Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
19 novembre 2013 2 19 /11 /novembre /2013 22:50

Via XX Settembre si trova poco lontano dal teatro Politeama, nel cuore di Palermo: è qui che nel 1958, lasciata Agrigento, viene a vivere la famiglia Agnello. Simonetta ha tredici anni, sta per entrare al ginnasio - il trasferimento è stato deciso per offrire a lei e alla sorella Chiara una vita più stimolante. A Palermo si instaura un nuovo equilibrio familiare - il padre è spesso assente per seguire la campagna, ritmi e abitudini sono dettati con ferrea dolcezza dalla madre. A ribadire la continuità col passato, il piccolo mondo fatto di zii, cugini, persone di casa, amici, parenti. Sullo sfondo, ma in realtà protagonista, una città in cui alle ferite della guerra si stanno aggiungendo quelle, persino più devastanti, della speculazione edilizia. Fastosa e miserabile, Palermo seduce Simonetta: la stordisce di bellezza e di profumi, la ingolosisce con le fisionomie impassibili dei pupi di zucchero e l'oro croccante delle panelle. Nondimeno si insinua la percezione di un degrado sempre più evidente. La città le si rivela mentre lei si rivela a se stessa, attraverso un mondo muliebre vivissimo, attraverso l'amore per i libri, attraverso i primi barlumi di una coscienza civica e politica. Imboccata via XX Settembre, la formazione si consuma dentro un taglio prospettico che va oltre Palermo e la Sicilia: l'incombere del distacco che porta Simonetta in Inghilterra lascia intravedere una nuova maturità, una nuova esistenza.

Nata e cresciuta a Palermo, Simonetta Agnello Hornby ha sposato un inglese dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza nel 1967. Da allora ha vissuto all’estero, dapprima negli Usa e in Zambia e poi, dal 1970, a Londra. Nel 1979 ha fondato Hornby and Levy, uno studio legale nel quartiere di immigrati di Brixton che ben presto si è specializzato nel diritto di famiglia e dei minori. Hornby and Levy è stato il primo studio d’Inghilterra a creare un settore riservato ai casi di violenza all’interno della famiglia. La maggior parte dei clienti dello studio è caraibica o nera, e nel 1997 Hornby and Levy ha pubblicato in un libro, The Caribbean Children’s Law Project, il risultato della ricerca sui diritti dei minori e sulle strutture per i minori condotta da quattro membri dello studio legale in Giamaica, Trinidad, Barbados e Guyana. È tuttora l’unico lavoro del genere al mondo. Simonetta Agnello Hornby ha insegnato diritto dei minori all’Università di Leicester e per otto anni è stata presidente part time dello Special Educational Needs and Disability Tribunal. Nel 2000 ha iniziato a scrivere romanzi e ha pubblicato con Feltrinelli La Mennulara (2002), La zia marchesa (2004), Boccamurata (2007), Vento scomposto (2009), La monaca (2010), La cucina del buon gusto (con Maria Rosario Lazzati, 2012) e Il veleno dell’oleandro (2013); ha pubblicato inoltre Camera oscura (Skira, 2010), Un filo d’olio (Sellerio, 2011) e La pecora di Pasqua (con Chiara Agnello; Slow Food, 2012). Tutti i suoi libri sono stati bestseller e sono stati tradotti in molte lingue. Dal 2008 Simonetta Agnello Hornby, pur continuando a esercitare l’attività di avvocato, si dedica principalmente alla scrittura. Dal 2012 collabora con la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence, attiva in Italia attraverso l’affiliata EDV Italy.

