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17 ottobre 2012 3 17 /10 /ottobre /2012 00:27

murgia.png

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11 ottobre 2012 4 11 /10 /ottobre /2012 14:43

azzolini.jpg

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19 settembre 2012 3 19 /09 /settembre /2012 10:47

JBarreau.jpgean-Luc, un gallersita parigino, ha un brutto rapporto con le lettere d'amore. Ne aveva scritta una da giovane, ma ne era conseguito un cuore rotto e tanta vergogna, quindi ora non vuole più saperne.

Peccato però che il destino la pensi diversamente. Sarà proprio una lettera d'amore a cambiargli la vita, una bella dichiarazione su carta azzurra scritta da una misteriosa Principessa.

Chi sarà questa donna sconosciuta? Una delle sue artiste di punta? Un ex amante? oppure proprio la ragazzina che lo aveva tanto ferito in passato?

 

 

Con una scrittura deliziosa e frizzante, Nicolas Barreau ci porta tra le strade di Parigi, alla ricerca di una principessa. Curiosi come il protagonista, ci si ritrova a leggere di ogni donna con sospetto e speranza, fino a quando non si scoprirà la verità.

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13 settembre 2012 4 13 /09 /settembre /2012 14:33

everwild.jpgDove si va quando si muore?

Beh, se siete degli adulti non preoccupatevi, andrete sicuramente nella luce, qualsiasi cosa questo voglia dire.

Se invece siete bambini o ragazzini, allora la destinazione del viaggio non è poi così scontata. Potreste infatti finire a Everlost!

Everlost è un luogo sulla terra. O meglio, è un insieme di luoghi morti sulla terra. Le Torri Gemelle, Cape Canaveral, o semplicemente dove è morto qualcuno... ecco, lì si forma una zona dove i fantasmi dei ragazzi possono vivere tranquilli per l'eternità.

A dire il vero, tranquilli forse non è la parola giusta. Già, perché una guerra si sta accendendo tra gli spiriti. Una guerra causata dallo scontro tra l'Orco Cioccolata e la Strega dei Cieli. Una guerra che può segnare la fine di Everlost stesso.

Ognuno deve scegliere con chi schierarsi, ma non sempre le scelte sono facili da affrontare.

 

"Everwild", secondo capitolo della trilogia iniziata con "Everlost", è un romanzo fantasy per ragazzi davvero brillante. Attraverso delle idee nuove e originali e continui colpi di scena, crea un'avventura che travolge il lettore. Sarà impossibile staccarsi da quelle pagine e difficilmente i protagonisti di questa storia lasceranno il vostro cuore. E proprio attraverso le scelte, i poteri, le esitazioni e le battaglie dei ragazzini protagonisti, l'autore ci mostra quanto poco noi riusciamo ad apprezzare la nostra vita e il nostro mondo.

 

Consigliatissimo a tutti quei giovani lettori che amano l'avventura, "Everwild" ha le carte in regola per far breccia anche nei gusti di lettori più grandicelli.


Siete pronti per andare ad Everlost?

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13 settembre 2012 4 13 /09 /settembre /2012 00:04

KLIUzDggp2Q8 s4-m

Dobbiamo necessariamente trovare il tempo di fermarci e di offrire ai nostri figli la possibilità di stare con noi e contemporaneamente di parlare con noi.

Ma parlare di cosa? Di quello che hanno fatto? Di quello che faranno? Dei giochi? Dei programmi? Della scuola? Di televisione?

Potrei continuare offrendo esempi sui molteplici contenuti con cui spesso riempiamo le nostre conversazioni, orientati da uno stile sociale che ci invade di incombenze pratiche.

Forse, però, troppo poco ci chiediamo: Come stai? Come ti senti? Sei triste? Sei allegro? Sei soddisfatto di come sono andate le cose oggi? Raccontami quello che è successo e quello che avresti voluto succedesse … E anche qui le domande potrebbero essere infinite.

La differenza in cosa consiste?

Nelle prime indago sul fare, nelle seconde sul sentire. La diversità è abissale, perché sono completamente diversi i piani d’indagine, di riflessione.

Ecco, io credo sia importante spostare il contenuto delle conversazioni in quest’ultima direzione, per dare al bambino la possibilità di esprimere i suoi sentimenti, i suoi pensieri , le emozioni, siano esse  positive o negative.

A noi il compito, poi, di guidarlo in questo viaggio, magari cogliendo l’occasione per proporre a nostro figlio i nostri valori, perché qualcuno deve farlo e se il genitore non adempie a questo delicato e fondamentale compito, lascia un vuoto educativo che verrà riempito da altri.

Altro problema che possiamo porci è il seguente: come fare a introdurre queste conversazioni così intime e così poco superficiali? In fondo si parla di bambini.

Ebbene, le storie ci vengono in aiuto. I libri sono una fonte inesauribile di spunti per il dialogo profondo. Intanto perché i temi sono trattati in mondi a misura di bambino ( i personaggi e le storie sono tarati per ogni età e possiamo  scegliere  accuratamente tra le varie proposte) e le tematiche sono quelle dell’infanzia. Lo sanno bene gli scrittori che affrontano tanti problemi e lo fanno entrando nell’universo dei piccoli ed esplorandolo con maestria!

