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29 ottobre 2013 2 29 /10 /ottobre /2013 23:11
Valentina Casarotto ci parla de "il segreto nello sguardo"

Il libro è nato da una forte suggestione. Nel 2003 lavoravo alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, e in una fredda domenica di novembre, quando il museo era deserto, mi sono concessa un po’ di tempo per osservare i pastelli di Rosalba Carriera che allora erano esposti in una saletta molto raccolta. Davanti al suo autoritratto intitolato La tragedia, dipinto dalla pittrice ultrasettantenne a ridosso dei suoi ultimi 10 anni di vita, afflitti da altalenante cecità, mi sono commossa al pensiero del dolore provato da un pittore nel perdere il senso più necessario all’esercizio della sua arte. E così ho scritto di getto quello che poi sarebbe divenuto il prologo del romanzo. Lì per lì ero sconcertata e impaurita del compito che mi si presentava, poiché, se ero consapevole che l’invenzione narrativa sarebbe stata libera di spaziare in ogni direzione, la mia formazione di storico mi imponeva una ricostruzione dell’epoca, dei personaggi, e degli intrecci quanto più fedele al vero.

Così, sorretta da numerosi cari amici che mi hanno incoraggiata, ho iniziato la raccolta della bibliografia, la lettura dei carteggi della pittrice, gli studi sul periodo, che si sono protratti un po’ a rilento fino alla celebrazione dei 250 anni della morte nel 2007. Non avevo abbandonato l’impresa, ma come diceva Marguerite Yourcenar, ci sono libri che non dovrebbero esser scritti prima dei quarant’anni. Ed è stato così. Nel 2010 nel breve tempo di otto mesi ho scritto tutto il romanzo, con una facilità che mi ha sorpresa e che mi sorprende tutt’ora..

Per scrivere ho intrecciato fatti della storia d’Europa e della Repubblica di Venezia con la vita della pittrice e di tutta la sua cerchia di conoscenti e committenti, creando una specie di partita a scacchi di cui sapevo già le mosse dei singoli pezzi, e di cui pian piano scoprivo con uno sguardo d’insieme relazioni e interazioni talora anche inedite.

Soprattutto lo studio del carteggio edito della pittrice ha favorito una sua conoscenza direi intima, forse una forte identificazione, e si è riflessa nella parte inventiva del romanzo e nella scelta coinvolgente dell’Io narrante.

Per mia natura sono una persona immaginifica, e quindi mi sono immersa nella visione dei dipinti e incisioni dell’epoca, Canaletto, Bellotto, Guardi, Longhi, Pellegrini, ma soprattutto Watteau, opere che mi offrivano una scenografia perfetta dove rappresentare lo sviluppo narrativo, e che mi favorito una scrittura immediata e precisa.

La scrittura era aiutata anche dall’ascolto di musica del tempo, che è presente in tutto il romanzo nelle molte occasioni di concerto a palazzo. Su tutti spicca il nome di Vivaldi, ma anche i musicisti francesi Marchand, Forqueray, hanno il loro spazio e i tedeschi quali Bach e Hasse.

Il femminile è molto presente nel romanzo, non solo per la scelta della protagonista, ma per precise e documentate circostanze storiche.

Soprattutto nella seconda parte della sua vita Rosalba Carriera vide effettivamente il suo destino incrociarsi con quello di molte donne letterate come Luisa Bergalli, o cantanti famosissime come Faustina Bordoni, o intraprendenti e anticonformiste come Caterina Sagredo Barbarigo. Donne di carattere e di talento che in quel preciso momento storico a più livelli tentavano di affermare quello che si chiamava l’honore e il merito delle donne. In quegli anni si giocavano partite fondamentali per alcuni diritti che oggi noi diamo per scontati come la possibilità di studiare, di accedere non solo all’istruzione ma anche alla professione di letterata. Spero di aver reso in qualche modo l’importanza di quel momento storico e le voci che hanno contribuito a crearlo.

E su tutte la vita di Rosalba Carriera spicca per grande indipendenza e forte affermazione, soprattutto perché realizzata con una modestia e moderazione priva di eccessi, in una linea sottotono che stupisce per efficacia.