Nata e cresciuta a Palermo, Simonetta Agnello Hornby ha sposato un inglese dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza nel 1967. Da allora ha vissuto all’estero, dapprima negli Usa e in Zambia e poi, dal 1970, a Londra. Nel 1979 ha fondato Hornby and Levy, uno studio legale nel quartiere di immigrati di Brixton che ben presto si è specializzato nel diritto di famiglia e dei minori. Hornby and Levy è stato il primo studio d’Inghilterra a creare un settore riservato ai casi di violenza all’interno della famiglia. La maggior parte dei clienti dello studio è caraibica o nera, e nel 1997 Hornby and Levy ha pubblicato in un libro, The Caribbean Children’s Law Project, il risultato della ricerca sui diritti dei minori e sulle strutture per i minori condotta da quattro membri dello studio legale in Giamaica, Trinidad, Barbados e Guyana. È tuttora l’unico lavoro del genere al mondo. Simonetta Agnello Hornby ha insegnato diritto dei minori all’Università di Leicester e per otto anni è stata presidente part time dello Special Educational Needs and Disability Tribunal. Nel 2000 ha iniziato a scrivere romanzi e ha pubblicato con Feltrinelli La Mennulara (2002), La zia marchesa (2004), Boccamurata (2007), Vento scomposto (2009), La monaca (2010), La cucina del buon gusto (con Maria Rosario Lazzati, 2012) e Il veleno dell’oleandro (2013); ha pubblicato inoltre Camera oscura (Skira, 2010), Un filo d’olio (Sellerio, 2011) e La pecora di Pasqua (con Chiara Agnello; Slow Food, 2012). Tutti i suoi libri sono stati bestseller e sono stati tradotti in molte lingue. Dal 2008 Simonetta Agnello Hornby, pur continuando a esercitare l’attività di avvocato, si dedica principalmente alla scrittura. Dal 2012 collabora con la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence, attiva in Italia attraverso l’affiliata EDV Italy.

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Libro del mese
scrivi un commento
19 novembre 2013 2 19 /11 /novembre /2013 22:36

Da anni la siccità non lascia tregua. Nessuna goccia di pioggia ammorbidisce il terreno secco della mitica Jolof, terra africana densa di racconti e incrocio di popoli. Poco più che ragazzino, Amed si vede affidare una missione importante: dovrà partire per l'Occidente alla ricerca del tamburo magico, capace di invocare la pioggia e interrompere l'arsura. Il cielo non lascia altra speranza, ma Amed non è il primo a partire: un gruppo di giovani ha tentato l'impresa e non ha mai fatto ritorno. Tra Francia e Italia, tra momenti spassosi e altri di intensa drammaticità, questa vicenda si legherà a doppio filo ai problemi della convivenza tra popoli diversi, fino a costituire una vera e propria fiaba di riconciliazione

 

 

 

 

Mohamed Ba (1963) è nato a Dakar. Trasferitosi in Europa, prima di arrivare in Italia ha vissuto in Francia, dove ha pubblicato il romanzo Parole de nègre. Autore e interprete per il teatro, ha messo in scena, tra gli altri, Parole fuori luogo, B-Sogni, Negritudine, Canto dello spirito, Invisibili e Sono incazzato bianco. Ha collaborato con numerose associazioni impegnandosi nella diffusione, anche nelle scuole, dei valori dell’intercultura.

Mohamed Ba (1963) è nato a Dakar. Trasferitosi in Europa, prima di arrivare in Italia ha vissuto in Francia, dove ha pubblicato il romanzo Parole de nègre. Autore e interprete per il teatro, ha messo in scena, tra gli altri, Parole fuori luogo, B-Sogni, Negritudine, Canto dello spirito, Invisibili e Sono incazzato bianco. Ha collaborato con numerose associazioni impegnandosi nella diffusione, anche nelle scuole, dei valori dell’intercultura.

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Incontri
scrivi un commento
18 novembre 2013 1 18 /11 /novembre /2013 09:50

Quando un adulto ritorna nei luoghi dove ha vissuto la sua infanzia, risulta piuttosto normale che i ricordi incomincino a riaffiorare e a far rivivere imprese che si credevano dimenticate.
Questo è proprio l'inizio dell'ultimo romanzo di Neil Gaiman, “L'oceano in fondo al sentiero”. La differenza coi ricordi che tutti noi potremmo avere, però, sta nell'elemento fantastico che l'autore inserisce.
Ci si ritrova immersi in un'avventura in cui un protagonista di sette anni risveglia per errore un'antica creatura che si metterà a scompigliare la sua famiglia. Servirà l'aiuto della sua giovane amica e di altre due donne che sembrano streghe, ma forse sono qualcosa di più, per riuscire a salvarsi.

