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13 giugno 2014 5 13 /06 /giugno /2014 00:27
http://www.martinadogana.it/     Martina Dogana è una nota triathleta italiana. Con il tempo si è specializzata nelle lunghe distanze, vincendo non solo quattro titoli italiani di specialità, ma anche medaglie individuali e a squadre ai Campionati Europei e Mondiali, e gare di livello mondiale come l’Ironman di Nizza del 2008. È una delle poche atlete a essersi imposta in tutti i principali circuiti di triathlon sulla lunga distanza.

http://www.martinadogana.it/ Martina Dogana è una nota triathleta italiana. Con il tempo si è specializzata nelle lunghe distanze, vincendo non solo quattro titoli italiani di specialità, ma anche medaglie individuali e a squadre ai Campionati Europei e Mondiali, e gare di livello mondiale come l’Ironman di Nizza del 2008. È una delle poche atlete a essersi imposta in tutti i principali circuiti di triathlon sulla lunga distanza.

Il triathlon, nato nel 1978 alle isole Hawaii, in soli tre decenni si è evoluto e da prova estrema è diventato uno sport molto popolare con distanze molto più corte e accessibili a tutti. Dai Giochi Olimpici di Sydney fa parte del programma olimpico nella sua versione classica di 1,5 km a nuoto, 40 km di ciclismo e 10 km di corsa.
Praticabile a ogni età, il triathlon è adatto sia ai bambini, che trovano così un’ottima scusa per stare all’aria aperta e giocare con i coetanei, sia agli adulti, alla ricerca di un modo nuovo e salutare di impiegare il tempo libero. Il triathlon è anche uno stile di vita perché insegna a mettersi in gioco ogni giorno ponendosi sempre nuovi obiettivi e organizzandosi al meglio per riuscire a raggiungerli.
Questo libro ha l’intento di guidare sia gli aspiranti triathleti verso la loro prima gara, sia i più esperti che vogliono migliorare in questa disciplina, con tanti consigli sulla scelta dei mezzi e dei materiali e su come allenarsi al meglio senza il timore di dover affrontare in una volta sola tre sport tanto diversi tra loro.

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4 giugno 2014 3 04 /06 /giugno /2014 12:33
Mercoledì 4 giugno ore 20.30Libreria Liberalibro FOTORICERCA in "SGUARDI URBANI" "Ho fotografato per non dimenticare.Per non smettere di guardare"Daniel Pennac

Mercoledì 4 giugno ore 20.30Libreria Liberalibro FOTORICERCA in "SGUARDI URBANI" "Ho fotografato per non dimenticare.Per non smettere di guardare"Daniel Pennac

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15 maggio 2014 4 15 /05 /maggio /2014 00:37
Da qualche mese è tornato in libreria “Villette, l’ultimo romanzo di Charlotte Brontë, che  scrisse piena di dolore per la morte del fratello e delle amate sorelle. La storia di Lucy Snowe è emblema della disillusione che Charlotte prova nei confronti della vita, che poche gioie dispensa all’uomo e lo costringe a lottare per ottenere solo un poco di felicità. 
Lucy Snowe, come la più famosa Jane Eyre, è una donna esile, sfortunata e insignificante, che deve far fronte alle sventure della vita con coraggio ed costretta  scelte spesso difficili. All’inizio del romanzo Lucy è ospite della sua madrina Mrs Bretton , infatti per un motivo che non viene specificato lei preferisce vivere lontana dalla propria famiglia. Tuttavia, ad un certo punto Lucy lascia la casa di Mrs Bretton per tornare a casa dove sembra essere accaduto l’irreparabile. Rimasta del tutto solo e priva di sostentamento cerca lavoro ed entrerà come dama di compagnia, nella casa di una  ricca signora che ben presto morirà e lascerà di nuovo la nostra protagonista in balia della sorte. Lucy, di nuovo, non ha più una casa e decide di lasciare l’Inghilterra per cercare fortuna e lavoro nel continente. Giunge a Villette, città immaginaria che adombra Bruxelles, e qui riesce a farsi assumere come  insegnante d’inglese nell’istituto di Madame Beck.
A Villette la storia entra nel vivo e Lucy Snowe conosce M. Paul Emanuel, docente di letteratura, uomo burbero e duro. Tra i due nasce un sentimento puro, ma minato da incomprensioni religiose e caratteriali. Non sarà un amore a lieto fine, come era accaduto a Jane Eyre; inoltre, a Villette, Lucy rincontra Mrs Bretton e il figlio di lei Graham e la vicenda prenderà altri risvolti…..
Questo romanzo beneficia della facilità di scrittura di Charlotte Brontë e della sua straordinaria capacità di leggere l’animo umano. Di nuovo Charlotte ci regala un affresco della sua epoca e della sua concezione della vita e lo fa un momento per lei tra i più difficili e la mancanza del lieto fine ne è l’immagine.