Valentina Casarotto e "Il segreto nello sguardo" hanno vinto il Premio Mario Soldati 2012.

Valentina Casarotto e "Il segreto nello sguardo" hanno vinto il Premio Mario Soldati 2012.

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21 settembre 2013 6 21 /09 /settembre /2013 14:41
Libro del mese settembre/ottobre 2013: "A chi vuoi bene" di Lisa Gardner

Che moglie e madre è quella che ammazza il marito e fa sparire la figlia, magari dopo averla uccisa? Tessa Leoni ha il viso tumefatto e stata picchiata a sangue forse ha ucciso il marito violento, ma perché ha fatto sparire la propria bambina? D.D. Warren non sa darsi risposta, non le piace questa poliziotta/assassina che non collabora e che è capace di tanta violenza. L’agente Warren non si fida di Tessa Leoni. Quello che la riguarda è un caso difficile, pieno di incognite e che coinvolge il cuore: c’è una bambina da riportare alla vita. Le protagoniste di questo giallo dai risvolti psicologici sono due donne, due poliziotte, due mamme, anche se una in figlio ce l’ha ancora in grembo e da donne affrontano l’una le accuse di omicidio e l’altra l’indagine più difficile della sua vita. Tante cose non tornano, sono innaturali: l’uccisione di un marito amato e forse anche della figlia di sei anni. E allora investigare senza pregiudizi è la cosa da fare, anche se è difficile, perché quando c’è in ballo la vita di una bambina tutto si complica e i sentimenti, le emozioni entrano in gioco più che mai. Chi è Tessa? Qual è il suo passato? Perché è diventata una poliziotta e chi era suo marito? L’agente Warren e il suo collega Bobby, nonostante le provocazioni di Tessa e la sua fuga dagli arresti riusciranno a dipanare la matassa. La domanda più importante che i poliziotti devono farsi è “A chi vuoi bene?”, chi sei disposto a sacrificare per salvare chi ami di più? Allora capiranno che Tessa è una madre disperata e che l’unico delitto di cui non si è mai autoaccusata è la morte della figlia e che è disposta a tutto pur di salvare la piccola Sophie.

Lisa Gardner ha avuto un'infanzia normale, una casa normale, una famiglia normale. Quando le chiedono perché mai una donna dolce e bella come lei scriva romanzi così neri, risponde che forse è colpa di tutta questa normalità.  Lisa vive nel New Hampshire con due cani, un gatto, un marito e una figlia: i suoi thriller da brivido hanno scalato le classifiche dei best-seller USA e le hanno fatto vincere premi prestigiosi in mezzo mondo.   “A chi vuoi bene” è il secondo romanzo di Lisa Gardner pubblicato in Italia, dopo “La Vicina”, ma negli Stati Uniti i romanzi pubblicati dalla Gardner sono molti di più: sette sono i thriller della serie di D.D. Warren, sei i romanzi della serie Fbi Profiler, tredici i romanzi rosa scritti con lo pseudonimo di Alicia Scott e altri ancora. www.lisagardner.com.

Lisa Gardner ha avuto un'infanzia normale, una casa normale, una famiglia normale. Quando le chiedono perché mai una donna dolce e bella come lei scriva romanzi così neri, risponde che forse è colpa di tutta questa normalità. Lisa vive nel New Hampshire con due cani, un gatto, un marito e una figlia: i suoi thriller da brivido hanno scalato le classifiche dei best-seller USA e le hanno fatto vincere premi prestigiosi in mezzo mondo. “A chi vuoi bene” è il secondo romanzo di Lisa Gardner pubblicato in Italia, dopo “La Vicina”, ma negli Stati Uniti i romanzi pubblicati dalla Gardner sono molti di più: sette sono i thriller della serie di D.D. Warren, sei i romanzi della serie Fbi Profiler, tredici i romanzi rosa scritti con lo pseudonimo di Alicia Scott e altri ancora. www.lisagardner.com.

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29 agosto 2013 4 29 /08 /agosto /2013 14:35

Natasa Dragnic si era affacciata al mondo della letteratura un paio d'anni fa, quando aveva esordito con "Ogni giorno, ogni ora", un romanzo d'amore. Il sentimento raccontato in quel primo libro, però, non era un amore felice e appassionato, sdolcinato, ma piuttosto il tentativo di due cuori di riuscire a stare vicini, assieme. Tentativo che non è riuscito a far sbocciare la felicità, non del tutto.