"L'oceano in fondo al sentiero" è stato pubblicizzato come il nuovo romanzo per adulti di Gaiman, dopo che per molto tempo questi si era dedicato a piccoli gioielli della narrativa per ragazzi ("Coraline", "Il ragazzo del cimitero"). Questo è vero solo in parte, perché la storia raccontata in questo libro può essere letta sia dai grandi che dai ragazzi, perché si tratta di una specie di romanzo di formazione. Non una storia di formazione classica: Gaiman racconta e mostra al lettore quel delicato momento della vita in cui il ragazzino protagonista scopre l'età adulta e inizia a vedere i grandi che lo circondano sotto luci diverse. Scopre che il padre può tradire la madre, scopre il potere dei soldi, in parte scopre la sessualità...

"L'oceano in fondo al sentiero" è quindi un breve, godibilissimo romanzo dedicato a un momento di passaggio, di transizione, che forse si tende poi a dimenticare. Proprio come il protagonista aveva dimenticato quelle avventure, quei personaggi che prendono vita tra queste pagine.
 

Se si sta cercando di recuperare certi ricordi, e lo si vuole fare aggiungendo un pizzico di magia (che in verità, forse, è più un intervento divino), questo libro potrebbe essere la lettura ideale.

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Fantasy Narrativa contemporanea
scrivi un commento
14 novembre 2013 4 14 /11 /novembre /2013 22:28
A spasso con i buoni pensieri di Mariella Lunardi. novembre 2013

Noi siamo quello che mangiamo. Ce lo dicono i nutrizionisti ad ogni occasione e credo che nessuno abbia più dubbi in proposito. La nostra alimentazione è fondamentale per la nostra salute. La scelta dei cibi che mangiamo condiziona il nostro benessere fisico. Siamo appunto quello che mangiamo. Se l’alimento non è sano, contaminato in qualche modo, le sostanze contamineranno anche noi e, nel tempo, la nostra salute ne risentirà. Da qui, sempre più diffusa e consapevole, diventa la cura con cui noi scegliamo il cibo. Non siamo più disposti a “mandar giù” di tutto. Abbiamo capito che ciò che ingoiamo di giorno in giorno influenzerà la nostra vita.

Ebbene, questo atteggiamento così saggio, così importante per noi, non viene adottato quando parliamo della nostra interiorità. Lì non ci preoccupiamo di quello che quotidianamente ingeriamo in parole, linguaggi, immagini, stili di vita, modi di dire, abitudini. Siamo indifferenti a quanto somministriamo alla nostra interiorità, non ce ne curiamo.

Come adulti noi siamo liberi di scegliere quello che vogliamo, senza costrizioni da parte di nessuno. Ma quando entrano in ballo i nostri figli siamo chiamati a riflettere con molta più attenzione sulle nostre scelte.

L’universo di un bambino è tutto da impostare, da costruire, si sta formando. La sua interiorità (e qui ognuno di voi dia l’interpretazione che desidera a questo termine così “pieno” di significato) è un fiore delicato che sta crescendo, sta maturando. Ha bisogno di accudimento e di concime. Allora diventa fondamentale avere cura di quello che noi proponiamo in termini di interiorità.

Siamo anche quello che quotidianamente, ripetutamente, giorno dopo giorno, vediamo e sentiamo. Gli stimoli comunicativi dettati da parole e immagini non possono essere ignorati.

Ecco allora che il genitore deve diventare vigile. Si deve chiedere in tutta onestà se il linguaggio che usa, le trasmissioni che mostra al figlio, le immagini che gli fa vedere siano il “cibo” che desidera per la sua creatura. Deve aver chiaro che sicuramente incide nella persona quello che quotidianamente e ripetutamente si vede e si sente.

Voglio portare alcuni semplici esempi, giusto per muovermi nel concreto.

Desidero che mio figlio cresca rispettoso, ma lo lascio serenamente guardare trasmissioni in cui l’insulto e la prepotenza sono alla base della comunicazione. Chi urla di più, chi usa di più la violenza e la prepotenza verbale emerge come vincente. Diventa quindi un modello, valorizzato dai media e perciò applicabile.

Anche il nostro linguaggio domestico è spesso colorito. Comunemente una parolaccia viene vista come un intercalare normale e si assottiglia sempre più la linea di demarcazione tra ciò che è rispettoso dell’altro e ciò che non lo è. Purtroppo l’uso di un certo linguaggio incide sull’idea di rispetto che si vuole insegnare: rispetto per la persona, per la sua fisicità, i suoi pensieri, la sua cultura, le sue origini…. Rispettare non significa condividere aspetti che non sono nostri, che non ci appartengono. Si può (e in certi casi si deve) dissentire da ciò che non si approva, ma lo si può fare appunto nel rispetto dell’altro.

