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20 giugno 2012 3 20 /06 /giugno /2012 22:45

 


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A chi piace il conflitto? A nessuno, immagino.

Eppure il gioco dei ruoli nella relazione genitori-figli lo prevede. Il genitore dà le regole, il bambino cerca una scappatoia per non rispettarle. L’assenza di questo conflitto non è positiva se l’adulto, pur di vivere sereno, evita i conflitti che sostituisce con una forma di accondiscendenza per tutto.

Si ha paura del conflitto perché si crede che indebolisca il rapporto con il figlio, inclini il suo amore per noi.

Ma esserci  ed esserci portando nella vita dei piccoli  delle indicazioni chiare è fondamentale.

I bambini sono imbarcazioni leggere che hanno bisogno di una rotta per affrontare il mare aperto. I nostri limiti, dettati dalle regole che indichiamo, sono proprio quella rotta che diamo da seguire, per evitare le secche o le bufere dei venti.

Un genitore deve essere autorevole anche quando gli sembra di non essere amabile.

 

Invece proprio così ama totalmente il figlio, assumendosi il ruolo educativo. Ti amo, ci sono, ti insegno cosa è bene per te. Tu magari inizialmente contesti, ma io ti spiego che il tuo compito, per ora, è obbedire. Tutto qui. Ruoli educativi chiari, che guidano l’imbarcazione verso rotte sicure.

Si semina oggi, magari con fatica, per raccogliere un domani.

Buona qualità di vita!                   

 

  Mariella Lunardi

 

M. Lunardi, "LeggiAmo. guida alla lettura condivisa genitori figli",  San Paolo editore, 2011

 M. Lunardi, "Dispersa nei pensieri del mio cuore" Attilio Fraccaro editore 

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Published by Libreria Liberalibro - in La rubrica di Mariella Lunardi
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20 giugno 2012 3 20 /06 /giugno /2012 22:43

 

 

copParigi, 1959. Sono anni vertiginosi: la Seconda guerra mondiale è finita da troppo poco tempo per essere Storia, la guerra d'Algeria segna le vite dei francesi d'oltremare. Michel Marini, undici anni, figlio di immigrati italiani, esce dall'infanzia e si affaccia a un'adolescenza inquieta e piena di emozioni. Vagabonda per il  quartiere, si ritrova con gli amici a giocare a calcio balilla; un giorno entra in un bistrò, il Balto. E’ attratto da una stanza sul retro dove si ritrova un gruppo di uomini, che parlano un francese a volte approssimativo e portano dentro di sé storie e passioni sconosciute. Sono profughi dei Paesi dell'Est, uomini traditi dalla Storia, ma visionari che ancora credono nel comunismo. Incorreggibili ottimisti. Frequentare il Balto vuol dire scoprire il mondo. Michel cresce con Igor, Leonid, Imre, Pavel, Tibor, Sasa; impara a conoscere l'amicizia, l'amore, la complessità degli ideali. Nel retro di un bistrò si litiga, si beve, si gioca a scacchi, si raccontano barzellette su Stalin, si offre se stessi e le proprie storie, storie terribili di esilio che si intrecciano sullo sfondo di un decennio epocale, tra filosofia e rock'n'roll, Sartre e Kessel, la conquista dello spazio e l'inizio della Guerra fredda.

 

 

 

 

 

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7 maggio 2012 1 07 /05 /maggio /2012 16:21

 

 

 

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Che la lettura possa aprire il cuore ad esperienze nuove è una possibilità poco considerata, per certi versi tutta da scoprire.

Proprio questo è il tema dell’incontro sulla lettura: comprendere che leggere ad un bambino ha una notevole ed indiscussa ricaduta linguistica; scoprire che leggere a voce alta può creare relazione affettiva, aprire le porte ad un modo nuovo, più profondo di comunicazione.

Come fare tutto ciò? Adottando strategie adeguate che parlino dell’amore che voi nutrite nella vostra relazione con il bambino, utilizzando tecniche di lettura che conquistino.

L’incontro illustra solo in parte le indicazioni presenti nel mio libro “LeggiAmo”, edito dalla San Paolo e reperibile nelle librerie, perché il mio intento è fornire un quadro il più ampio possibile sulle potenzialità che questa pratica riserva. Obiettivo? Formare un futuro lettore adulto instaurando con lui un legame affettivo positivo e proficuo.