Ora Natasa prova a bissare quel successo con "Ancora una volta il mare", un libro che sicuramente attinge a piene mani dal suo predecessore, riuscendo però a creare qualcosa di diverso.

La storia ruota attorno a tre sorelle, alla loro famiglia e al loro amore per uno stesso uomo, Alessandro. Questo sentimento condiviso sarà ovviamente la causa di profondi cambiamenti nella vita di tutti e il motore che permetterà di scoperchiare emozioni e pensieri lasciati troppo a lungo sopiti.

Anche in questo caso ci troviamo dinanzi a una storia che racconta di un amore non facile, anzi, piuttosto burrascoso e astioso, ma con una particolarità: fin dall'inizio sappiamo che una delle tre sorelle riuscirà a sposare Alessandro. Chi? Roberta, Lucia o Nannina?
Lo si scoprirà solo alla fine, e forse proprio per questo motivo non si riesce a staccare gli occhi dai capitoli, che corrono in bilico tra il passato e il presente, che ci raccontano le peripezie di tre giovani donne, dei loro amori e della loro famiglia.
Già, la famiglia. L'altro punto fondamentale del romanzo. La famiglia è qui un piccolo affresco che mostra il grande amore che può esserci tra le persone, ma anche gli infiniti e terribili sbagli che si possono commettere come genitori, amanti o figli. Questa famiglia ci mostra le gioie e i dolori della vita, ci accompagna in un percorso che parte dalla nascita e arriva alla morte. Ci mostra entrambi i lati della medaglia, quei lati che ognuno di noi è destinato a vedere, in un modo o nell'altro. E il tutto è ben 'pennellato', dallo stile poetico della Dragnic, quello stesso stile che aveva reso forte il primo romanzo, che usa frasi brevi, pensieri, che mescola la narrativa alla musicalità, rendendo certi capitoli quasi una poesia.

"Ancora una volta il mare" è un romanzo che fila via liscio, che parla d'amore partendo dal dolore e dalla rabbia e che utilizza una scrittura emotiva e coinvolgente. E come il mare, ci mostra che la vita è calma... e tempesta.

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8 agosto 2013 4 08 /08 /agosto /2013 22:00
Libro del mese agosto 2013: "I ragazzi Burgess" Elizabeth Strout

A cinque anni di distanza dal grande successo di Olive Kitteridge, Premio Pulitzer 2009, Elizabeth Strout ci regala un grande romanzo corale sull’essere fratelli e sull’inesorabile richiamo della famiglia e delle radici. I ragazzi Burgess, come vengono chiamati Jim, Bob e Susan, sono nati a Shirley Falls, nel Maine, e sono cresciuti in una piccola casa gialla in cima a una collina, in un angolo di continente appartato. Da adulti si sono allontanati, ognuno a scacciare il ricordo di un antico dramma familiare mai spento. Lassù è rimasta solo Susan, mentre gli altri due vivono a Brooklyn, New York. Nei Burgess si possono scorgere tre anime distinte e tanto diverse che è quasi impensabile immaginarli nella stessa foto di famiglia. Eppure, quando inizia questa storia, Susan chiama e chiede aiuto proprio a Bob e Jim: suo figlio, loro nipote, è nei guai. E allora non solo i tre fratelli sono costretti a riavvicinarsi, a dividere la preoccupazione e a tentare di ricomporre un trauma che alimenta ogni minima increspatura della loro intimità, ma sono anche travolti da una rivoluzione privata che implica, per tutti, il progetto di una nuova vita. L’ultimo romanzo di Elizabeth Strout è un’istantanea scattata nel momento esatto in cui le fragilità affettive escono allo scoperto mostrando tutta la complessità dei legami indissolubili. La sottile accortezza narrativa, che si manifesta in dettagli minuti quanto necessari, riesce a illuminare i più esili movimenti dell’animo e a scandagliare l’oscillazione perpetua della nostra emotività.