Il rispetto si oppone alla violenza verbale o fisica, il rispetto non ospita mai la volgarità.

C’è un altro canale utilizzato dai bambini che alimenta non sempre nel modo corretto la loro interiorità. Parlo dei videogiochi e più precisamente della dipendenza da videogiochi, che si manifesta nel desiderio di passare ore e ore davanti al piccolo schermo. Sia chiaro che non sto demonizzando questo tipo di gioco, è mia intenzione far riflettere sul fatto che quando si consegna nelle mani di un piccolo un videogioco difficilmente ci si cura del suo contenuto comunicativo per poter essere in grado di approvarlo o meno. Non ci si preoccupa, inoltre, del tempo che il figlio passa al videogioco, pensando che esso sia un passatempo innocuo, ma non sempre è così, se non vengono rispettate alcune condizioni: visione del contenuto, tempo limitato di utilizzo.

In alcune situazioni, attraverso il videogioco esasperato consegniamo i nostri figli alla violenza e non ce ne rendiamo conto. Con una pistola virtuale i bimbi passano un tempo interminabile a sparare ad un nemico, ad un mondo di nemici da cui si deve difendere. In alcuni casi, se ci pensate, i bambini sono lasciati a questo gioco per ore, ora dopo ora. Il valore della vita si fa effimero, virtuale appunto, quasi inesistente. Per prima cosa viene tolta la sacralità all’esistenza, questa idea di inviolabilità che diventa anche una tutela per tutti. Questo concetto viene frantumato dall’obiettivo stesso del gioco, simile per altro ai giochi maschili fatti da sempre. Ma qui ci sono due elementi che vanno considerati: la solitudine con cui si gioca, il tempo (lungo) in cui il gioco diventa la realtà vissuta dal bambino. Finzione e realtà si mescolano, il confine si fa sottile e non è un caso che le cronache riportino di ragazzini che hanno impugnato un fucile e per i motivi più svariati hanno fatto stragi di innocenti. È stato dato loro cibo sbagliato per la loro interiorità, in misure sbagliate.

La vita reale non è un videogioco, la morte è un evento tragico accompagnato dalla sofferenza. Se un bambino percepisce questo della morte, facilmente, per contrapposizione, assimilerà il valore reale della vita e altrettanto facilmente ne avrà rispetto.

Torna il concetto di rispetto, così importante se si vuole educare i nostri figli alla convivenza con gli altri, ma prima ancora alla convivenza con se stessi.

Il rispetto è un valore e i valori sono i paletti che puntellano la nostra vita interiore.

Allora con attenzione scegliamo non solo cosa cucineremo per cena oggi, ma anche che tipo di cibo daremo in termini di interiorità ai nostri ragazzi, ricordandoci che quanto loro sentono o vedono, nel tempo si trasforma in cibo.

Buona scelta, buona qualità di vita con i vostri bambini.

Mariella Lunardi

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in La rubrica di Mariella Lunardi
scrivi un commento
5 novembre 2013 2 05 /11 /novembre /2013 14:33
Storie di Arte: Francesco Mezzalira presenta "Le immagini degli animali tra scienza, arte e simbolismo"

Il libro indaga lo straordinario potere evocativo delle rappresentazioni degli animali, analizzando molti esempi tra i più significativi, dalla preistoria ai giorni nostri. È una monografia interdisciplinare sulla storia delle immagini, che spazia dall'ambito della mitologia a quello della scienza, dall'analisi estetica all'interpretazione simbolica. È anche il primo libro di zooiconologia: si propone di delineare oggetto, obiettivi e metodo di una scienza delle immagini zoologiche, intese come documenti del rapporto tra l'uomo e gli animali. Il testo è accompagnato da 132 illustrazioni in nero e da 16 tavole a colori.

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Incontri
scrivi un commento
2 novembre 2013 6 02 /11 /novembre /2013 23:18
Libro del mese di novembre 2013: "La moglie" di Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri conferma, con questo romanzo, il suo impareggiabile talento e la piena maturità creativa.

E’ un’opera letteraria che riesce, lentamente, a depositare nell’intimo del lettore le magnifiche e complesse vicende narrate come i personaggi nella loro immacolata trasparenza e travolgente passione.

