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15 aprile 2013 1 15 /04 /aprile /2013 22:49

Imbocca la valle a passo deciso, Bárður è morto.
Ha letto una poesia ed è morto di freddo.
Ci sono poesie che ti portano in luoghi dove le parole non arrivano, e neanche i pensieri, ti portano dritte all’essenza stessa, la vita si ferma per lo spazio di un istante e diventa bella, limpida di rimpianti e di felicità. Poesie che ti cambiano la giornata, la notte, la vita. Poesie che ti portano a dimenticare, a dimenticare la tristezza, la disperazione, ti dimentichi la cerata, il gelo si impadronisce di te, preso! E sei morto. Chi muore si trasforma immediatamente in passato.


cop-copia-3Era negli anni in cui probabilmente eravamo ancora vivi. La frase con cui inizia il breve romanzo Paradiso e Inferno di Jón Kalman Stefánsson, definito uno dei migliori romanzi islandesi degli ultimi anni, sembra uscita da una Spoon River dei ghiacci, il racconto di coloro che sono ‘quasi tenebra’ e a cui restano solo i ricordi, che peraltro si stanno affievolendo. Ti parleremo di gente che viveva ai nostri giorni, più di cent’anni fa - ed infatti, come unico riferimento temporale, troviamo, ad un certo punto, la notizia di un romanzo appena pubblicato da Zola, di cui sono state vendute centomila copie. Un numero che pare esorbitante in un paese così scarsamente popolato come è l’Islanda e ancor più nel villaggio di pescatori dove vivono i personaggi di cui quei ‘noi’ che sono la voce narrante ci parleranno. 
Un uomo adulto, l’aitante Bárður, e il ragazzo il cui nome non ci viene mai detto sono amici. Forse il ragazzo, che ha perso prima il padre quando aveva sei anni e poi la madre e la sorellina, vede in Bárður un appoggio, una figura a metà tra amico, fratello, padre. Hanno in comune la passione della lettura, l’amore per le parole che risuonano come musica in orecchie in cui echeggia solo il fragore del mare. Bárður sta leggendo una traduzione del poema di Milton, Il paradiso perduto. Glielo ha prestato un vecchio capitano cieco che ha una libreria con ben quattrocento libri. Bárður è incantato dalla lettura. È stregato da quei versi. Legge, Nulla mi è delizia tranne te, e pensa alla fidanzata. Legge fino all’ultimo minuto prima di rispondere alla chiamata per uscire con la barca in mare. E scorda di prendere la cerata da infilarsi sul maglione. Una dimenticanza fatale per chi esce a pesca sul mare Artico. Tanto più che il tempo cambia, la tempesta di neve sorprende i pescatori al largo. Bárður morirà di freddo, senza che il ragazzo possa fare nulla per salvarlo: sarebbe inutile cedergli la sua, di cerata. Non gli va bene di misura, sarebbero in due a morire.

Le parole chiave di questo intenso romanzo sono il mare, descritto nel suo aspetto più brutale, ma soprattutto la lettura, intesa come strumento di liberazione dell’uomo dalla sua condizione arcaica: la lotta fra uomo e natura si gioca soprattutto conquistando la parola:

“Le parole possono avere il potere dei troll e possono abbattere gli dei, possono salvare la vita e annientarla. Le Parole sono frecce, proiettili , uccelli leggendari all’inseguimento degli dei, le parole sono pesci preistorici che scoprono un segreto terrificante nel profondo degli abissi, sono reti sufficientemente grandi per catturare il mondo e abbracciare i cieli, ma a volte le parole non sono niente, sono stracci usati dove il freddo penetra, sono fortezze in disuso che la morte e la sventura varcano con facilità”

E' sufficiente questo brano del libro a valutare la grande capacità di narratore di Stefànsson, la cui prosa è ricca di metafore che mettono insime i due mondi che sembrano stargli a cuore: quello della tradizionedell'Islanda e delle sue caratteristice sociali, economiche, di costume, e quello del'intellattuale che attribuisce ai libri e alle parole scritte la possibilità di salvare gli uomini e di decretarne la fine.

 


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Jón Kalman Stefánsson (Reykjavík, 1963), ex professore e bibliotecario, è passato alla narrativa dopo tre raccolte poetiche. I suoi romanzi sono stati nominati più volte al Premio del Consiglio Nordico e pubblicati dalle più importanti case editrici europee. Luce d’estate ed è subito notte, di prossima pubblicazione da Iperborea, ha ricevuto nel 2005 il Premio Islandese per la Letteratura.Paradiso e inferno è stato definito il miglior romanzo islandese degli ultimi anni.

 


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