Elizabeth Strout è tra le più importanti autrici statunitensi contemporanee. È nata a Portland, nel Maine, nel 1956 e da quasi trent’anni si è stabilita a New York. Fra i molti premi letterari ricevuti, il Premio Pulitzer nel 2009, il Premio Bancarella nel 2010 e il Premio Mondello nel 2012. Dell’autrice Fazi Editore ha pubblicato Amy e Isabelle, Resta con me e Olive Kitteridge. La produzione televisiva americana Hbo ha annunciato la lavorazione di una miniserie ispirata a Olive Kitteridge i cui protagonisti sono gli attori Frances McDormand e Richard Jenkins.

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18 giugno 2013 2 18 /06 /giugno /2013 11:44

​Raccontare il rapporto padre-figlio è sempre una cosa complicata. Vuoi perché la società, almeno fino a poco tempo fa, vedeva i figli come cose "da donne". Vuoi perché l'uomo tende a mostrare meno l'affetto, o comunque in maniera meno fisica. Fatto sta che se ne è sempre parlato poco, e in quel poco c'era sempre stato il problema del cosa dire.

Se alle normali difficoltà si aggiunge poi la prematura morte di una madre, ecco che questo legame di sangue e dolore diventa un qualcosa di veramente complesso e denso di molti significati.
Sarà forse per questo che, per raccontarlo, Matteo Righetto ha deciso di scrivere una storia di montagna e natura selvaggia. Una natura che tenta di essere domata, ma che risulta più forte del previsto. Una natura che fa paura, che sa uccidere e dimostrarsi ingiusta, e che diventa metafora perfetta per una famiglia emotivamente in difficoltà.

Nascosta tra pagine scritte in maniera semplice, diretta e quasi poetica, ne "La pelle dell'orso" c'è una storia crudele e intensa, che raggiunge apici d'amore proprio nei momento più cruenti. Un capacità bellissima, questa dell'autore, di saper fondere così bene i momenti più crudi con le emozioni più positive.
Ed ecco allora che un orso diabolico e il tentativo di ucciderlo diventano, per padre e figlio, lo spunto per rialacciare dei rapporti che non erano mai stati davvero interrotti, ma che avevano sofferto il dolore della vita. Ecco che i paesini dispersi tra le dolomiti diventano sfondo ideale per raccontare della solitudine dell'uomo e delle difficoltà dei rapporti umani. Ed ecco che le montagne diventano scenario per una storia di amore e di dolore, perché la montagna, come la vita, è così: stupenda, indescrivibile e crudele.

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13 giugno 2013 4 13 /06 /giugno /2013 00:30
Libro del mese giugno 2013: "Non volare via" di Sara Rattaro

La vita è una partita a scacchi e ha regole chiare , precise, dalle quali non si scappa. Spesso per arrivare alla meta e vincere la partita è necessario percorrere strade tortuose e piene di ostacoli, ma se decidiamo, comunque, di seguire le regole, alla fine arriveremo al traguardo più forti e più consapevoli.

Quella che giocano Alice e il fratellino Matteo è una partita infinita, che dura da anni e che dà a Matteo la possibilità di capire e di parlare un linguaggio che solo Alice capisce. Matteo è un bambino intelligente, sensibile, che fatica a dialogare con il mondo perché dio non gli ha donato l’udito. E’ sordo Matteo e questo suo handicap ha travolto mamma e papà; forse anche Alice ha avuto paura all’inizio, ma a lei la vita ha regalato l’amore, la pazienza e la forza necessarie per aiutare Matteo.

Nella partita a scacchi di Alice e Matteo ci sono anche mamma Sandra e papà Alberto, ma le loro mosse, non sempre, sono quelle che la famiglia richiederebbe. Sì perché nella vita non ci sono solo cammini prestabiliti e doveri assoluti, nella vita a guidarci è il cuore: a lui non si comanda ed ecco che il passato s’insinua nel presente e sconvolge la sicura quotidianità di questa famiglia. Tutto ciò che Alberto e Sandra hanno costruito e difeso, sin qui, con i denti, subisce un duro colpo e ci saranno scelte da fare.