L’autrice racconta una storia intricata e credibile che si scolpisce nella materia solida dei sentimenti e dei ricordi facendo de “La moglie” un libro indimenticabile.

Subhash e Udayan sono fratelli e sono nati in un sobborgo di Calcutta nei tormentati anni dell’indipendenza indiana. Fisicamente si assomigliano tantissimo e spesso, anche chi è loro più vicino, li confonde, ma sono diversissimi per inclinazioni, carattere e aspirazioni.

Il maggiore, Sudhash, è silenzioso e riflessivo e cerca di compiacere i genitori, mentre il minore, Udayan, è ribelle ed esuberante. Entrambi sono intelligenti e creativi ed esiste tra loro un fortissimo legame.

Sul finire degli anni settanta, quando sono oramai laureati, nelle università bengalesi si diffonde la rivolta a difesa delle millenarie ingiustizie subite dai contadini. Ecco che le vite dei due fratelli si separano.

Subhash vince una borsa di studio negli Stati Uniti, lascia la famiglia e la sua terra mentre Udayan rimane a Calcutta, si getta anima e corpo nella lotta rivoluzionaria e contravvenendo alle tradizioni sposa, senza il consenso dei genitori, Gauri, una giovane studentessa di filosofia.

Ma ecco che la tragedia irrompe improvvisa e distruttiva. La vita cambia e costringe Subhash a tornare a Calcutta per prendersi cura di Gauri, la moglie indipendente e forte del fratello che porta in grembo una bimba alla quale farà da padre.

Jhumpa Lahiri descrive con straordinaria limpidezza l’universo dei sentimenti nella loro complessità, capacità di lacerazione e dolore come di rivincita e ricomposizione.

Insomma, come lo ha definito Khaled Hosseini, un romanzo bellissimo.

Jhumpa Lahiri è nata a Londra. ed è cresciuta negli stati Uniti. Sua  madre desiderava che i suoi figli conoscessero l'India, così Jhumpa ha imparato a conoscere il suo patrimonio bengalese dalla più tenera età. Jhumpa si laurea in letteratura inglese al Barnard College nel 1989. Ha poi ricevuto diverse lauree dell'Università di Boston: un M.A. in inglese, un master in scrittura creativa, un M.A. in letteratura comparata e un dottorato di ricerca in Studi rinascimentali. Prese una borsa di studio all'Accademia di Belle Arti Work Center di Provincetown (1997-1998). Nel 2000 vince il Premio Pulitzer.

Jhumpa Lahiri è nata a Londra. ed è cresciuta negli stati Uniti. Sua madre desiderava che i suoi figli conoscessero l'India, così Jhumpa ha imparato a conoscere il suo patrimonio bengalese dalla più tenera età. Jhumpa si laurea in letteratura inglese al Barnard College nel 1989. Ha poi ricevuto diverse lauree dell'Università di Boston: un M.A. in inglese, un master in scrittura creativa, un M.A. in letteratura comparata e un dottorato di ricerca in Studi rinascimentali. Prese una borsa di studio all'Accademia di Belle Arti Work Center di Provincetown (1997-1998). Nel 2000 vince il Premio Pulitzer.

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Libro del mese Narrativa contemporanea
scrivi un commento
31 ottobre 2013 4 31 /10 /ottobre /2013 08:53

Il bello dei libri è che possono raccontare storie comuni e già sentite mille volte in modi molto diversi tra loro, anche originali e bizzarri, facendoci così vedere il mondo con uno sguardo completamente nuovo.
Boris Vian e il suo "La schiuma dei giorni" ne sono un perfetto esempio.

 

