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11 agosto 2017 5 11 /08 /agosto /2017 17:19

Ho amato molto “Guardami negli occhi” di Giovanni Montanaro; con delicatezza e una scrittura intensa e perfetta, l’autore ci racconta la storia d’amore tra Raffaello e la Fornarina. Anzi, è Margherita stessa a dar vita  a questo romanzo, lei cammina per le vie di Trastevere, corre, ama e infine racconta ciò che ha vissuto dal momento in cui il più bravo pittore del mondo l’ha vista e l’ha voluta conoscere.

Dal convento di Sant’Apollonia in cui si rinchiude dopo la morte del suo amore, Ghita Luti ricorda e mette in scena il miracolo dell’amore, quello grande, unico, in cui continua a vivere anche rimasta sola e che rendeva Raffaello un pittore ancora più grande, non solo perfetto, ma grande davvero.

 Se guardate il ritratto della Fornarina, che si trova a Roma, a Palazzo Barberini, potete vedere tutto questo e il piccolo anello, per secoli rimasto nascosto sotto un tratto di pittura messo forse da un allievo di Raffaello, è li, di nuovo visibile, per testimoniare la storia di un amore osteggiato dal potere,  dalla convenienza e dalla paura.

Giovanni Montanaro riesce inoltre a far vivere la Roma di fine Quattocento e inizio Cinquecento, una Roma piena di cantieri, ma nello stesso tempo piccola e solo testimone della grandezza di un passato irripetibile.

Grazie anche al genio di Raffaello, quella Roma è oggi parte del nostro immaginario e della nostra storia, quel genio, che dalle pagine di “Guardami negli occhi” così dipinge la sua Margherita:

“Siediti,” ha proseguito, mostrandomi un pancaccio di fronte al suo sgabello.

“Guardami negli occhi.”

Io ho obbedito. Ho sorriso un poco, senza muovere le labbra, con gli occhi che gli volevano bene, e restavano furbi, svegli.

Ha scelto un asse di pioppo, tutta chiara, e l’ha appoggiata sopra il cavalletto. Ha regolato l’altezza, preso le distanze, e ha cominciato il primo schizzo. Andava di getto, le linee frenetiche, sicure, come sapesse da sempre cosa fare. [...]

Mi ritraeva quando eravamo soli, di notte.

Spesso mi chiamava per pochi attimi. Per vedere, verificare, una luce, un colore, lo sfondo, l’intensità delle pupille, la forma delle dita, l’osso del polso. Voleva che tutto fosse perfetto. Ma procedeva anche senza di me, appena la bottega era vuota. All’inizio aveva pensato di poter concludere in pochi giorni, perché aveva sentito quanto gli riusciva naturale, si era accorto che sapeva tutto di me, che il mio corpo l’aveva visto migliaia di volte; i miei capelli, le mie ciglia, il gomito, il collo, nessuna parte di me aveva segreti per lui, conosceva il mio corpo meglio di quanto lo conoscessi io. Ma presto aveva capito che quell’amore andava sotto, sotto quel corpo, e che bisognava cercarlo, immergersi, per on perderlo.”

Imm. Giovanni Montanaro con noi a Valdagno per presentare il suo romanzo.

Giovanni Montanaro (Venezia, 1983) è scrittore e avvocato. Ha scritto racconti, testi per il teatro e i romanzi La croce Honninfjord(Marsilio, 2007), Le conseguenze (Marsilio, 2009), Tutti i colori del mondo (Feltrinelli, 2012), Tommaso sa le stelle (Feltrinelli, 2014) e Guardami negli occhi (Feltrinelli, 2017)

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