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9 aprile 2014 3 09 /04 /aprile /2014 14:23

Trent’anni d’insegnamento e di studio lontano dall’Italia e lo choc del ritorno su una cattedra nel nostro Paese sono all’origine di questo libro rivoluzionario, scritto come un’inchiesta giornalistica brillante e a tratti umoristica.

Forte della sua esperienza internazionale, l’autore spiega come potrebbe – e dovrebbe! – essere la scuola italiana se liberata da schemi rigidi, anche sindacali, e pregiudizi che ne impediscono ogni cambiamento. Poli passa sotto la lente del microscopio l’architettura degli edifici scolastici, la posizione geografica delle scuole sul territorio, l’ambiente, il comportamento di dirigenti, insegnanti, genitori e studenti, e lancia precise sfide per il futuro. Una nuova didattica e un rapporto inedito tra la scuola, gli insegnanti, gli studenti, il territorio, i sindacati e la politica è possibile. Qui, in modo divertente e approfondito, spieghiamo come.

Trent’anni d’insegnamento e di studio lontano dall’Italia e lo choc del ritorno su una cattedra nel nostro Paese sono all’origine di questo libro rivoluzionario, scritto come un’inchiesta giornalistica brillante e a tratti umoristica. Forte della sua esperienza internazionale, l’autore spiega come potrebbe – e dovrebbe! – essere la scuola italiana se liberata da schemi rigidi, anche sindacali, e pregiudizi che ne impediscono ogni cambiamento. Poli passa sotto la lente del microscopio l’architettura degli edifici scolastici, la posizione geografica delle scuole sul territorio, l’ambiente, il comportamento di dirigenti, insegnanti, genitori e studenti, e lancia precise sfide per il futuro. Una nuova didattica e un rapporto inedito tra la scuola, gli insegnanti, gli studenti, il territorio, i sindacati e la politica è possibile. Qui, in modo divertente e approfondito, spieghiamo come.

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27 marzo 2014 4 27 /03 /marzo /2014 09:38

Il 12 marzo è arrivato in Italia "Il Cardellino", l'ultimo, acclamatissimo romanzo di Donna Tartt, un'autrice che si concede poco, che impiega molti anni prima di dare alle stampe una nuova opera e che, immancabilmente, ad ogni nuova pubblicazione, riscuote consensi e successo.

Per festeggiare questo grande ritorno, Rizzoli ha reso disponibile in versione economica BUR una nuova edizione dei suoi due precedenti titoli, tra cui "Dio di illusioni", il romanzo d'esordio che la lanciò nel firmamento letterario mondiale.

A "Dio di illusioni" viene appiccicato, per motivi editoriali, il cartellino di Thriller, eppure è un vestito che gli sta davvero stretto. Certo, al suo interno ci sono omicidi, suspense e intrigo, ma non è questo il fine del romanzo. La storia, infatti, indaga piuttosto la psicologia, le azioni e i pensieri che muovono la vicenda.
Come mai dei ragazzi del college diventano degli assassini? Cosa li spinge a uccidere un loro compagno di corso? E come reagiscono?

Con uno stile da brivido, che tiene incollato il lettore dalla prima all'ultima pagina, riuscendo nella non facile impresa di non far pesare i continui rimandi a testi classici, Donna Tartt mette in scena una storia di smarrimento.
I giovani assassini sono infatti ragazzi che non riescono a trovare un loro posto nel mondo. Sembrano un gruppo a parte, un qualcosa d'altro, ma forse è solo apparenza. Sono ricchi o fingono di esserlo? Sono colti. Cercano una loro dimensione? Forse, ma questa è solo una supposizione: si sentono speciali... ma non lo pensiamo forse tutti? Non è una prerogativa della giovinezza quella di cercare nei modi più disparati il proprio posto nel mondo?
Loro, a differenza dei propri coetanei, sembrano trovarlo nel corso di greco antico tenuto da un professore incredibilmente carismatico che finisce col farli sentire ancora più 'isolati'. Il suo metodo di insegnamento, infatti, prevede pochissimi studenti (solo i sei protagonisti) e non consente la frequentazione di corsi che lui non abbia precedentemente approvato.
Diventano, così, un gruppo elitario e isolato con pochissimi contatti extra-scolastici.
Il loro amore per l'ellenismo (vero o indotto che sia) e per la bellezza che in esso vedono li porta a vivere in una realtà parallela, in cui tentano addirittura di emulare esperienze vissute dai loro soggetti di studio. Il reale perde senso ai loro occhi: non seguono la tv, i giornali, il campus...
Da qui si arriverà poi alla catastrofe, all'omicidio del loro amico. Il loro mondo 'ideale' andrà quindi a cozzare con quello reale e tutto incomincerà a sbriciolarsi. A distruggersi, creando scompiglio e azioni avventate.

