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21 marzo 2015 6 21 /03 /marzo /2015 22:34
Libro del mese marzo 2015: "Le dodici tribù di Hattie" Ayana Mathis

Hattie arriva a Philadelphia a quindici anni, è una ragazzina e tutto le sembra enorme, ci arriva con sua madre e sua sorella e di lì a due anni diventerà madre dei suoi primi due figli, Philadelphia e Jubilee che le moriranno in braccio in un triste giorno d’inverno a soli sette mesi di vita. Ecco le prime due tribù di Hattie, ce ne saranno altre 10, nove figli e un nipote. Tutti questi ragazzi sono la sua forza, ma anche la sua preoccupazione e il suo cruccio: Floyd è un omosessuale represso, Cassie è schizofrenica, Billups ha subito dei maltrattamenti e poi ci sono le insicurezze di Alice, l’alcolismo di Franklin, le tendenze autodistruttive di Bell. Non sempre Hattie ha saputo occuparsi con tenerezza della sua tribù; Bell non ricorda una parola dolce, ma ha vive nella memoria le cinghiate che la madre dispensava alle gambe dei figli, perché incapace di controllare i suoi scatti d’ira.

Hattie protegge e cerca di insegnar loro la disciplina a suo modo, il solo modo che la vita le ha insegnato, anche lei non ha sperimentato la tenerezza e non può certo regalarla.

Le dodici tribù di Hattie, con tutte le loro tribolazioni, sono una chiara allusione alle dodici tribù di Israele di biblica memoria, e vogliono essere una rappresentazione della lotta per la libertà del popolo afroamericano, anche se qui non si raggiunge ancora il risultato sperato. Ayana Mathis, con questo romanzo, vuole, con forza, dare voce a questa gente considerata di serie b e ci mostra, attraverso le sue tribolazioni, il suo desiderio di conquistarsi un posto nel mondo.

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22 febbraio 2015 7 22 /02 /febbraio /2015 00:03
Libro del mese febbraio 2015: "Piangi pure" di Lidia Ravera

Iris è la protagonista di “Piangi pure”, l’ultimo romanzo di Lidia Ravera, che attraverso questa donna forte e controversa vuole mostrarci come la vecchiaia possa essere vissuta con dignità e come essa non sopporti di essere incasellata all’interno delle stereotipo che la vede come l’età dell’inevitabile declino, della malattia e della demenza. Ecco che Iris a 79 anni non si sente poi tanto diversa da quando di anni ne aveva 40, non ha paura di affrontare ciò che ogni giorno la vita le offre e vuole vivere pienamente, anche l’amore. Iris si scopre innamorata di Carlo, lo psicoterapeuta che lavora al pianoterra del suo palazzo. Carlo le ha preso cuore e mente e, anche se quest’amore sembra dapprima univoco e impossibile, verrà vissuto. Iris accetta l’innamoramento come un dono e, seppur nella consapevolezza della morte, è disponibile a vivere i sentimenti e ad affidarsi al caso fino alla fine.

E’ così Iris, forte, simpatica, certo più simpatica di sua figlia Alice, ex sessantottina insoddisfatta, rigida e astiosa nei confronti di questa madre anticonformista e di gran lunga più forte di sua nipote Melina, eterna adolescente irrisolta. Con loro La nostra Iris ha pochi e difficili rapporti, ma fra le tre è lei che riscuote la nostra simpatia perché ci dimostra come si possa essere persone e non vecchi o giovani. Iris è persona sempre e comunque anche con i capelli bianchi, con la fatica dell’età e con la paura della solitudine e della morte.

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4 dicembre 2014 4 04 /12 /dicembre /2014 22:54
Un viaggio nello spazio profondo, all'interno di un'astronave alla deriva nella quale si è consumata una tragedia. Il narratore, unico e solitario sopravvissuto dell'equipaggio, registra un messaggio nel quale racconta la sua vicenda, ma soprattutto narra dei mondi che ha osservato da spettatore inerme, affacciato all'oblò della nave che dà sul cosmo. Un improbabile viaggio attraverso i pianeti impossibili che la voce narrante dice di aver visto con i propri occhi. 
Una fiaba fantascientifica in cui si sviluppano mondi fatti di  guerra e violenza, sistemi stellari sui quali le leggi fisiche e sociali sono rovesciate, astri dove la luce si concede una pausa, altri nei quali i desideri prendono corpo. Pianeti dove la memoria acquista forme impensabili, mondi abbandonati, altri fiorenti e felici, ma solo perché riescono a dimenticare il passato. Popoli strani eppure così simili al nostro, giochi di parole, sfide alla logica, paradossi universali, mentre il narratore racconta la tragedia avvenuta a bordo, un giallo
consumatosi nel vuoto siderale dove nessun giudice potrà emettere sentenze.
Un viaggio dell'immaginazione che fa incontrare la psicologia di Calvino, la fantascienza di Lem e i labirinti di Borges. L'esplorazione del mondo più lontano e sconosciuto che possiamo visitare: la mente umana. Ma “I pianeti impossibili” è anche un viaggio verso casa, un luogo distante come quei pianeti che esistono solo nel profondo della nostra mente.