Immagine1-copia-1


Allora prendiamo un libro e cominciamo a leggerlo a voce alta al nostro bambino.Poi aiutiamolo a capire non solo la storia, ma  anche le possibilità che la storia stessa può regalarci: sono queste le conversazioni del cuore.

Il personaggio ti assomiglia?


Ti senti uguale a lui?

Sei coraggioso come lui o hai paura. Quando?

 

Si aprono porte mai attraversate e il libro si trasforma in un’opportunità, un’occasione da non perdere: stare con il proprio figlio, donargli un tempo sano e parlargli di sentimenti.

Non mi sembra poca cosa!


Allora buona lettura e… buona qualità di vita!                                                         

                                                          Mariella Lunardi

 

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Published by Libreria Liberalibro - in La rubrica di Mariella Lunardi
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12 settembre 2012 3 12 /09 /settembre /2012 22:33

 

1705595_0.jpg

L’isola non ha un nome, odora di salmastro, di fico e di elicriso.  Paolo e Luisa vi arrivano in motonave: nel carcere di massima sicurezza dell’isola ci sono i loro famigliari.

Luisa, contadina e mamma di cinque amatissimi figli, va a trovare il marito assassino; Paolo, ex professore di filosofia, non vuole abbandonare il figlio terrorista. I due sembrano non avere una via di scampo dal dolore che attanaglia i loro cuori, eppure, quell’isola tanto  inospitale regala loro la possibilità di un incontro, di un filo di speranza. Possono scambiarsi il dolore e darsi un po’ di sollievo.

Paolo e Luisa rimangono bloccati nell’isola a causa del maestrale: il direttore del penitenziario ordina alla guardia carceraria Pierfrancesco Nitti di non abbandonarli un attimo perché, in quanto parenti di criminali, sono pericolosi.  I tre condividono il tempo tra diffidenza, imbarazzo e reciproca curiosità. Anche a  Nitti,  abbruttito dalla vita del carcere e dalla violenza che fa parte della sua vita, questa esperienza  dona uno spiraglio di luce e un’idea di cambiamento.

Francesca Melandri ha scelto di raccontare il carcere, quello di massima sicurezza, attraverso le voce dei parenti dei detenuti e lo fa con grazia, attraverso sguardi, silenzi, parole sussurrate. Siamo negli anni di piombo, anni duri, violenti, che la Melandri dimostra di conoscere e che vuole mostrare al lettore in modo diverso, nuovo, con una sensibilità tutta femminile, senza dar conto di attentati, morti, sangue, esplosioni. La Melandri ci dice che anche chi ha sposato, dato la vita, amato l’assassino, il pedofilo, il terrorista, viene annientato dal dolore . A loro per sopravvivere serve un surplus di coraggio e più di altri sono obbligati a guardare dentro se stessi e ai propri figli, mariti, fratelli.

 

Francesca Melandri ha già pubblicato per Mondadori "Eva dorme", lavora come sceneggiatrice. Con questo romanzo ha ottenuto il secondo posto al Premio Campiello 2012.

 

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4 settembre 2012 2 04 /09 /settembre /2012 14:27

muses.jpgAlice sembra una di quelle ragazze che è meglio evitare. E' coperta di tatuaggi e piercing, suona musica rock e ha un carattere ribelle, odia il padre violento e prova pena per la madre succube.

Poi, però, succede qualcosa. In seguito a un incidente, Alice scopre di essere stata adottata. Sarà cercando il suo passato, e grazie alle sue grandi doti musicali, che scoprirà una verità davvero sconcertante: Alice è una delle nove Muse.

Sì, le Muse esistono e sono tra noi. Certo, nel corso dei secoli si sono 'evolute', ma gli uomini hanno bisogno, ora più che mai, di essere ispirati.

Ogni dono, però, è un'arma a doppio taglio che può fare il bene come il male.

 

Con una scrittura frizzante e una trama ricca di colpi di scena, Falconi riesce a creare un romanzo urban-fantasy davvero interessante. Avvalendosi di una protagonista tra le più carismatiche e affascinanti, ci immerge in un'avventura dal ritmo incalzante che non manca di lanciare dei sassolini che possono far riflettere sull'arte e sul ruolo che essa ricopre (o non ricopre più?) nella nostra società.

