine e cattiverie subite.

Stoner diventa un professore universitario, insegna per anni con passione, nonostante i sabotaggi di un collega astioso e vendicativo, sposa una donna insipida, frigida e animata da un ingiustificato rancore, ha una figlia che ama, ma che subirà la cattiva influenza della madre. La luce arriva nella vita di quest’uomo quando conosce una promettente studentessa di cui si innamora e dalla quale è ricambiato, ma anche questa concessione alla bellezza in una vita piatta e incolore viene prontamente stroncata dalle autorità dell’Ateneo. Quando alla fine Stoner muore avrà vissuto  una vita triste, ma dignitosa dando il meglio di sé nel suo lavoro.

Anche le vite poco interessanti, anzi forse queste più di altre, sono d’esempio e ci dimostrano che è l’essere umano in sé a contenere mondi, ad essere vita.

Pubblicato per la prima volta nel 1965, poi quasi dimenticato, Stoner di John E. Williams è stato ripubblicato nel 2006 dalla New York Review Books, suscitando un rinnovato interesse da parte della critica e dei lettori. 

 

 

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17 ottobre 2012 3 17 /10 /ottobre /2012 00:36

 

KLIUzDggp2Q8 s4-mCi sono vuoti e vuoti. Alcuni lasciano uno spazio che si decide di ignorare, altri creano un buco, un’assenza che chiede di essere sostituita.

Ci sono vuoti che diventano una liberazione, ci sono mancanze che non trovano consolazione.

Ogni vuoto offre delle domande e ci obbliga a una riflessione: cosa c’era prima? Perché ora non c’è più? Questa mancanza mi dà sollievo o è una sofferenza per me? Avrei potuto evitare questo vuoto?

Così  capita di darci da fare a colmare spazi che non vogliamo vedere inutilizzati: spazi di tempo, spazi di cuore, spazi di pensiero.

Un vuoto, però, ci interroga più di altri: è quello educativo che lasciamo nel nostro rapporto con i figli. Ci pone dei quesiti, in quanto non capiamo bene come possa esistere, dato che siamo ogni giorno a correre da mattina a sera proprio per i nostri piccoli.

Come spiegarlo?

Ritorna il concetto di presenza educativa che non si prende cura del fare del bambino o per lo meno non solo. Qui si parla di una presenza che si fa ascolto, guida, dialogo, si trasforma in una relazione profonda che si interpella sul valore del ruolo genitoriale, su questo importante e privilegiato compito che spetta di diritto alle mamme e ai papà.

Questo spazio nella vita dei nostri figli è troppo importante per rimanere privo di utilizzo. Spazio vuoto = assenza  educativa.

Io genitore lascio questo spazio ad altri quando metto mio figlio solo davanti alla televisione, quando delego le agenzie educative a fare una parte di ciò che mi compete, quando mio figlio naviga in internet o lo lascio con il cellulare in mano, quando non ci sono a dare la mia versione della vita e permetto che le versioni altrui passino senza un confronto.Immagine1-copia-1

Ecco perché i vuoti educativi sono i più pericolosi e ci spingono a una domanda per certi versi inquietante: se non ci sono io, chi riempie il mio spazio nella vita di mio figlio?

Ci sono vuoti e vuoti. Il vuoto educativo è una sconfitta genitoriale. 

Buona qualità di vita!

            Mariella Lunardi

 

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