Un viaggio nello spazio profondo, all'interno di un'astronave alla deriva nella quale si è consumata una tragedia. Il narratore, unico e solitario sopravvissuto dell'equipaggio, registra un messaggio nel quale racconta la sua vicenda, ma soprattutto narra dei mondi che ha osservato da spettatore inerme, affacciato all'oblò della nave che dà sul cosmo. Un improbabile viaggio attraverso i pianeti impossibili che la voce narrante dice di aver visto con i propri occhi. Una fiaba fantascientifica in cui si sviluppano mondi fatti di guerra e violenza, sistemi stellari sui quali le leggi fisiche e sociali sono rovesciate, astri dove la luce si concede una pausa, altri nei quali i desideri prendono corpo. Pianeti dove la memoria acquista forme impensabili, mondi abbandonati, altri fiorenti e felici, ma solo perché riescono a dimenticare il passato. Popoli strani eppure così simili al nostro, giochi di parole, sfide alla logica, paradossi universali, mentre il narratore racconta la tragedia avvenuta a bordo, un giallo consumatosi nel vuoto siderale dove nessun giudice potrà emettere sentenze. Un viaggio dell'immaginazione che fa incontrare la psicologia di Calvino, la fantascienza di Lem e i labirinti di Borges. L'esplorazione del mondo più lontano e sconosciuto che possiamo visitare: la mente umana. Ma “I pianeti impossibili” è anche un viaggio verso casa, un luogo distante come quei pianeti che esistono solo nel profondo della nostra mente.

RICCARDO DICE DI SE STESSO  "Sono nato a Thiene (VI) il 18 marzo 1987.  Ho conseguito il diploma classico a indirizzo linguistico presso il liceo “G. Zanella” di Schio (VI) e mi sono successivamente laureato in filosofia presso l’Università di Padova. Collaboro con numerose riviste, trattando di attualità, filosofia, letteratura. Insegno scrittura creativa e sceneggiatura teatrale e ho collaborato con la cattedra di “Storia del pensiero scientifico” del professor Fabio Grigenti, alla facoltà di Filosofia dell’Università di Padova. Tra il 2012 e il 2013 ho pubblicato tre volumi di racconti racchiusi nella collana digitale “Sotterfugi”, edita da LA Case Books. Sono segretario dell’associazione Fermento con cui porto avanti progetti teatrali e letterari. Sono autore della performance teatrale “TetrAgonia”. Nel 2014 ho pubblicato il romanzo “I pianeti impossibili”, edito da Tragopano Edizioni."

RICCARDO DICE DI SE STESSO "Sono nato a Thiene (VI) il 18 marzo 1987. Ho conseguito il diploma classico a indirizzo linguistico presso il liceo “G. Zanella” di Schio (VI) e mi sono successivamente laureato in filosofia presso l’Università di Padova. Collaboro con numerose riviste, trattando di attualità, filosofia, letteratura. Insegno scrittura creativa e sceneggiatura teatrale e ho collaborato con la cattedra di “Storia del pensiero scientifico” del professor Fabio Grigenti, alla facoltà di Filosofia dell’Università di Padova. Tra il 2012 e il 2013 ho pubblicato tre volumi di racconti racchiusi nella collana digitale “Sotterfugi”, edita da LA Case Books. Sono segretario dell’associazione Fermento con cui porto avanti progetti teatrali e letterari. Sono autore della performance teatrale “TetrAgonia”. Nel 2014 ho pubblicato il romanzo “I pianeti impossibili”, edito da Tragopano Edizioni."