Da qualche mese è tornato in libreria “Villette, l’ultimo romanzo di Charlotte Brontë, che scrisse piena di dolore per la morte del fratello e delle amate sorelle. La storia di Lucy Snowe è emblema della disillusione che Charlotte prova nei confronti della vita, che poche gioie dispensa all’uomo e lo costringe a lottare per ottenere solo un poco di felicità. Lucy Snowe, come la più famosa Jane Eyre, è una donna esile, sfortunata e insignificante, che deve far fronte alle sventure della vita con coraggio ed costretta scelte spesso difficili. All’inizio del romanzo Lucy è ospite della sua madrina Mrs Bretton , infatti per un motivo che non viene specificato lei preferisce vivere lontana dalla propria famiglia. Tuttavia, ad un certo punto Lucy lascia la casa di Mrs Bretton per tornare a casa dove sembra essere accaduto l’irreparabile. Rimasta del tutto solo e priva di sostentamento cerca lavoro ed entrerà come dama di compagnia, nella casa di una ricca signora che ben presto morirà e lascerà di nuovo la nostra protagonista in balia della sorte. Lucy, di nuovo, non ha più una casa e decide di lasciare l’Inghilterra per cercare fortuna e lavoro nel continente. Giunge a Villette, città immaginaria che adombra Bruxelles, e qui riesce a farsi assumere come insegnante d’inglese nell’istituto di Madame Beck. A Villette la storia entra nel vivo e Lucy Snowe conosce M. Paul Emanuel, docente di letteratura, uomo burbero e duro. Tra i due nasce un sentimento puro, ma minato da incomprensioni religiose e caratteriali. Non sarà un amore a lieto fine, come era accaduto a Jane Eyre; inoltre, a Villette, Lucy rincontra Mrs Bretton e il figlio di lei Graham e la vicenda prenderà altri risvolti….. Questo romanzo beneficia della facilità di scrittura di Charlotte Brontë e della sua straordinaria capacità di leggere l’animo umano. Di nuovo Charlotte ci regala un affresco della sua epoca e della sua concezione della vita e lo fa un momento per lei tra i più difficili e la mancanza del lieto fine ne è l’immagine.

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11 maggio 2014 7 11 /05 /maggio /2014 21:07
Cristina Bellemo è vicentina, di Bassano del Grappa. É giornalista e scrive per ragazzi da qualche anno. Tra i suoi albi il bellissimo "La leggerezza perduta" edito da Topipittori nel quale concetti come "utile e superfluo" o "crescita sostenibile" sono messi in fiaba e raccontata ai più piccoli.
In "Sottosopra" invece, delle edizioni Zoolibri, la Bellemo narra di due Paesi, quello di Sopra e quello di Sotto, ben separati tra loro, zeppi rispettivamente di soprintendenti, soprannomi, soprabiti, e di sottotenenti, sottoscala e sottovesti. In seguito ad una bufera di vento i due paesi si ritrovarono un po' scombussolati, un po' sottosopra, ma più variegati e contenti. Di recentissima pubblicazione è invece il romanzo edito da Rizzoli: "Io e il falco". Un romanzo che l'autrice rivolge a lettori delle scuole medie, nonché adulti appassionati di natura. "Io e il falco" è un romanzo di formazione, un romanzo di crescita, una storia che narra di una passione particolare e di un'altrettanta particolare amicizia. Siamo a metà degli anni '70, tra la Puglia e il Veneto. Un ragazzino di dieci anni, Salvatore, riceve in dono dal nonno un falco, a cui darà nome Piccolo. Un romanzo in cui la falconeria, la stessa descritta da Federico II di Svevia, nel trattato "De arte venandi cum avibus", diventa ragione di vita di questo ragazzo. Inizialmente ostacolato dai genitori, ritroveremo Salvatore, cresciuto, seguire le proprie idee in giro per il mondo: Austria, Brasile e negli Stati Uniti, dove per il "Peregrine Fund" partecipa ad un progetto per far tornare liberi dei piccoli nati in cattività. "La falconeria è un'arte che forma naturalisti. Fa germogliare ed esplodere l'amore e il senso di protezione per la vita", e il romanzo della Bellemo è un inno alla vita, non solo a quella, in mezzo alla natura.