"Dio di illusioni" è una storia di ricerca di sé e di fascinazione per la bellezza, di disperazione e di ricostruzione. E' anche una storia di grossi insuccessi mascherati da vittorie. Ma è soprattutto una scrittura stupenda unita a una storia che vi farà a lungo riflettere.

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18 marzo 2014 2 18 /03 /marzo /2014 22:53
La Libreria Liberalibro (Valdagno, via marconi 6), in collaborazione e con il patrocinio del comune di Valdagno, ha organizzato per venerdì 28 marzo alle 20.30 a Palazzo Festari (Sala Soster) un incontro con gli storici Alessandro Massignani e Leopoldo Bevilacqua per parlare di due saggi sulle cause della Prima Guerra Mondiale. Si tratta de “I sonnambuli” di Christopher Clark (Laterza ed) e di “1914” di Margaret Macmillan (Rizzoli ed), entrambe le opere hanno riscosso negli Stati Uniti ed in Europa un grande successo: “I Sonnambuli” ha occupato per mesi il primo posto della classifica di vendite in Germania.
 I due autori sono studiosi di calibro: Clark, australiano, ricopre la cattedra di  Nuova Storia Europea al St. Catherine’s College di Cambridge, la Macmillan, canadese, insegna  all’Università di Oxford  ed è direttrice del St. Antony College.
Entrambi, anche se in maniera e con approcci diversi  hanno cercato di indagare in una materia che ha prodotto tantissima letteratura, ma che aveva bisogno di nuove voci e di nuove vie di indagine.

La Libreria Liberalibro (Valdagno, via marconi 6), in collaborazione e con il patrocinio del comune di Valdagno, ha organizzato per venerdì 28 marzo alle 20.30 a Palazzo Festari (Sala Soster) un incontro con gli storici Alessandro Massignani e Leopoldo Bevilacqua per parlare di due saggi sulle cause della Prima Guerra Mondiale. Si tratta de “I sonnambuli” di Christopher Clark (Laterza ed) e di “1914” di Margaret Macmillan (Rizzoli ed), entrambe le opere hanno riscosso negli Stati Uniti ed in Europa un grande successo: “I Sonnambuli” ha occupato per mesi il primo posto della classifica di vendite in Germania. I due autori sono studiosi di calibro: Clark, australiano, ricopre la cattedra di Nuova Storia Europea al St. Catherine’s College di Cambridge, la Macmillan, canadese, insegna all’Università di Oxford ed è direttrice del St. Antony College. Entrambi, anche se in maniera e con approcci diversi hanno cercato di indagare in una materia che ha prodotto tantissima letteratura, ma che aveva bisogno di nuove voci e di nuove vie di indagine.

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18 marzo 2014 2 18 /03 /marzo /2014 22:43

La storia appassionante e avventurosa di una famiglia texana, i McCullough, attraverso le voci di tre narratori indimenticabili: il capostipite Eli, ora centenario e noto a tutti come «Il colonnello», suo figlio Peter, chiamato «la grande delusione» per la sua incapacità di incarnare la visione paterna, e la pronipote di Eli, Jeanne Anne, che, da ultima erede dell'impero familiare, deve affrontare la partita finale con il destino.