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10 novembre 2014 1 10 /11 /novembre /2014 20:18
Chi non ha mai sognato di salire sulla Transiberiana? Rosa Liksom, scrittrice finlandese, ci fa salire a Mosca e ci scarica poi a Ulan Bator, quasi in Cina. Nel suo “Scompartimento n. 6”, titolo cecoviano, saliamo a bordo assieme ad una giovane donna finlandese, a Vadim, rude e sboccato quarantenne russo e ad Arisa, la capo-carrozza. I tre non hanno nulla che li accomuni, ma questo lungo viaggio li costringe a condividere spazi limitatissimi e del tutto inospitali e a cercare momenti di solitudine quando la convivenza forzata diventa insopportabile: Vadim non la smette mai di parlare e vomita addosso alla ragazza tutta la sua vita. Le racconta la sua difficile infanzia, la prigione, le sue esperienze con le donne e mentre parla, beve vodka. Lei non parla, non “sentiamo” mai la sua voce, ma vediamo i suoi pensieri, percepiamo l’idea che ha di quel suo strano e ingombrante compagno di viaggio. I due, seppur tanto diversi, riescono, grazie al mondo freddo, ghiacciato inospitale che stanno attraversando, a creare una sorta di amicizia. Quando il treno si ferma, spesso per alcuni giorni, nelle stazioni di città di neve, fango, freddo e fumo, loro due continuano a stare insieme. Sono l’unico “luogo” conosciuto in una terra tanto difficile. La Grande Madre Russia che non è per nulla madre. Questo romanzo si legge d’un fiato, immergendoti nelle sue pagine ti sembra di avere a fianco Vadim, di sentire il suo odore di cibo rancido e di vodka, di percepire nelle ossa il gelo siberiano, di essere i pensieri della ragazza senza nome e di sentire le urla della capo-carrozza Arisa.

Chi non ha mai sognato di salire sulla Transiberiana? Rosa Liksom, scrittrice finlandese, ci fa salire a Mosca e ci scarica poi a Ulan Bator, quasi in Cina. Nel suo “Scompartimento n. 6”, titolo cecoviano, saliamo a bordo assieme ad una giovane donna finlandese, a Vadim, rude e sboccato quarantenne russo e ad Arisa, la capo-carrozza. I tre non hanno nulla che li accomuni, ma questo lungo viaggio li costringe a condividere spazi limitatissimi e del tutto inospitali e a cercare momenti di solitudine quando la convivenza forzata diventa insopportabile: Vadim non la smette mai di parlare e vomita addosso alla ragazza tutta la sua vita. Le racconta la sua difficile infanzia, la prigione, le sue esperienze con le donne e mentre parla, beve vodka. Lei non parla, non “sentiamo” mai la sua voce, ma vediamo i suoi pensieri, percepiamo l’idea che ha di quel suo strano e ingombrante compagno di viaggio. I due, seppur tanto diversi, riescono, grazie al mondo freddo, ghiacciato inospitale che stanno attraversando, a creare una sorta di amicizia. Quando il treno si ferma, spesso per alcuni giorni, nelle stazioni di città di neve, fango, freddo e fumo, loro due continuano a stare insieme. Sono l’unico “luogo” conosciuto in una terra tanto difficile. La Grande Madre Russia che non è per nulla madre. Questo romanzo si legge d’un fiato, immergendoti nelle sue pagine ti sembra di avere a fianco Vadim, di sentire il suo odore di cibo rancido e di vodka, di percepire nelle ossa il gelo siberiano, di essere i pensieri della ragazza senza nome e di sentire le urla della capo-carrozza Arisa.

Rosa Liskom, con “Scompartimento n. 6”, ha vento nel 2011, il più prestigioso riconoscimento letterario finlandese. Nata nel 1958 a Ylavaara, è una delle più amate scrittrici finlandesi; dopo gli studi di antropologia a Helsinki e Copenaghen, si è dedicata alle scienze sociali all’Università di Mosca, e da quel momento il mondo russo è entrato a far parte dei suoi romanzi.