 

Mariella Lunardi


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7 maggio 2012 1 07 /05 /maggio /2012 16:13

“Indagine 40814” è un tuo primo romanzo, dopo tanti saggi storici. Quando hai iniziato a scriverlo e perché hai sentito l’esigenza di misurarti con la narrativa?

L’ho scritto tra il 2008 e il 2009, in un periodo in cui ho avvertito la necessità di sperimentare qualcosa di diverso, di trovare nuovi stimoli nella scrittura, dopo tanti anni spesi nell’attività giornalistica e nella ricerca storica e una quindicina di opere pubblicate. Oltretutto scrivere romanzi era un’aspirazione che coltivavo fin dall’adolescenza… ci sono voluti solo un paio di decenni perché mi risolvessi a farlo!

In questo romanzo comunque non manca la storia, infatti la vicenda si sviluppa su tre piani storici. Senza svelare nulla della trama ci puoi raccontare quali sono e inoltre puoi svelare a chi ancora non ha letto il romanzo dove avvengono i fatti delittuosi e chi si ritrova ad indagare?

I piani temporali sono in totale quattro, due dei quali prettamente storici: l’anno 955, in pieno Medioevo, caratterizzato dalle invasioni degli Ungari, e il 1944-45, sul finire della 2ª Guerra mondiale, durante l’occupazione tedesca. La vicenda principale, quella del thriller, si svolge invece in epoca contemporanea, nell’estate del 2006, ma racchiude un’importante digressione al 1988, che mi è servita per raccontare un episodio chiave della giovinezza dei due protagonisti, la giornalista Elena Zanasso e lo storico Enea Guglielmini. È questa l’inusuale coppia di investigatori impegnata a indagare sui misteriosi omicidi dell’assassino che si firma col numero 40814. Delitti che sembrano scaturire da un oscuro passato e che hanno come scenario l’Alto Vicentino e le vallate del Leogra e dell’Agno in particolare.

 

I protagonisti del romanzo risultano ben definiti, concreti: forse sei stato ispirato da persone che hai incontrato e che frequenti nella vita reale?

Se guardiamo ai due protagonisti, si capisce facilmente che ho attinto dalla mia personale esperienza di storico e giornalista per costruirli, anche se questo non significa che rispecchino esattamente me stesso e la mia personalità. Per gli altri personaggi - dai carabinieri Tacchin e Marconi alla seducente ricercatrice Veronika Hassel, dallo studioso Samuele Peretti al libraio Cesare Loredan - ho mescolato invenzione ed elementi reali. Ogni scrittore, penso, si ispira alla realtà che lo circonda, fatta di ambienti, persone e situazioni, per dare vita alle sue storie, ma poi rielabora il tutto con l’imprescindibile ingrediente della fantasia.

 

Quest’anno è stato, per te, ricco di belle cose e di successi editoriali, almeno, qui nella zona in cui viviamo. Infatti oltre ad “Indagine 40814” hai pubblicato assieme a Sabrina Dal Molin “Vite terrene vita nell’aldilà”. Che cos’è questo libro e che rapporto hai con il trascendente?

Anche se sembrano avere poco in comune, il sovrannaturale è l’altro mio grande interesse assieme alla storia e lo si trova pure, sottotraccia, in “Indagine 40814”, come elemento funzionale alla trama; in “Vite terrene vita nell’aldilà”, invece, è trattato in modo esplicito. È infatti un saggio spirituale che pone delle riflessioni sul perché siamo qui, sul senso della nostra vita, su cosa succederà dopo la morte, scritto assieme alla sensitiva Sabrina Dal Molin, una persona che ha dei doni autentici tra tanti, invece, che li millantano soltanto. Per ciò che è scaturito dal mio incontro con lei, e per tutta una serie di fatti particolari che mi sono personalmente accaduti nel corso della vita, non ho il minimo dubbio che esista ben di più della realtà che possiamo vedere e toccare con mano. Poi, ovviamente, ognuno ha le proprie idee ed esperienze a riguardo.

 

Progetti per il futuro? Noi tutti speriamo in un nuovo romanzo, c’è nei tuoi programmi?