Dalle grandi praterie annerite da immense mandrie di bisonti, agli smisurati ranch di proprietà di un pugno di allevatori che regnavano come monarchi assoluti su schiere di vaqueros, al paesaggio arido e desolato punteggiato dalle torri dei campi petroliferi, la storia del Texas occidentale è la storia di un susseguirsi di massacri, la storia di una terra strappata di mano piú e piú volte nel corso delle generazioni. E inevitabilmente anche la storia dei McCullough, pionieri, allevatori e poi petrolieri, è una storia di massacri e rapine, a partire dal patriarca Eli, rapito dai Comanche in tenera età e tornato a vivere fra i bianchi alle soglie dell'età adulta, per diventare infine, sulla pelle dei messicani e grazie ai traffici illeciti fioriti nel caos della Guerra Civile, un ricchissimo patrón. Ma se Eli McCullough, pur sognando la wilderness perduta, non esita ad adattarsi ai tempi nuovi calpestando tutto ciò che ostacola la sua ascesa, suo figlio Peter sogna invece un futuro diverso, che non sia quello del petrolio che insozza la terra e spazza via i vecchi stili di vita, e non può che schierarsi con trepida passione dalla parte delle vittime. La storia, però, la fanno i vincitori, ed ecco allora Jeanne, la pronipote di Eli, magnate dell'industria petrolifera in un mondo ormai irriconoscibile, in cui di bisonti e indiani non c'è piú neanche l'ombra, e i messicani sono stati respinti al di là del Rio Grande. Toccherà a lei affrontare, nel modo piú letterale possibile, un tragico e inesorabile ritorno del rimosso. Dopo aver esplorato, in Ruggine americana, le rovine dell'impero industriale statunitense, in questo romanzo western anomalo e modernissimo, fortemente politico e per nulla ideologico, Philipp Meyer indaga senza reticenze le origini di quello stesso impero, per raccontarci quanto è sempre stato sottile il confine che separa l'eroismo dalla ferocia.

Philipp Meyer è cresciuto a Baltimora, Maryland. Ha lasciato il liceo a 16 anni. Dopo aver lavorato per diversi anni in un centro traumatologico, si è iscritto alla Cornell University, dove ha studiato letteratura inglese. Dopo la laurea, ha lavorato in banca, poi come operaio edile, e infine di nuovo in un ospedale. I suoi racconti sono usciti su «The New Yorker», «Esquire», «McSweeney's», «Salon» e l'«Iowa Review». Ruggine americana («I coralli», 2010 ) è stato nominato Miglior libro del 2009 da «The New York Times», dal «Los Angeles Times» e dall'«Economist» ed è stato inserito nella Newsweek's list of «Best Books Ever», Amazon Top 100 Books of 2009, Washington Post Top 10 Books of 2009. Philipp Meyer è stato selezionato da «The New Yorker» tra i 20 migliori scrittori sotto i 40 anni

Philipp Meyer è cresciuto a Baltimora, Maryland. Ha lasciato il liceo a 16 anni. Dopo aver lavorato per diversi anni in un centro traumatologico, si è iscritto alla Cornell University, dove ha studiato letteratura inglese. Dopo la laurea, ha lavorato in banca, poi come operaio edile, e infine di nuovo in un ospedale. I suoi racconti sono usciti su «The New Yorker», «Esquire», «McSweeney's», «Salon» e l'«Iowa Review». Ruggine americana («I coralli», 2010 ) è stato nominato Miglior libro del 2009 da «The New York Times», dal «Los Angeles Times» e dall'«Economist» ed è stato inserito nella Newsweek's list of «Best Books Ever», Amazon Top 100 Books of 2009, Washington Post Top 10 Books of 2009. Philipp Meyer è stato selezionato da «The New Yorker» tra i 20 migliori scrittori sotto i 40 anni

Libro del mese marzo 2014: "il figlio" Philipp Meyer

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18 marzo 2014 2 18 /03 /marzo /2014 22:40
Incontri d'autore: Marta Nicolussi presenta "L'uomo dai fili d'argento"

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17 marzo 2014 1 17 /03 /marzo /2014 14:17

Alvise Pàvari Dal Canal, protagonista di "Due belle sfere di vetro ambrato" (che è stato presentato anche qui a Valdagno), torna con una nuova avventura dal titolo "Venivano da lontano", ovviamente scritta da Giorgio Caponetti.

 

Alvise, Ippologo di fama mondiale che vive nel suo bel palazzo sul Canal Grande, riceve una telefonata da un vecchio amico che gli chiede di raggiungerlo a Tuscania. Alvise, riluttante, è costretto a partire per via di un vecchio debito, ma si ritroverà invischiato in un misterioso omicidio in cui ci sono di mezzo pure dei cavalli, gli etruschi e...

 

La scrittura di Caponetti torna in questa nuova avventura più frizzante che mai. L'allegria e la gioia di vivere del protagonista si respirano ad ogni pagina e il lettore non può fare a meno di rimanere affascinato dall'antica civiltà etrusca, dalle bellezze paesaggistiche laziali e, neanche a dirlo, dai cavalli e dalla vita genuina.