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19 ottobre 2014 7 19 /10 /ottobre /2014 22:07
Colpa delle stelle, John Green: un bestseller con l'anima Un'opera ispirata dall'esperienza di lavoro dell'autore in un ospedale oncologico pediatrico, due adolescenti, una malattia terminale, una storia d'amore impossibile: letti così, sembrano gli ingredienti per un polpettone prevedibile e strappalacrime, una riedizione di Love Story per i ragazzi di oggi che non hanno mai letto il libro o visto il film. In realtà, fin dal principio si può notare come questo romanzo, che poteva essere effettivamente banale e scontato, spiazzi le aspettative del lettore, anche di quello più smaliziato: quante opere per "giovani adulti" conoscete che ricavino il loro titolo da Shakespeare? Nel Giulio Cesare, infatti, Cassio dice a Bruto: ""La colpa, caro Bruto, non è delle stelle, ma nostra, che ne siamo dei subalterni." La seconda sorpresa è la voce narrante: Hazel ha sedici anni ed è malata di cancro da quando ne aveva tredici; sa che il farmaco sperimentale che sta assumendo non potrà guarirla ma solo prolungare, non si sa per quanto, la sua esistenza. Quel che è sorprendente è la lucidità della sua prospettiva: Hazel guarda il mondo attorno a lei con grande realismo e ironia, sa essere cinica e anche sarcastica, odia ogni forma di pietismo e di ipocrisia, soprattutto quando si parla della sua malattia. Riesce a scherzare sul modo in cui un malato di cancro viene trattato dagli altri e rifiuta ogni tentativo di illusoria consolazione. La sua voce risulta reale, non artefatta: alcune delle scene più spassose del libro si svolgono durante le sedute del gruppo di supporto che i genitori di Hazel la costringono a frequentare e in cui lei si diverte a contestare a modo sua la prospettiva ottimistica ed entusiastica del coordinatore. Il suo unico vero interesse è un romanzo, la storia di una ragazza malata di cancro, opera unica di un autore, Peter Van Houten, che poi è svanito nel nulla e che Hazel cerca vanamente di contattare. Il lettore però capisce abbastanza velocemente che la corazza che Hazel si è costruita nasconde la sua paura più grande, che non è quella di morire ma di far soffrire chi le sta accanto, a partire dai genitori. Quando la ragazza infatti conosce al gruppo di supporto Gus, che ha subito l'amputazione di una gamba per un osteosarcoma ma ora è in salute, pur essendone attratta cerca di tenerlo a distanza, non volendo neppure iniziare una relazione che, dal suo punto di vista, potrà solo portare dolore e sofferenza. Gus però non solo non demorde, ma riesce a contattare il misterioso Van Houten, che, colpito dalle mail del ragazzo, invita lui ed Hazel ad Amsterdam, dove si è trasferito da tempo. Il viaggio ad Amsterdam è il momento culminante del libro, in cui emozioni e sentimenti vengono rivelati e messi alla prova. Dopo questa esperienza, nulla sarà più come prima per i due protagonisti, che devono fare i conti con l'amore che è nato tra di loro, le rivelazioni legate all'incontro con Van Houten e, naturalmente, con la malattia. Non sveliamo il finale: le lacrime ci sono, ma sono accompagnate da un senso di speranza a dalla consapevolezza che la vita, breve o lunga, vale la pena di essere vissuta, così come i sentimenti meritano di essere provati. é questa capacità di lasciarsi coinvolgere che ci fa sentire vivi, fa capire Gus ad Hazel, e se la malattia ci toglie molte possibilità, ci lascia comunque la libertà di scegliere come possiamo affrontarla, se e in che misura abbandonarci ad una non-vita prima ancora di essere morti o sfruttare anche il poco che ci viene concesso. Le stelle possono decidere il corso della nostra vita, ma il modo in cui percorriamo il cammino è nostro. "Nella vita non possiamo scegliere le nostre ferite, ma possiamo scegliere chi ci ferirà.

Colpa delle stelle, John Green: un bestseller con l'anima Un'opera ispirata dall'esperienza di lavoro dell'autore in un ospedale oncologico pediatrico, due adolescenti, una malattia terminale, una storia d'amore impossibile: letti così, sembrano gli ingredienti per un polpettone prevedibile e strappalacrime, una riedizione di Love Story per i ragazzi di oggi che non hanno mai letto il libro o visto il film. In realtà, fin dal principio si può notare come questo romanzo, che poteva essere effettivamente banale e scontato, spiazzi le aspettative del lettore, anche di quello più smaliziato: quante opere per "giovani adulti" conoscete che ricavino il loro titolo da Shakespeare? Nel Giulio Cesare, infatti, Cassio dice a Bruto: ""La colpa, caro Bruto, non è delle stelle, ma nostra, che ne siamo dei subalterni." La seconda sorpresa è la voce narrante: Hazel ha sedici anni ed è malata di cancro da quando ne aveva tredici; sa che il farmaco sperimentale che sta assumendo non potrà guarirla ma solo prolungare, non si sa per quanto, la sua esistenza. Quel che è sorprendente è la lucidità della sua prospettiva: Hazel guarda il mondo attorno a lei con grande realismo e ironia, sa essere cinica e anche sarcastica, odia ogni forma di pietismo e di ipocrisia, soprattutto quando si parla della sua malattia. Riesce a scherzare sul modo in cui un malato di cancro viene trattato dagli altri e rifiuta ogni tentativo di illusoria consolazione. La sua voce risulta reale, non artefatta: alcune delle scene più spassose del libro si svolgono durante le sedute del gruppo di supporto che i genitori di Hazel la costringono a frequentare e in cui lei si diverte a contestare a modo sua la prospettiva ottimistica ed entusiastica del coordinatore. Il suo unico vero interesse è un romanzo, la storia di una ragazza malata di cancro, opera unica di un autore, Peter Van Houten, che poi è svanito nel nulla e che Hazel cerca vanamente di contattare. Il lettore però capisce abbastanza velocemente che la corazza che Hazel si è costruita nasconde la sua paura più grande, che non è quella di morire ma di far soffrire chi le sta accanto, a partire dai genitori. Quando la ragazza infatti conosce al gruppo di supporto Gus, che ha subito l'amputazione di una gamba per un osteosarcoma ma ora è in salute, pur essendone attratta cerca di tenerlo a distanza, non volendo neppure iniziare una relazione che, dal suo punto di vista, potrà solo portare dolore e sofferenza. Gus però non solo non demorde, ma riesce a contattare il misterioso Van Houten, che, colpito dalle mail del ragazzo, invita lui ed Hazel ad Amsterdam, dove si è trasferito da tempo. Il viaggio ad Amsterdam è il momento culminante del libro, in cui emozioni e sentimenti vengono rivelati e messi alla prova. Dopo questa esperienza, nulla sarà più come prima per i due protagonisti, che devono fare i conti con l'amore che è nato tra di loro, le rivelazioni legate all'incontro con Van Houten e, naturalmente, con la malattia. Non sveliamo il finale: le lacrime ci sono, ma sono accompagnate da un senso di speranza a dalla consapevolezza che la vita, breve o lunga, vale la pena di essere vissuta, così come i sentimenti meritano di essere provati. é questa capacità di lasciarsi coinvolgere che ci fa sentire vivi, fa capire Gus ad Hazel, e se la malattia ci toglie molte possibilità, ci lascia comunque la libertà di scegliere come possiamo affrontarla, se e in che misura abbandonarci ad una non-vita prima ancora di essere morti o sfruttare anche il poco che ci viene concesso. Le stelle possono decidere il corso della nostra vita, ma il modo in cui percorriamo il cammino è nostro. "Nella vita non possiamo scegliere le nostre ferite, ma possiamo scegliere chi ci ferirà.