A scegliere sono Sandra e Alberto e tutti e due rischiano di mandare all’aria la loro famiglia, anche se alla fine, dopo tradimenti, pianti, solitudini, dopo il silenzio di Matteo e le parole di Alice, saranno loro quattro, insieme, a vincere la battaglia.

Questo terzo romanzo della genovese Sara Rattaro racconta la storia di ciascuno di noi, di un amore grande e imperfetto e lo fa con un linguaggio caldo, dando la parola ai suoi personaggi e soprattutto ad Alberto, un uomo fragile, che impara la forza da Alice e da Matteo, il suo bambino sordo, che gli dice a gran voce “papà, non volare via”.

Sara Rattaro nasce e cresce a Genova, dove si laurea con lode in Biologia e Scienze della comunicazione. Nel 2010 esce per un piccolo editore il suo primo romanzo Sulla sedia sbagliata. Nel 2011 scrive il suo secondo romanzo Un uso qualunque di te, che ben presto scala le classifiche e diventa un fenomeno del passaparola. Non volare via è il suo primo romanzo pubblicato con Garzanti. La scrittura di Sara e la sua voce unica hanno già conquistato i più importanti editori di tutta Europa, che hanno deciso di scommettere su di lei e di pubblicarla.

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14 maggio 2013 2 14 /05 /maggio /2013 15:51

 La narrativa fantastica è sempre stata, e in larga parte lo è ancora, considerata letteratura di serie b.
Il motivo? Non ne sono sicuro, ma probabilmente è legato al credenza che una persona seria non dovrebbe leggere di elfetti e maghi, perché la magia mica esiste, nel mondo reale. Poco importa che poi, almeno in alcuni casi, il fantastico sia solo un pretesto per parlare d'altro. La gente si fossilizza su un pensiero, e quello rimane.
Certo, c'è anche da ammettere che i recenti eventi editoriali, che hanno portato a una sovraesposizione mediatica di vampiri luccicanti e seduttori, hanno contribuire a dare una nuova pugnalata a un genere già malvisto, ma non dovrebbero essere alcune uscite a contaminare un intero genere.
Ecco, a chiunque creda che il fantasy sia narrativa di serie B, se non di serie C, io consiglio di leggere Karen Russell e il suo "Un vampiro tra i limoni".

 

Karen Russell ha già una certa fama in America.
Classe 1981, dopo la sua prima raccolta di racconti, "Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi", è stata inserita dalla National Book Foundation tra i cinque migliori scrittori under 35. Il suo primo romanzo, "Swamplandia!", è stato inserito tra i dieci migliori romanzi del 2011 dal New York Times (che l'ha anche considerata una tra le giovani autrici americane più talentuose), è stato candidato al premio Orange ed era tra i tre finalisti del premio Pulitzer 2012. Sì, insomma, è una che ci sa fare.
Questo suo ultimo lavoro, uno dei libri più attesi del 2013 oltreoceano, racchiude un po' tutta la sua estetica e il suo immaginario.

"Un vampiro tra i limoni" è una raccolta di racconti, racconti che sono anche molto diversi gli uni dagli altri, ma che presentano tutti qualche elemento fantastico.
La storia che da il titolo alla raccolta, per esempio, racconta di una coppia di vampiri. "Il fienile alla fine del mandato" ci mostra delle reincarnazioni equine di alcuni presidenti americani. Poi c'è un soldato con un tatuaggio incantato, uno spaventapasseri che compare dal nulla e altre piccole presenze stranianti e disturbanti.
Il punto, però, è che tutto questo è uno strumento per parlare d'altro. Leggendo queste storie ci inoltreremo in un rapporto di coppia che sta per finire, ci imbatteremo nell'ossessione per il potere, ci spaventeremo per i ricordi legati alla guerra, tremeremo per via del cambiamento e ci scontreremo con la nostra stessa natura. Sì, perché Karen Russell questo fa, studia la natura umana e la mette nero su bianco.

Leggendo "Un vampiro tra i limoni" si riderà, ci si divertirà, ma si arriverà anche all'orlo delle lacrime. Si avrà molta paura, perché alcuni racconti, pur non presentando un pericolo tangibile, sono in grado di creare grande inquietudine. Si penserà all'amore e ci si farà una ragione quando questo finisce. E tutte queste emozioni saranno accompagnate dal piacere di una splendida e curatissima scrittura.
"Un vampiro tra i limoni" è un piccolo gioiellino da leggere e rileggere. 