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1 agosto 2012 3 01 /08 /agosto /2012 09:22

Esistono storie venivamo-tutte-per-mare.jpgche non conosciamo. Storie vere, realmente accadute, magari in un passato neanche molto lontano. Eppure non le abbiamo mai sentite.
Per esempio, nessuno ci ha mai raccontato la storia di molte donne giapponesi, partite in massa dalla loro terra natia per andare in spose agli immigrati giapponesi che vivevano in America.
Ora, Julie Otsuka ha deciso di rimediare a questa mancanza, scrivendo un piccolo, ma meraviglioso libricino dal titolo "Venivamo tutte per mare".
In questo romanzo, grazie a una voce narrante corale, che racchiude in sé tutte le donne giapponesi, scopriamo qualcosa di questa vicenda. Viviamo le emozioni di queste ragazze, i loro turbamenti. Condividiamo con loro amori e dolori, arriviamo speranzosi sul suolo americano per veder poi crollare tutti i nostri sogni. Lavoriamo con loro nei campi o nelle ville delle ricche signore borghesi. Partoriamo, alleviamo, scappiamo, cresciamo, tradiamo.
Insieme a loro veniamo considerati potenziali nemici una volta che Pearl Harbour viene attaccata. e con loro scompariamo, per non lasciare più traccia.

Una storia, questa, affascinante e molto dolorosa. Una faccia nascosta della cultura americana recente, che fino ad appena prima della seconda guerra mondiale, trattava questi giapponesi come schiavi, come aveva fatto con 'negri' e  cinesi.
L'autrice riesce a raccontarci tutto questo attraverso una sorta di documentario romanzato, utilizzando una narrazione particolare e fuori dal comune..

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25 luglio 2012 3 25 /07 /luglio /2012 15:29


KLIUzDggp2Q8 s4-mCi sono cose che passano di moda, non servono più, catalogate come inutili o superate.

Non credevo che la riconoscenza fosse tra queste, ma vedendola quasi sparita nelle relazioni ho pensato che fosse stata messa da parte, come una scarpa troppo usata, deformata dal tempo, da accantonare.

Ho fatto questo pensiero quando mi sono accorta che la parola “grazie” doveva essere richiesta ai bambini, regolarmente. Un “grazie” può sembrare un semplice gesto di educazione, che a mio dire è dovuto, ma che oggi è desueto nelle abitudini di molti bimbi. Dire grazie, ho pensato quindi, forse non è più di moda.

Poniamo che assieme al grazie non sia più di moda nemmeno la buona educazione, cosa dire allora della riconoscenza?

La riconoscenza è la linfa dei rapporti duraturi, è un solco nella memoria, un miele di gratitudine nelle pieghe del cuore.

Riconosco quello che fai per me e te ne sono grato.

Immagine1-copia-1.png

Riconosco te, individuo, e quindi imparo che da solo non basto.

Riconosco che ti sei adoperato per me gratuitamente o nell’adempimento del ruolo che occupi.

Te ne sono grato e te lo dimostro gratificandoti e motivandoti così a continuare, perché quanto mi hai dato è stato riconosciuto.

Ricevo, riconosco, restituisco.

La relazione si fa dinamica in uno scambio reciproco di doni: ciò che abbiamo ricevuto e la riconoscenza che restituiamo.

Un grazie costa pochissimo, ma dà molto. Non è una semplice parola legata alla buona educazione e che dovremmo sempre insegnare ai nostri bambini, assieme a tanti piccoli gesti gentili.

Un grazie è un aspetto formale della riconoscenza e la riconoscenza un valore reale che arricchisce l’animo.

Diamo per scontato troppo ed insegniamo troppo poco ai nostri figli la bellezza di tutti i mille gesti che quotidianamente riceviamo e potremmo ripagare semplicemente con un… grazie.


Buona qualità di vita!                                   Mariella Lunardi  

 

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17 luglio 2012 2 17 /07 /luglio /2012 10:57

"La meccanica del cuore" è una fiaba. Sì, perché cosa c'è di meglio di una fiaba, per raccontare l'amore? E proprio come l'amore, questa è una fiaba dolce-amara.

meccanica-cuore.jpgE' la notte più fredda del mondo quando Jack decide di venire al mondo. Fa talmente freddo che al povero neonato si congela il cuore. Fortunatamente per lui, Madeleine, la levatrice e sua madre adottiva, sa cosa fare: applica al piccolo cuore difettoso un orologio a cucù, in modo che ingranaggi e lancette riescano a mantenerlo in vita.
C'è un solo problema: le emozioni potrebbero danneggiare irreparabilmente i meccanismi che fanno pulsare il suo cuore. Ma si può vivere al riparo dalle emozioni? No, specialmente se le emozioni nascono dalla voce d'usignolo di una piccola cantante andalusa, bella e misteriosa.
Chi è quella splendida ragazza? Da dove viene? Jack è disposto a tutto pur di incontrarla e amarla, ma l'amore è tanto dolce quanto doloroso, e nessuno lo può evitare.

Con uno stile fantasioso e ironico, l'autore ci trasporta in un mondo che sembra fantastico, ma che è tremendamente reale. Ci mostra l'amore di una coppia, ma anche l'amore di una madre per un figlio. Ci racconta la crescita di un bambino, che per diventare grande deve scoprirele la felicità e i turbamenti che la vita ci regala.

Gioie e dolori, ingranaggi e canzoni, questi gli ingredienti per una storia magica che ci racconta la vita così come la conosciamo, ossia scandita dai sussulti del cuore.



«Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno, e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.» 

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