Rizzoli, non solo "Colpa delle stelle"

Rizzoli, non solo "Colpa delle stelle"

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5 settembre 2014 5 05 /09 /settembre /2014 23:19
Libro del mese settembre 2014: "L'incolore Tazaki Tzukuru e i suoi anni di pellegrinaggio"

Tazaki Tsukuru aveva degli amici, ora non li ha più.


Erano quattro. Li aveva conosciuti al liceo e tutti avevano nel loro nome un colore. Tutti, tranne lui, l’incolore. Erano molto affiatati e, insieme, stavano bene. Poi, una volta all'università, le cose cambiarono e un bel giorno Tazaki si sentì dire di non essere più persona gradita. Come mai? Cos'era successo?

Tazaki non lo sapeva e solo molti anni dopo compie un pellegrinaggio per rivedere quei vecchi compagni e indagare e cercare di capire un passato che non ha mai smesso di tormentarlo.

Haruki Murakami torna, con questo suo ultimo libro, al realismo. Mette da parte per un attimo distopia e temi fantastici per calarsi in una realtà contemporanea e concreta che ricorda, per certi versi, "Norvegian Wood". E lo fa costruendo una storia che rimanda, anche se con modi più 'estremi', a quel momento della crescita in cui, inevitabilmente, alcune amicizie maturate a scuola si perdono. Diventando adulti si prendono strade diverse, si incontrano persone differenti e tutti noi possiamo trovare, nella nostra memoria, nomi di persone care che, col tempo, hanno smesso di esserci vicine.


Murakami affronta tutto questo con la grazia che contraddistingue la sua scrittura. Con quel suo stile quasi distaccato e pensieroso. Con personaggi particolari e unici. Con citazioni musicali e letterarie e parti lasciate in sospeso. Insomma, tutti i tratti caratteristici della sua poetica.

Questo romanzo non si limita però a questo, ma si spinge oltre cercando di mostrare quanto spesso il coraggio di ripercorrere il passato venga meno. Quanto è difficile accettare una vita ormai passata? E quanto ci costa tornare sui nostri passi e tentare di comprendere cose che forse non vorremmo più affrontare?

Tazaki lo scoprirà presto, così come scoprirà quanto possa essere liberatorio affrontare le proprie paure e dar loro una spiegazione.

"L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio" è l'ennesima conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, della maestria di un autore come Murakami che sa raccontare l'umano in maniera personalissima e unica.