 

"Venivano da lontano" è il giusto libro se si vuole passare qualche ora in compagnia di un simpatico buongustaio veneziano, capace di far sorridere e assaporare i piaceri della vita.

 

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9 marzo 2014 7 09 /03 /marzo /2014 22:06

Forse abbiamo dimenticato che la natura è una grande maestra! Un tempo non era così: si osservava il cielo, si ascoltava il vento, le semine venivano fatte scrutando la luna… La natura era “madre”, a volte crudele, ma madre presente e in qualche modo influenzava le scelte degli uomini. Oggi la natura è stata presa e messa da parte. Usata solo per essere sfruttata. Non insegna più nulla soprattutto perché nessuno si mette in ascolto.

Quotidianamente organizziamo la nostra vita senza più tener conto dei ritmi naturali che ci governano. Non li riconosciamo e orientiamo le nostre scelte altrove, soddisfacendo ad ogni costo i nostri bisogni personali. A volte senza porci dei limiti.

La natura per prima ci insegna i limiti! L’alternarsi del giorno e della notte, con la loro ciclicità, ci parla di limiti: di luce, di buio. Di luce per avvolgerci di energia da consumare nelle molteplici attività. Di buio per lasciarci cullare dall’oscurità della notte e lasciarci andare al sonno. Giorno per vivere, notte per dormire.

Oggi questo limite è stato frantumato e la vita si consuma nel manto nero delle ore notturne, mentre le albe magnifiche e le mattinate che chiamano al risveglio del corpo e della mente sono state affidate al sonno, soprattutto nei giorni festivi, liberi dal vincolo lavorativo.

Così cambiano le abitudini, così si impostano ritmi nuovi, diversi.

Ritmi che in qualche modo coinvolgono anche i bambini, perché i piccoli, mai come ora, seguono i grandi e si adattano al loro stile di vita. Il sonno notturno, che è una miniera così preziosa di ricarica per grandi e piccini, viene disturbato dall’abitudine sempre più condivisa di gestire la sera fino a tardi, riempiendola delle attività più svariate. Così anche la notte per i bambini diventa il luogo dell’incontro, dell’attività e il sonno reclama la sua oasi di pace che tarda a venire, incurante dei ritmi naturali che il nostro corpo desidera seguire.

Il sonno è un dono per tutti, soprattutto per un bambino. Il sonno è benzina per la mente, è energia per il corpo, è oro per l’attenzione. Un bimbo che dorme con regolarità è più disteso, disponibile verso le attività che gli vengono proposte, ha tempi di attenzione più lunghi, più energia. Uno scolaro che va a scuola “carico” grazie a una lunga e buona notte di riposo è aperto all’apprendimento e più predisposto a sostenere l’impegno richiesto perchè esso si realizzi. Il sonno è prezioso!

È così importante che va tutelato, protetto. Non stravolto nelle abitudini, ma assecondato dai rituali che lo trattengano, lo facciano “abitare” nelle nostre case con il riguardo dovuto.

Esistono buone abitudini date ai bambini che facilitano il loro riposo. Andare a dormire alla stessa ora in un ambiente sereno è una buona abitudine. Leggere una storia al piccolo prima che si addormenti non solo è una ottima abitudine, ma si trasforma anche in un’occasione per stare con il figlio donandogli un tempo prezioso investito in un’attività che lo ammalierà e lo accompagnerà a chiudere gli occhi immerso nella meravigliosa e avvolgente fantasia dei racconti.

La lettura di una storia diventa una specie di Caronte che traghetta i piccoli nel mondo dei sogni!

Tutto si fa armonia in una casa dove un genitore trova il tempo per stare con suo figlio, calda presenza che legge. Dove il ritmo “giorno – notte” viene rispettato,dove esiste un orario per fare la nanna, mentre il sole si riposa e la luna, sentinella silenziosa, veglia il sonno schiacciando l’occhio alle stelle.

Allora mi piacerebbe immaginare giovani genitori che sanno anche aggregarsi con intrattenimenti casalinghi che prevedano “l’accompagnamento” dei figli al sonno in orari a loro adeguati.

Mi immagino adulti che si alternano nel racconto di storie, mentre altri si intrattengono in stanze diverse per godere il “tempo” dei grandi. Un po’ come viene chiesto di fare con l’alcool quando si deve guidare.