Se la si riassumesse in poche parole, infatti, la trama di questo romanzo suonerebbe come una storia d'amore, in cui il protagonista s'innamora di una bella ragazza, si sposa, ma poi il destino mostra il suo lato più buio e ti mette davanti alla sofferenza e alla malattia, che  distruggono tutto ciò che c'è di bello.
Nonostante racconti la difficoltà del vivere, la narrazione di Vian è un qualcosa di frizzante, irrequieto, pieno  di trovate originali, di giochi di parole, di idee fantasiose... e il mondo si trasforma sotto lo sguardo del lettore.
Ecco quindi che il protagonista non è un semplice protagonista, ma quasi una specie di inventore che ha costruito un pianoforte che fa i cocktail e, nella sua casa, ci sono dei simpatici topini con cui condividere gli affetti. In questo libro l'amore è una cosa così d'impatto che è impossibile non rimanerne vittima, nel bene e nel male, e quello che potrebbe essere un tumore alle vie respiratorie si trasforma in una ninfea che cresce nei polmoni e che necessita di essere circondata da una miriade di fiori per poter scomparire.
Insomma, la realtà diventa una sorta di paese delle meraviglie dove si tenta di imparare qualcosa di più sull'amore, ma anche sui rapporti interpersonali, sulle ossessioni e sul mondo che ci circonda. Non esistono limiti all'immaginazione e le pagine sprizzano immagini colorate ad ogni riga. Eppure, anche in tutto questo colore, la realtà è estremamente presente, a dimostrazione che la letteratura non si pone limiti nel raccontare l’uomo e checerte trovate fungono solo da lente di ingrandimento, giusto per vedere un po' meglio ciò che siamo e ciò che proviamo.

 

Il trailer del film tratto da questo romanzo:

Repost 0
29 ottobre 2013 2 29 /10 /ottobre /2013 23:11
Valentina Casarotto ci parla de "il segreto nello sguardo"

Il libro è nato da una forte suggestione. Nel 2003 lavoravo alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, e in una fredda domenica di novembre, quando il museo era deserto, mi sono concessa un po’ di tempo per osservare i pastelli di Rosalba Carriera che allora erano esposti in una saletta molto raccolta. Davanti al suo autoritratto intitolato La tragedia, dipinto dalla pittrice ultrasettantenne a ridosso dei suoi ultimi 10 anni di vita, afflitti da altalenante cecità, mi sono commossa al pensiero del dolore provato da un pittore nel perdere il senso più necessario all’esercizio della sua arte. E così ho scritto di getto quello che poi sarebbe divenuto il prologo del romanzo. Lì per lì ero sconcertata e impaurita del compito che mi si presentava, poiché, se ero consapevole che l’invenzione narrativa sarebbe stata libera di spaziare in ogni direzione, la mia formazione di storico mi imponeva una ricostruzione dell’epoca, dei personaggi, e degli intrecci quanto più fedele al vero.

Così, sorretta da numerosi cari amici che mi hanno incoraggiata, ho iniziato la raccolta della bibliografia, la lettura dei carteggi della pittrice, gli studi sul periodo, che si sono protratti un po’ a rilento fino alla celebrazione dei 250 anni della morte nel 2007. Non avevo abbandonato l’impresa, ma come diceva Marguerite Yourcenar, ci sono libri che non dovrebbero esser scritti prima dei quarant’anni. Ed è stato così. Nel 2010 nel breve tempo di otto mesi ho scritto tutto il romanzo, con una facilità che mi ha sorpresa e che mi sorprende tutt’ora..

Per scrivere ho intrecciato fatti della storia d’Europa e della Repubblica di Venezia con la vita della pittrice e di tutta la sua cerchia di conoscenti e committenti, creando una specie di partita a scacchi di cui sapevo già le mosse dei singoli pezzi, e di cui pian piano scoprivo con uno sguardo d’insieme relazioni e interazioni talora anche inedite.

Soprattutto lo studio del carteggio edito della pittrice ha favorito una sua conoscenza direi intima, forse una forte identificazione, e si è riflessa nella parte inventiva del romanzo e nella scelta coinvolgente dell’Io narrante.

Per mia natura sono una persona immaginifica, e quindi mi sono immersa nella visione dei dipinti e incisioni dell’epoca, Canaletto, Bellotto, Guardi, Longhi, Pellegrini, ma soprattutto Watteau, opere che mi offrivano una scenografia perfetta dove rappresentare lo sviluppo narrativo, e che mi favorito una scrittura immediata e precisa.

La scrittura era aiutata anche dall’ascolto di musica del tempo, che è presente in tutto il romanzo nelle molte occasioni di concerto a palazzo. Su tutti spicca il nome di Vivaldi, ma anche i musicisti francesi Marchand, Forqueray, hanno il loro spazio e i tedeschi quali Bach e Hasse.

Il femminile è molto presente nel romanzo, non solo per la scelta della protagonista, ma per precise e documentate circostanze storiche.