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8 luglio 2014 2 08 /07 /luglio /2014 15:25
“Il segreto delle stelle bianche” è il romanzo d’esordio della statunitense Emily Murdock, Feltrinelli l’ha inserito nella collana dedicata ai ragazzi, ma, a nostro avviso, questa storia merita di essere letta anche da chi ragazzo non è più. Carey e Jenessa, sono due bambine, che si amano alla follia e che la vita ha fortemente provato: la loro mamma le ha fatte crescere in un bosco e le ha lasciate sole a badare a se stesse per poi abbandonarle del tutto. In un attimo di lucidità dalle droghe e dall’alcool, scrive una lettera al suo ex marito dicendogli dove trovare le bambine. Ecco il romanzo inizia quando Carey, che ormai ha quattordici anni, capisce che le persone che sono arrivate nel bosco, vogliono portarle via di lì e forse separarle. Nonostante la diffidenza e la paura, fa di tutto per dare delle sicurezze alla piccola sorellina Jenessa e in fondo al cuore spera che le cose vadano bene. D’ora in avanti la vita cambia, ci saranno nuove persone e nuove esperienze. Carey, passo dopo passo, capisce cosa siano l’amore, la vita nella società e la famiglia: il padre che credeva violento, perché i ricordi erano quelli di una mamma instabile e drogata, la ama e la accoglie assieme alla sorella. Ma soprattutto questo papà sconosciuto le lascia il suo tempo, le cammina a fianco e aspetta che sia lei a raccontargli cosa è accaduto, a lei e Jenessa, nel bosco. Perché Carey fatica a fidarsi delle persone e perché Jenessa non parla? Leggendo questa confessione a piene mani entrerete nel cuore di una “ragazza” dolce, tenace, intelligente e capace di affrontare le difficoltà della vita con coraggio e determinazione. Un romanzo di formazione e nel contempo una storia intensa in cui la speranza è la parola d’ordine.

“Il segreto delle stelle bianche” è il romanzo d’esordio della statunitense Emily Murdock, Feltrinelli l’ha inserito nella collana dedicata ai ragazzi, ma, a nostro avviso, questa storia merita di essere letta anche da chi ragazzo non è più. Carey e Jenessa, sono due bambine, che si amano alla follia e che la vita ha fortemente provato: la loro mamma le ha fatte crescere in un bosco e le ha lasciate sole a badare a se stesse per poi abbandonarle del tutto. In un attimo di lucidità dalle droghe e dall’alcool, scrive una lettera al suo ex marito dicendogli dove trovare le bambine. Ecco il romanzo inizia quando Carey, che ormai ha quattordici anni, capisce che le persone che sono arrivate nel bosco, vogliono portarle via di lì e forse separarle. Nonostante la diffidenza e la paura, fa di tutto per dare delle sicurezze alla piccola sorellina Jenessa e in fondo al cuore spera che le cose vadano bene. D’ora in avanti la vita cambia, ci saranno nuove persone e nuove esperienze. Carey, passo dopo passo, capisce cosa siano l’amore, la vita nella società e la famiglia: il padre che credeva violento, perché i ricordi erano quelli di una mamma instabile e drogata, la ama e la accoglie assieme alla sorella. Ma soprattutto questo papà sconosciuto le lascia il suo tempo, le cammina a fianco e aspetta che sia lei a raccontargli cosa è accaduto, a lei e Jenessa, nel bosco. Perché Carey fatica a fidarsi delle persone e perché Jenessa non parla? Leggendo questa confessione a piene mani entrerete nel cuore di una “ragazza” dolce, tenace, intelligente e capace di affrontare le difficoltà della vita con coraggio e determinazione. Un romanzo di formazione e nel contempo una storia intensa in cui la speranza è la parola d’ordine.

Emily Murdoch vive nel deserto dell’Arizona con il marito, dove gestisce un ricovero per cavalli e asini salvati dal macello. Il segreto delle stelle bianche (Feltrinelli, 2014), il suo primo romanzo, è stato accolto entusiasticamente dalla stampa americana e i diritti di pubblicazione sono stati venduti in sette paesi.

Emily Murdoch vive nel deserto dell’Arizona con il marito, dove gestisce un ricovero per cavalli e asini salvati dal macello. Il segreto delle stelle bianche (Feltrinelli, 2014), il suo primo romanzo, è stato accolto entusiasticamente dalla stampa americana e i diritti di pubblicazione sono stati venduti in sette paesi.

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30 giugno 2014 1 30 /06 /giugno /2014 08:30

Si può parlare di qualcosa senza mai davvero descriverlo?
Leggendo Il ricordo dell'amore sembrerebbe di sì, perché questo romanzo vuole parlare della guerra civile in Sierra Leone senza averla mai in primo piano. E ci riesce benissimo.

Il ricordo dell'amore segue le vicende, e i ricordi, di più personaggi comprimari. C'è il vecchio professore Elias Cole, che racconta del suo amore ossessivo nei confronti della bella Saffia e dell'amicizia col marito di lei, Julian. C'è Adrian, uno psicologo inglese arrivato in Sierra Leone per tentare di curare le molte persone affette da DPTS (disturbo post traumatico da stress). C'è Kai, un chirurgo locale perseguitato da intimi che non lo lasciano dormire. C'è Mamakay, di non ci si può non innamorare. E poi ce ne sono altri, ognuno con il suo pezzo di storia.

E mentre queste vite s'intrecciano lungo la storia narrata in quasi settecento pagine, sullo sfondo s'intravede la guerra.