Mi piace pensare a soluzioni che diversifichino la vita notturna dei figli da quella dei genitori, per garantire al minore un sonno sereno, cullato dal ritmo giorno-notte, in sintonia col respiro della natura.

È utopia? Ho questo sogno: vedere rispettato il diritto al riposo di un minore, in armonia con il creato.

Buona qualità di vita con i vostri figli.

Mariella Lunardi

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14 febbraio 2014 5 14 /02 /febbraio /2014 00:43
Vi aspettiamo numerosi Giovedì 20 febbraio 2014 nella nostra Libreria in Via Marconi 6 a Valdagno

Vi aspettiamo numerosi Giovedì 20 febbraio 2014 nella nostra Libreria in Via Marconi 6 a Valdagno

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14 febbraio 2014 5 14 /02 /febbraio /2014 00:32
Libro del mese di febbraio 2014: "La vita sognata di Ernesto G." di Jean-Michel Guenassia

Chi è Ernesto G., l’uomo che, ad un certo punto, compare nel nuovo romanzo di Jean-Michel Guenassia?

Bè! Ve lo possiamo svelare, si tratta di Ernesto Che Guevara. Ma cosa ci fa il Che a Praga nel 1965? Ci va per curarsi? Fatto sta che nella città ceca entra in contatto con Joseph Kaplan, medico di origine ebrea, specializzato in malattie tropicali e innamorato del tango.

Joseph Kaplan vive a lungo, nel 2010 lo vediamo compiere cento anni circondato dai suoi figli; la sua vita è stata piena, vissuta con dignità, affrontando grandissime difficoltà, ma avendo anche importanti soddisfazioni lavorative. Divenuto medico, ancora giovane, accetta un posto da ricercatore all’istituto Pasteur di Algeri, dove conoscerà Christine, l’amore della sua vita. Ma, ad un certo punto, le vicende storiche del secondo dopo guerra lo costringeranno a tornare nella sua Praga alla ricerca di suo padre. Qui vivrà grandi dolori e incontri straordinari.

Vi proponiamo un intervista a Jean-Michel Guenassia, che abbiamo preso dal blog http://giallo.blog.rai.it/2013/10/29/la-vita-sognata-di-ernesto-g/.

Questo romanzo nasconde fin dal titolo un mistero. Chi è Ernesto G?

Ernesto G è Ernesto Che Guevara, figura eroica tra i simboli più importanti del secolo scorso. Facendo ricerche su di lui ho scoperto un secondo mistero: non solo era un medico, attività che condivide con Joseph Kaplan, altro importante personaggio del mio romanzo, ma c’è un buco di quattro mesi nella sua biografia. Si sa che ha trascorso un certo periodo di tempo a Praga, nella primavera del 1965, che era gravemente malato, ma nessuno ha saputo spiegare il motivo del suo soggiorno. Un anno dopo moriva in Bolivia. Ho cercato quindi di capire che cosa può essere successo in quei mesi, di dare una spiegazione plausibile alla sua presenza in Europa. Ho così deciso di farlo incontrare con un medico specializzato in malattie tropicali che aveva il compito di guarirlo, Joseph Kaplan, appunto.

Ci parli un po’ dell’altro protagonista del romanzo, Joseph Kaplan?

Nato a Praga nel 1910 la sua esistenza si svolge lungo tutto il secolo, tanto che giunge a compiere i 100 anni nel 2010 circondato dai figli. Facendo parte di una famiglia di medici non può che seguire la tradizione di famiglia e studiare medicina. Abbraccia gli ideali della sua epoca e si ritrova a girare l’Europa, da Praga a Parigi fino ad approdare in Africa, ad Algeri, dove viene chiamato a lavorare presso l’Istituto Pasteur. Come l’eroe del Processo di Kafka, del quale condivide le iniziali di nome e cognome, vive l’angosciosa esperienza di essere processato e imprigionato nel perverso meccanismo comunista.

Un’altra figura storica che si affaccia nel suo libro è Albert Mathé, che altri non è che Albert Camus.

Sì, ho scoperto che anche Camus si trovava ad Algeri, dove metteva in scena le sue prime pièce presso il ristorante Padovani – che esiste veramente – e fu testimone della terribile peste che colpì la città e che lo ispirò a scrivere la Peste. Lo presento con il suo nome di battaglia (Mathé). Fu tra i primi a valorizzare l’opera di Kafka.

Lei ama i romanzi ricchi di personaggi e dalle trame intense.