Ce ne sono due di nuovi, già pronti ma ancora inediti. Uno è un romanzo storico che s’intitola “Un posto migliore”, scritto prima di “Indagine 40814” ispirandomi all’avvincente spy-story e alla tragica vicenda umana che avevo descritto nel saggio “Il mistero della Missione giapponese”: attualmente è in concorso al premio letterario “La Giara” della Rai e si gioca l’accesso alla finale nazionale dopo aver vinto la selezione regionale. L’altro, fresco di stesura, è un’opera del tutto diversa e lo si intuisce già dal titolo, “Le cento pozzanghere di piazza dei Crisantemi Gialli”. Racconta una storia d’amore tra un ragazzo e una ragazza in un futuro non troppo lontano, il 2025, nel quale ho immaginato un mondo caduto sotto il dominio di una non meglio definita potenza orientale. Sperando siano presto pubblicati, ho comunque un quarto romanzo in fase d’avvio e parecchie altre idee da sviluppare.

 

Infine puoi consigliare ai tuoi e nostri lettori 5 libri che sono stati importanti nella tua vita di lettore, storico, giornalista e oggi, a pieno titolo, narratore?

Ce ne sarebbero molti di più, in realtà. Limitandomi ai romanzi sui quali mi sono formato come lettore, non posso non citare “La cruna dell’ago” e “I pilastri della Terra” di Ken Follett, “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas, “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern e “Maledetti da Dio” di Sven Hassel. Tra le letture degli anni più recenti mi ha particolarmente colpito “Trilogia della città di K.” di Agota Kristof. Ecco, sono già a quota sei. Allora, visto che ormai ho sforato, aggiungo anche il saggio storico “Overlord” di Max Hastings, sullo sbarco in Normandia, e la trilogia spirituale “Conversazioni con Dio” di Neale Donald Walsch.

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7 maggio 2012 1 07 /05 /maggio /2012 00:46

 

 

 

 

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Dodici monaci in fuga dalle invasioni degli Ungari in pieno Medioevo. Una feroce rappresaglia delle SS tedesche sul finire della 2ª Guerra mondiale. Oggi, uno spietato assassino marchia le sue vittime con una misteriosa serie di numerun uomo e una donna o la caccia, tra pericoli mortali e inspiegabili fenomeni. Riusciranno a fermarlo e a risolvere l’indagine 40814?

 

X secolo. Un gruppo di monaci, incaricati di una sacra missione, varca le Alpi in fuga dalle orde ungare che imperversano in Germania. Mille anni dopo una serie di misteriosi omicidi scuote la quiete di una tranquilla cittadina veneta. Hanno tutti una peculiarità: l’assassino, dopo aver ucciso le proprie vittime, incide loro sulla schiena, con la punta affilata di una baionetta tedesca della seconda guerra mondiale, una sigla numerica enigmatica: 40814.

Elena Zanasso, giornalista in crisi affettiva che ha appena deciso di rifugiarsi dove aveva iniziato la carriera per ritrovare soprattutto se stessa, comincia a scrivere sul caso. In cerca di notizie sulla prima vittima, un anziano ex partigiano, domanda aiuto a uno storico locale scoprendo che si tratta di Enea Guglielmini, un suo compagno di liceo che non vedeva da quando le loro vite si erano separate, quasi vent’anni prima, a causa di una dolorosa tragedia.

La coppia, rispolverate le schermaglie amorose di un tempo, diventa suo malgrado testimone di inquietanti e inspiegabili avvenimenti e, soprattutto, viene coinvolta nel sanguinoso e indecifrabile disegno dell’assassino: se da un lato Elena si ritrova improvvisamente bersaglio della sua follia omicida, dall’altro Enea viene diabolicamente incastrato e accusato di essere lui stesso l’autore dei terribili crimini.

Sulle tracce di un barbaro eccidio perpetrato dalle SS nel 1944 sulle montagne vicentine e di un ufficiale archeologo al servizio di Heinrich Himmler e della sua ossessione per l’esoterismo e la storia degli antichi popoli germanici, Elena ed Enea, contornati da una serie di personaggi minori - fra cui spiccano un maresciallo e un vicebrigadiere dei carabinieri poco propensi a seguire le ordinarie procedure - saranno impegnati in una lotta mortale col serial killer. Fino alla fatale resa dei conti, nelle oscure gallerie di un bunker dell’ultimo conflitto mondiale, che svelerà il vero volto dell’assassino.

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