La guerra è una protagonista silente, in questo libro. Non viene mai raccontata direttamente, ma ognuno ha dei ricordi che la fanno riemergere, in un modo o nell'altro. E questo rende tutto più brutale. Perché se alle immagini di guerriglia siamo abituati dai telegiornali, non possiamo dire altrettanto per i risvolti che queste lotte interne hanno sulle singole persone.

Ne esce un romanzo che a tratti è duro, struggente.
E' anche un romanzo che appassiona. La scrittura splendida dell'autrice trascina il lettore in questo mare di ricordi e di sentimenti. Si rimane catturati. Ci si ritrova intenti a voler spiare Saffia proprio come fa Elias. Si vorrebbe sussurrare un incoraggiamento ad Adrian, che ha momenti di difficoltà col lavoro. Ci si vorrebbe arrabbiare a favore di e contro Kai, a seconda dei momenti. E ci si innamora di Mamakay.

E' però anche un romanzo sull'accettazione di sé. Perché ognuno dei protagonisti deve fare i conti col passato, col presente e col futuro. Ognuno di loro ha dei desideri che possono o non possono essere soddisfatti. Ognuno ha ricordi che devono o non devono emergere. Ognuno ha decisioni da prendere, sentimenti che bisogna decidere se ricambiare oppure no. E affrontare se stessi è a volte più difficile che affrontare la guerra.
Qualcuno vincerà.
Qualcun'altro perderà.

E poi c'è l'amore per la propria terra. Un amore che si può toccare, palpare, sebbene non tutti i personaggi sembrano voler restare in patria. C'è un legame, però, tra i personaggi e quei luoghi che è intenso. Che supera i dolori.


Il ricordo dell'amore è un romanzo bellissimo. Scritto con sapienza, bilanciato e ben strutturato. Ha personaggi ottimi e credibili a cui ci si avvicina troppo per non rimanerne affascinati. Si rimane coinvolti, come fossero una famiglia.

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23 giugno 2014 1 23 /06 /giugno /2014 23:37
"Elizabeth è scomparsa" è scritto sui fogli che Maud si ritrova nelle tasche, appiccicati al frigo, vicino al telefono, e per di più scritti a mano con la sua grafia. Maud sta diventando un po' smemorata e la sua presa sulla realtà a volte vacilla. Continua a comprare barattoli su barattoli di pesche sciroppate quando ne ha la dispensa piena, si dimentica di bere le tazze di tè che ha appena preparato, e scrive un sacco di appunti per ricordare a se stessa le cose. Non si dimentica però della sua amica Elizabeth, scomparsa e probabilmente in pericolo. Ma nessuno sembra darle retta, non sua figlia, non le infermiere che vengono a prendersi cura di lei, non i poliziotti, e nemmeno Peter, l'egoista figlio di Elizabeth. Maud è sospettosa, non ha la minima fiducia nelle loro rassicurazioni ed è determinata a scoprire cosa è successo. Ancora non sa che le sue smemorate ricerche stanno per condurla indietro di cinquant'anni, nell'Inghilterra dell'immediato dopoguerra, alla sua infanzia e a un mistero irrisolto che aleggia come un fantasma sulla sua famiglia: la scomparsa dell'adorata sorella maggiore Sukey. E se il mistero della scomparsa di Sukey contenesse la chiave per ritrovare Elizabeth? Emma Healey intreccia il potere ambiguo dei nostri ricordi con la forza dei sentimenti, in un puzzle misterioso dove i tasselli vengono mescolati di continuo fino all'ultima pagina.

"Elizabeth è scomparsa" è scritto sui fogli che Maud si ritrova nelle tasche, appiccicati al frigo, vicino al telefono, e per di più scritti a mano con la sua grafia. Maud sta diventando un po' smemorata e la sua presa sulla realtà a volte vacilla. Continua a comprare barattoli su barattoli di pesche sciroppate quando ne ha la dispensa piena, si dimentica di bere le tazze di tè che ha appena preparato, e scrive un sacco di appunti per ricordare a se stessa le cose. Non si dimentica però della sua amica Elizabeth, scomparsa e probabilmente in pericolo. Ma nessuno sembra darle retta, non sua figlia, non le infermiere che vengono a prendersi cura di lei, non i poliziotti, e nemmeno Peter, l'egoista figlio di Elizabeth. Maud è sospettosa, non ha la minima fiducia nelle loro rassicurazioni ed è determinata a scoprire cosa è successo. Ancora non sa che le sue smemorate ricerche stanno per condurla indietro di cinquant'anni, nell'Inghilterra dell'immediato dopoguerra, alla sua infanzia e a un mistero irrisolto che aleggia come un fantasma sulla sua famiglia: la scomparsa dell'adorata sorella maggiore Sukey. E se il mistero della scomparsa di Sukey contenesse la chiave per ritrovare Elizabeth? Emma Healey intreccia il potere ambiguo dei nostri ricordi con la forza dei sentimenti, in un puzzle misterioso dove i tasselli vengono mescolati di continuo fino all'ultima pagina.

