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7 maggio 2012 1 07 /05 /maggio /2012 16:13

“Indagine 40814” è un tuo primo romanzo, dopo tanti saggi storici. Quando hai iniziato a scriverlo e perché hai sentito l’esigenza di misurarti con la narrativa?

L’ho scritto tra il 2008 e il 2009, in un periodo in cui ho avvertito la necessità di sperimentare qualcosa di diverso, di trovare nuovi stimoli nella scrittura, dopo tanti anni spesi nell’attività giornalistica e nella ricerca storica e una quindicina di opere pubblicate. Oltretutto scrivere romanzi era un’aspirazione che coltivavo fin dall’adolescenza… ci sono voluti solo un paio di decenni perché mi risolvessi a farlo!

In questo romanzo comunque non manca la storia, infatti la vicenda si sviluppa su tre piani storici. Senza svelare nulla della trama ci puoi raccontare quali sono e inoltre puoi svelare a chi ancora non ha letto il romanzo dove avvengono i fatti delittuosi e chi si ritrova ad indagare?

I piani temporali sono in totale quattro, due dei quali prettamente storici: l’anno 955, in pieno Medioevo, caratterizzato dalle invasioni degli Ungari, e il 1944-45, sul finire della 2ª Guerra mondiale, durante l’occupazione tedesca. La vicenda principale, quella del thriller, si svolge invece in epoca contemporanea, nell’estate del 2006, ma racchiude un’importante digressione al 1988, che mi è servita per raccontare un episodio chiave della giovinezza dei due protagonisti, la giornalista Elena Zanasso e lo storico Enea Guglielmini. È questa l’inusuale coppia di investigatori impegnata a indagare sui misteriosi omicidi dell’assassino che si firma col numero 40814. Delitti che sembrano scaturire da un oscuro passato e che hanno come scenario l’Alto Vicentino e le vallate del Leogra e dell’Agno in particolare.

 

I protagonisti del romanzo risultano ben definiti, concreti: forse sei stato ispirato da persone che hai incontrato e che frequenti nella vita reale?

Se guardiamo ai due protagonisti, si capisce facilmente che ho attinto dalla mia personale esperienza di storico e giornalista per costruirli, anche se questo non significa che rispecchino esattamente me stesso e la mia personalità. Per gli altri personaggi - dai carabinieri Tacchin e Marconi alla seducente ricercatrice Veronika Hassel, dallo studioso Samuele Peretti al libraio Cesare Loredan - ho mescolato invenzione ed elementi reali. Ogni scrittore, penso, si ispira alla realtà che lo circonda, fatta di ambienti, persone e situazioni, per dare vita alle sue storie, ma poi rielabora il tutto con l’imprescindibile ingrediente della fantasia.

 

Quest’anno è stato, per te, ricco di belle cose e di successi editoriali, almeno, qui nella zona in cui viviamo. Infatti oltre ad “Indagine 40814” hai pubblicato assieme a Sabrina Dal Molin “Vite terrene vita nell’aldilà”. Che cos’è questo libro e che rapporto hai con il trascendente?

Anche se sembrano avere poco in comune, il sovrannaturale è l’altro mio grande interesse assieme alla storia e lo si trova pure, sottotraccia, in “Indagine 40814”, come elemento funzionale alla trama; in “Vite terrene vita nell’aldilà”, invece, è trattato in modo esplicito. È infatti un saggio spirituale che pone delle riflessioni sul perché siamo qui, sul senso della nostra vita, su cosa succederà dopo la morte, scritto assieme alla sensitiva Sabrina Dal Molin, una persona che ha dei doni autentici tra tanti, invece, che li millantano soltanto. Per ciò che è scaturito dal mio incontro con lei, e per tutta una serie di fatti particolari che mi sono personalmente accaduti nel corso della vita, non ho il minimo dubbio che esista ben di più della realtà che possiamo vedere e toccare con mano. Poi, ovviamente, ognuno ha le proprie idee ed esperienze a riguardo.

 

Progetti per il futuro? Noi tutti speriamo in un nuovo romanzo, c’è nei tuoi programmi?

Ce ne sono due di nuovi, già pronti ma ancora inediti. Uno è un romanzo storico che s’intitola “Un posto migliore”, scritto prima di “Indagine 40814” ispirandomi all’avvincente spy-story e alla tragica vicenda umana che avevo descritto nel saggio “Il mistero della Missione giapponese”: attualmente è in concorso al premio letterario “La Giara” della Rai e si gioca l’accesso alla finale nazionale dopo aver vinto la selezione regionale. L’altro, fresco di stesura, è un’opera del tutto diversa e lo si intuisce già dal titolo, “Le cento pozzanghere di piazza dei Crisantemi Gialli”. Racconta una storia d’amore tra un ragazzo e una ragazza in un futuro non troppo lontano, il 2025, nel quale ho immaginato un mondo caduto sotto il dominio di una non meglio definita potenza orientale. Sperando siano presto pubblicati, ho comunque un quarto romanzo in fase d’avvio e parecchie altre idee da sviluppare.

 

Infine puoi consigliare ai tuoi e nostri lettori 5 libri che sono stati importanti nella tua vita di lettore, storico, giornalista e oggi, a pieno titolo, narratore?

Ce ne sarebbero molti di più, in realtà. Limitandomi ai romanzi sui quali mi sono formato come lettore, non posso non citare “La cruna dell’ago” e “I pilastri della Terra” di Ken Follett, “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas, “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern e “Maledetti da Dio” di Sven Hassel. Tra le letture degli anni più recenti mi ha particolarmente colpito “Trilogia della città di K.” di Agota Kristof. Ecco, sono già a quota sei. Allora, visto che ormai ho sforato, aggiungo anche il saggio storico “Overlord” di Max Hastings, sullo sbarco in Normandia, e la trilogia spirituale “Conversazioni con Dio” di Neale Donald Walsch.

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