Mi piacerebbe scrivere romanzi di 200 pagine, ma proprio non mi riesce. Nel Club degli incorreggibili ottimisti c’erano venti personaggi secondari e anche qui amo seguire la storia di tante figure. Prediligo personaggi dalle vite piene di difficoltà e di difetti. Se fossero felici non avrebbero storie degne di essere raccontate.

Anche le figure femminili hanno un ruolo fondamentale nella sua storia: da Christine a Helena, solo per citarne alcune.

Sì, nel desiderio di raccontare la storia del 1900 non potevo non dare spazio alla lotta del femminismo, nasce cosi la figura di Christine, la donna amata da Joseph, attrice e figura indipendente, battagliera e determinata a lottare per i propri diritti. Femminista convinta, ha un carattere impetuoso che fa da contraltare a quello di Joseph, pacato e riflessivo. Anche Helena, figlia della coppia, sarà protagonista della seconda parte del libro. Si prenderà cura del padre quando la vita li metterà alla prova e vivrà un amore intenso quanto impossibile.

Colonna sonora del romanzo sono i tanghi di Carlos Gardel.

Nel corso delle mie ricerche ho scoperto che, nella realtà, Che Guevara amava la sua musica, passione trasmessagli dalla madre che, quando era piccolo, lo trascinò perfino al suo funerale. Nel romanzo Che Guevara scopre che Kaplan è un ottimo ballerino di tango e ha tutta la collezione dei dischi di Gardel, a partire dalla meravigliosa canzone Volver. Un altro elemento che unisce i due uomini.

Sta già pensando al prossimo romanzo?

In realtà ne ho scritto già gran parte. Non ha ancora un titolo, ma è ambientato tra l’Inghilterra e l’India.

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29 gennaio 2014 3 29 /01 /gennaio /2014 21:55
- Una farfalla sbatte le ali a Schio, tra gli echi dei cannoni della Grande Guerra. Trentasei anni dopo una donna, nello stesso luogo, compra un fiore per il primo amore della sua vita. Nel frattempo, è capitato di tutto e il suo contrario.
I timidi atti eroici e le sconfinate miserie degli uomini, la carneficina di un’epoca buia e la bellezza nascosta in un baule, l’inciampo nell’innocenza e il balzo nell’abominio del potere. Sulla scena, piccole e grandi esistenze si intrecciano a coincidenze che non sono mai tali, mentre il testimone passa da una generazione all’altra.
Ma cosa resta in eredità, alla fine di tutto, alla famiglia Barbero?
C’è il coraggio di essere vigliacchi, per salvare se stessi o un’idea. C’è la seduzione del male, che dissolve la pietà come un perfido prestigiatore. Ci sono segreti che valgono qualsiasi prezzo e legami che meritano ancora di più. Ci sono gli occhi grandi della Storia e il lupo ad attenderli nel bosco.
E intanto un’altra farfalla, sullo stesso filo d’erba, sbatte le ali in un "posto migliore". -

- Una farfalla sbatte le ali a Schio, tra gli echi dei cannoni della Grande Guerra. Trentasei anni dopo una donna, nello stesso luogo, compra un fiore per il primo amore della sua vita. Nel frattempo, è capitato di tutto e il suo contrario. I timidi atti eroici e le sconfinate miserie degli uomini, la carneficina di un’epoca buia e la bellezza nascosta in un baule, l’inciampo nell’innocenza e il balzo nell’abominio del potere. Sulla scena, piccole e grandi esistenze si intrecciano a coincidenze che non sono mai tali, mentre il testimone passa da una generazione all’altra. Ma cosa resta in eredità, alla fine di tutto, alla famiglia Barbero? C’è il coraggio di essere vigliacchi, per salvare se stessi o un’idea. C’è la seduzione del male, che dissolve la pietà come un perfido prestigiatore. Ci sono segreti che valgono qualsiasi prezzo e legami che meritano ancora di più. Ci sono gli occhi grandi della Storia e il lupo ad attenderli nel bosco. E intanto un’altra farfalla, sullo stesso filo d’erba, sbatte le ali in un "posto migliore". -

Incontro con l'autore: Luca Valente presenta "Un posto migliore"

Se vuoi approfondire la parte storica che fa da sfondo a un posto migliore ti consigliamo di leggere "Il mistero della missione giapponese" Savegnago - Valente Cierre ed. 20.00 euro

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