Provate a calarvi nei panni di una signora di ottant'anni con e problemi gravi di memoria (mi sono immedesimato in alcuni passaggi). Immaginate di ricordare qualcosa della scomparsa di una vostra amica che non vedete da tempo (quanto, non si sa) e che la cosa si mescoli ai vostri ricordi circa la sparizione di vostra sorella. Miscelate il tutto con il fatto che vostra figlia vi faccia trasferire a casa sua per tenervi a bada e che vostra nipote, per quanto strana, quando vi ricordate di lei, sia tutto sommato vostra complice. Bene, immedesimatevi in questa miscela di condizioni, unite la scarsa forza dovuta all'età e rivangate cose passate e recenti. Potreste risolvere almeno un paio di misteri. Non dico altro ma questa tenera vecchietta mi ha davvero fatto riflettere e credo che, quando vedrete una persona anziana, anche voi avrete maggiore calma e la capirete meglio. Libro riuscitissimo e consigliato.     DIEGO FILIPPI

Provate a calarvi nei panni di una signora di ottant'anni con e problemi gravi di memoria (mi sono immedesimato in alcuni passaggi). Immaginate di ricordare qualcosa della scomparsa di una vostra amica che non vedete da tempo (quanto, non si sa) e che la cosa si mescoli ai vostri ricordi circa la sparizione di vostra sorella. Miscelate il tutto con il fatto che vostra figlia vi faccia trasferire a casa sua per tenervi a bada e che vostra nipote, per quanto strana, quando vi ricordate di lei, sia tutto sommato vostra complice. Bene, immedesimatevi in questa miscela di condizioni, unite la scarsa forza dovuta all'età e rivangate cose passate e recenti. Potreste risolvere almeno un paio di misteri. Non dico altro ma questa tenera vecchietta mi ha davvero fatto riflettere e credo che, quando vedrete una persona anziana, anche voi avrete maggiore calma e la capirete meglio. Libro riuscitissimo e consigliato. DIEGO FILIPPI

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11 aprile 2014 5 11 /04 /aprile /2014 00:11
Libro del mese di aprile 2014: "Il prete bello" di Goffredo Parise

Nel maggio del 1954 esce per l'editore Garzanti “Il prete bello”, romanzo scritto da uno sconosciuto vicentino, Edo Parise.

Il giovane aveva già dato alle stampe due romanzi Il ragazzo morto e le comete nel 1951 e La grande Vacanza nel 1953, pubblicati entrambi dall'amico editore Neri Pozza.

In questo periodo Parise lascia Vicenza e, dopo aver trascorso un periodo a Venezia, trova lavoro presso un'importante casa editrice di Milano. La città gli è fredda e patisce la solitudine perciò sente il desiderio di scrivere una storia con tanti personaggi allegri e originali, che sappia far ridere e commuovere, una storia che lui stesso definisce “estiva”. Nasce così Il prete bello, vero caso editoriale, clamoroso successo che verrà presto tradotto in molti paesi e regalerà a Edo, insieme a critiche denigratorie, interesse e celebrità.

A sessant'anni di distanza questo romanzo ha molto da raccontare, da divertire e commuovere e da insegnare.

I personaggi così originali ed eccentrici, induriti dalla fame, dal freddo e dall'ignoranza ma spensierati, spregiudicati, svagati popolano pagine indimenticabili dove la lettura si fa visiva, plastica, la descrizione diviene materia, il dialogo colpisce l'olfatto, l'episodio risulta ruvido, il destino grave e assordante.

Parise è un gigante che con forza strattona il lettore e lo spinge dentro una semplice ma vivissima storia che si snoda tra il '39 e il '40 e che vede don Gastone Caoduro, prete bello, svagato, elegante e vanesio stregare un intero caseggiato abitato da un'umanità singolare fatta di signore zelanti e bigotte, commercianti e artigiani scaltri o consunti, fascisti comici, ragazzini furbi, ruffiani, generosi e soli.

A Parise dobbiamo la nuda e coraggiosa onestà per averci descritto magistralmente una piccola città di provincia, Vicenza, in anni non distanti dal nostro contemporaneo in uno spaccato di vita e di società che sembra essere lontanissimo ed estraneo da noi e dalla nostra stessa storia.

Ma quella storia in realtà così fastidiosa, scomoda e desolata ma gaia, furba e allegra non dista che un passo da noi: è la matrigna che ci ha generato e che con fatica non possiamo non chiamare mamma.

Il prete bello è un romanzo bellissimo, struggente e che non si dimentica.

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