Soprattutto nella seconda parte della sua vita Rosalba Carriera vide effettivamente il suo destino incrociarsi con quello di molte donne letterate come Luisa Bergalli, o cantanti famosissime come Faustina Bordoni, o intraprendenti e anticonformiste come Caterina Sagredo Barbarigo. Donne di carattere e di talento che in quel preciso momento storico a più livelli tentavano di affermare quello che si chiamava l’honore e il merito delle donne. In quegli anni si giocavano partite fondamentali per alcuni diritti che oggi noi diamo per scontati come la possibilità di studiare, di accedere non solo all’istruzione ma anche alla professione di letterata. Spero di aver reso in qualche modo l’importanza di quel momento storico e le voci che hanno contribuito a crearlo.

E su tutte la vita di Rosalba Carriera spicca per grande indipendenza e forte affermazione, soprattutto perché realizzata con una modestia e moderazione priva di eccessi, in una linea sottotono che stupisce per efficacia.

Valentina Casarotto e "Il segreto nello sguardo" hanno vinto il Premio Mario Soldati 2012.

Valentina Casarotto e "Il segreto nello sguardo" hanno vinto il Premio Mario Soldati 2012.

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Interviste Narrativa contemporanea
scrivi un commento
25 ottobre 2013 5 25 /10 /ottobre /2013 23:08
Storie di Arte: Marco Cavalli presente "Le vite di Vasari"

La bellezza del testo vasariano come libro da leggere e godere era rimasta fino a oggi inaccessibile a causa della distanza storica che ci separa dalla lingua in cui l'opera di Vasari è scritta, quel toscano di base fiorentina che difficilmente si lascia avvicinare da un lettore ordinario.
Marco Cavalli colma finalmente questa distanza presentandoci la traduzione in italiano moderno di ventuno biografie dalle Vite scelte tra le più belle per vivacità narrativa e precisione miniaturistica del dettaglio, restituendo ventuno straordinari ritratti di artisti al piacere di una lettura non specialistica.

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Incontri
scrivi un commento
25 ottobre 2013 5 25 /10 /ottobre /2013 22:55
Gianrico Carofiglio presenta "Il bordo vertiginoso delle cose"

Interviene Riccardo Dal Ferro.
www.gianricocarofiglio.com

Un caffè al bar, una notizia di cronaca nera sul giornale, un nome che riaffiora dal passato e toglie il respiro. Enrico Vallesi è un uomo tradito dal successo del suo primo romanzo, intrappolato in un destino paradossale, che ha il sapore amaro delle occasioni mancate. Arriva però il giorno in cui sottrarsi al confronto con la memoria non è più possibile. Enrico decide allora di salire su un treno e tornare nella città dove è cresciuto, e dalla quale è scappato molti anni prima. Comincia in questo modo un avvincente viaggio di riscoperta attraverso i ricordi di un’adolescenza inquieta, in bilico fra rabbia e tenerezza. Un tempo fragile, struggente e violento segnato dall’amore per Celeste, giovane e luminosa supplente di filosofia, e dalla pericolosa attrazione per Salvatore, compagno di classe già adulto ed esperto della vita, anche nei suoi aspetti più feroci. Con una scrittura lieve e tagliente, con un ritmo che non lascia tregua, Gianrico Carofiglio ci guida fra le storie e nella psicologia dei personaggi, indaga le crepe dell’esistenza, evoca, nella banalità del quotidiano, “quel senso di straniamento che ci prende quando viaggiamo per terre sconosciute e lontane”. Romanzo di formazione alla vita e alla violenza, racconto sulla passione per le idee e per le parole, storia d’amore, implacabile riflessione sulla natura sfuggente del successo e del fallimento, Il bordo vertiginoso delle cose può essere letto in molti modi. Ma tutti riconducono a un punto preciso, a una sorta di luogo geometrico dell’anima in cui si incontrano la dolcezza e la brutalità, il desiderio e la paura, la sconfitta e l’inattesa, emozionante opportunità di ricominciare.

Repost 0
Published by Libreria Liberalibro - in Incontri
scrivi un commento

Libreria Liberalibro

Via Marconi 6
36078 Valdagno (Vi)
tel 0445 402293
mail: liberalibro.libreria@gmail.com


Siamo anche su

 FACEBOOK!

La libreria

liberalibro2

 

liberalibro1

Link