 

Andrea Storti

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6 maggio 2013 1 06 /05 /maggio /2013 14:42

Due-belle-sfere-di-vetro-ambrato.jpgLa stessa città, ma due epoche diverse.

La città è Venezia, nella sua più grande magnificenza e nella sua attuale decadenza, che continua comunque a spargere meraviglia nei cuori di chi la visita.

Le epoche sono la fine del Quattrocento e l'età moderna.

Cosa potrà mai accomunare questi due periodi? Semplice, una famiglia e un cavallo, quello raffigurato nella statua equestre del Colleoni, che nella città lagunare sfoggia la sua eleganza.

 

"Due belle sfere di vetro ambrato" ci racconta la storia di questo cavallo, che tanto destò la meraviglia del Colleoni da volerlo come modello per la sua statua. Un cavallo talmente magnifico che nemmeno da morto avrà pace, visto che una bellissima biologa russa, tale Eva Kant (sì, come quella di Diabolik), vuole cimentarsi in un'impresa impossibile: clonarlo.

 

Con una scrittura bellissima, curata e ritmata, l'autore ci porta a passeggio nella Venezia di fine Quattrocento, tra cavalli, dogi e l'arte di Leonardo Da Vinci, che alla Serenissima si recherà proprio per via del cavallo. E in un misto tra romanzo di fantasia, storico e giallo il lettore non può far altro che abbandonarsi all'avventura, annuendo alle colte citazioni a tema ippico del protagonista moderno, cavalcando in riva al mare e facendosi una sola, grossa domanda: cosa ci sarà nascosto dentro queste due belle sfere di vetro ambrato?

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2 maggio 2013 4 02 /05 /maggio /2013 14:24

wolf-hall-fazi-copia-1.jpgEnrico VIII, Caterina d’Aragona, Anna Bolena, Tommaso Moro,… nomi noti anche a chi non è un esperto di storia anglosassone: la disperata ricerca di un erede maschio da parte del sovrano inglese, destinata ad avere ripercussioni politiche, sociali e religiose sulla storia dell’Europa intera, è stata raccontata da romanzi, film, opere teatrali e, recentemente, serie televisive.

Sembrerebbe impossibile raccontare qualcosa di nuovo o di diverso su questo argomento, ma Hilary Mantel c’è sicuramente riuscita, come dimostrato dal successo di pubblico e di critica di Wolf Hall, che le ha fatto vincere anche il prestigioso premio letterario Man Booker Prize (2009). Il romanzo è il primo volume di quella che si annuncia come una trilogia: il secondo volume, Bring up the bodies (in italiano Anna Bolena, un affare di famiglia), pubblicato nel 2012 ha vinto a sua volta il Booker Prize, facendo della scrittrice l’unica donna ad aver ottenuto per due volte questo riconoscimento.

Alla base del romanzo c’è una rigorosa ricerca storica durata ben cinque anni ma non solo: la scrittrice ha scelto di raccontare uno dei più complessi momenti della storia inglese attraverso l’ascesa al potere di un personaggio che storici e narratori avevano sempre relegato al ruolo del “cattivo”, Thomas Cromwell (1485-1540), potente e temutissimo consigliere del re.

Cromwell, che gestirà il divorzio di Enrico da Caterina e le nuove nozze del sovrano con Anna Bolena, è tradizionalmente presentato come un freddo calcolatore senza scrupoli, un  arrampicatore sociale che da umilissime origini era arrivato ad altezze impensabili.

 

04LRMANTEL_1256297f.jpg

Hilary Mantel fa invece di Cromwell un personaggio complesso, ricco di sfumature e problematiche, un uomo che desidera effettivamente il potere e la ricchezza ma anche un leale suddito del suo re, un idealista che vede nelle proposte di cambiamento e innovazione di Enrico una via per creare un’Inghilterra nuova, libera dai vincoli che la legano al papato, moderna. Il misterioso passato di Cromwell viene evocato a tratti, attraverso flashback improvvisi e inaspettati che sembrano sorprendere il personaggio tanto quanto il lettore: figlio di un fabbro, fugge giovanissimo di casa, si guadagna da vivere come mercenario e finisce per diventare un dipendente dei Frescobaldi, famosi banchieri fiorentini. È un autodidatta che conosce l’arte della guerra e i segreti del denaro, un uomo dalla straordinaria intelligenza che supera non solo gli svantaggi di partenza delle sue origini ma anche gravi lutti famigliari, fino a diventare il consigliere di fiducia del re. Vuole il potere, certo, e ne gode, ma non solo per il suo tornaconto personale: è profondamente convinto di poter fare il meglio per il suo paese e di poter contribuire a renderlo migliore, in ogni senso.

Grazie alla scelta di narrare la vicenda attraverso gli occhi di Cromwell, dunque, occhi capaci di leggere dietro le apparenze, i personaggi noti a tutti, che spesso appaiono ridotti a caricature o stereotipi, riacquistano freschezza e vita, carne e sangue: Enrico è capriccioso e incostante, ma il suo timore di veder finire la dinastia non è solo egoismo personale, è la paura di lasciare l’Inghilterra nel caos; Anna Bolena è dura e calcolatrice, ma anche intelligente, capace e affettuosa nei confronti della figlia Elisabetta; Tommaso Moro, che pagherà con la vita il suo dissenso nei confronti del re, non è un modello di coerenza e rigore morale bensì un vero e proprio fanatico religioso che sceglie deliberatamente il martirio, e così via.

Hilary Mantel mescola abilmente pubblico e privato, analisi interiori e ricostruzioni storicamente ineccepibili, sorprese e colpi di scena, arrivando a creare un’opera  armoniosa, quasi una sinfonia dove i momenti di pausa e quelli di azione si alternano e si intrecciano abilmente. Un romanzo storico, quindi, che però offre spunti di riflessione universale sulla natura, gli scopi e l’etica del potere.9788864116174

Una curiosità: Wolf Hall è un luogo, la tenuta di campagna della potente famiglia Seymour, destinata a legarsi strettamente al re, che nel romanzo non compare, viene solo nominato; tuttavia, il nome allude anche alla ferocia dei comportamenti umani che Cromwell riscontra fuori e dentro la corte.

 

 

Alessandra Bertoldi

 

Da marzo è in libreria anche il secondo volume della trilogia "Anna Bolena. Una questione di famiglia"

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20 febbraio 2013 3 20 /02 /febbraio /2013 09:35

COP_Fiorio.JPGMargot è una giornalista precaria, tanto precaria che deve scrivere per due giornali diversi.
Ha un gatto, ma è un gatto malato che forse, alla fine della storia, non ci sarà più.
Ha un fidanzato. Forse. Si chiama Tormento, e questo dice tutto.
Margot ha però trovato una nuova amica, Caterina, una vecchina che gestisce una ricevitoria, un luogo quasi magico dove osserva da esterna la fortuna delle persone. La loro amicizia sarà la chiave che permetterà la risoluzione di un caso di ingiustizia che rischia di sconvolgere le loro esistenze.


Buona fortuna è tutto questo, ma è anche molto di più. Sì, perché seppur travestita da commedia irriverente, questa è una storia di e sulle persone. L'ironia della protagonista, la piccola ricevitoria di Caterina, gli autobus... tutto diviene una specie di specchio con cui guardare il mondo che ci circonda, ricco di spunti interessanti per capire la gente e capire noi stessi. Ecco quindi che ci si ritrova ad osservare un microcosmo che, sì, somiglia proprio al nostro paese.

Buona fortuna è un romanzo divertente, spassionato, dalla scrittura agile, sincera e fresca. Ci accompagna tra le vie di una Genova che ci si ritrova a voler visitare appena chiuso il libro e ci fa scorrere accanto le vite nostre e di chi ci sta attorno. Si ride e si riflette, si spera nella fortuna e a volte si trovano delle persone buone.
Insomma, ci ricorda che la vita... beh, la vita è quel che è. Però ci ricorda anche che, almeno un po', alla fortuna e ai buoni sentimenti bisogna credere.

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