Cristina Bellemo è vicentina, di Bassano del Grappa. É giornalista e scrive per ragazzi da qualche anno. Tra i suoi albi il bellissimo "La leggerezza perduta" edito da Topipittori nel quale concetti come "utile e superfluo" o "crescita sostenibile" sono messi in fiaba e raccontata ai più piccoli. In "Sottosopra" invece, delle edizioni Zoolibri, la Bellemo narra di due Paesi, quello di Sopra e quello di Sotto, ben separati tra loro, zeppi rispettivamente di soprintendenti, soprannomi, soprabiti, e di sottotenenti, sottoscala e sottovesti. In seguito ad una bufera di vento i due paesi si ritrovarono un po' scombussolati, un po' sottosopra, ma più variegati e contenti. Di recentissima pubblicazione è invece il romanzo edito da Rizzoli: "Io e il falco". Un romanzo che l'autrice rivolge a lettori delle scuole medie, nonché adulti appassionati di natura. "Io e il falco" è un romanzo di formazione, un romanzo di crescita, una storia che narra di una passione particolare e di un'altrettanta particolare amicizia. Siamo a metà degli anni '70, tra la Puglia e il Veneto. Un ragazzino di dieci anni, Salvatore, riceve in dono dal nonno un falco, a cui darà nome Piccolo. Un romanzo in cui la falconeria, la stessa descritta da Federico II di Svevia, nel trattato "De arte venandi cum avibus", diventa ragione di vita di questo ragazzo. Inizialmente ostacolato dai genitori, ritroveremo Salvatore, cresciuto, seguire le proprie idee in giro per il mondo: Austria, Brasile e negli Stati Uniti, dove per il "Peregrine Fund" partecipa ad un progetto per far tornare liberi dei piccoli nati in cattività. "La falconeria è un'arte che forma naturalisti. Fa germogliare ed esplodere l'amore e il senso di protezione per la vita", e il romanzo della Bellemo è un inno alla vita, non solo a quella, in mezzo alla natura.

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2 maggio 2014 5 02 /05 /maggio /2014 23:56

 

Quanta sofferenza ci restituisce la sofferenza dei nostri figli! Il loro dolore di fronte a un insuccesso, a un’amarezza, a una difficoltà… entra con forza in noi e ci lascia in ansia. Ci chiediamo se il nostro bambino sia in grado di superare la prova che sta vivendo senza riportare troppe ferite, se la difficoltà che sperimenta sia proprio necessaria, se non ci siano modalità diverse per superarla, se…se…se…

Noi non riusciamo a sopportare il dolore delle nostre creature, non vogliamo vedere i nostri figli nella sofferenza. Credo che questo sia un sentimento che proviamo nei confronti di tutte le persone che amiamo e mi permetto di dire che è un sentimento forte che sento spesso anche io. Più si ama e più si sente il bisogno di proteggere il proprio amato da ogni cosa, soprattutto dalla sofferenza.

Così, di fronte al dolore dei nostri bambini, tra i tanti “se” che ci attraversano ne emerge uno prorompente: ”E se io riuscissi a evitare il suo dolore?”. Anche questo interrogativo è pienamente legittimo nei rapporti d’amore. È appunto l’opposto dell’indifferenza che proviamo per un estraneo, è un aspetto dell’accudimento che si fa tutela vigile. È amore.

Allora, cosa c’è di strano nel darsi da fare per un figlio che soffre? Perché parlarne se tutto è così normale?

Ecco, vorrei che riflettessimo insieme sulle modalità che la tutela oggi utilizza, o meglio vorrei che riflettessimo sui modi corretti di proteggere un bambino dalla sofferenza.

Sempre devo precisare che quando parlo di situazioni difficili mi riferisco a quelle realtà che hanno fatto parte della vita di tutti i bambini ( litigi tra compagni, esclusioni dai giochi, delusioni, insuccessi scolastici…) e non di situazioni estreme dove l’intervento di un adulto è necessario e doveroso per la tutela di un minore. Nelle situazioni sopra citate oggigiorno c’è la tendenza dei genitori ad intervenire con una certa urgenza per riportare la normalità nella vita del figlio, affinchè il motivo della sofferenza venga eliminato.

La sofferenza, le difficoltà che incontriamo nel nostro cammino sono elementi che fanno parte dell’esperienza, in questa nostra vita. La nostra umanità ci porta, purtroppo, a sperimentare le situazioni difficili, di sofferenza nelle quali proprio la vita stessa ci fa entrare. Sono momenti impegnativi da superare e credo che nessuno di noi li viva gioiosamente. Ma molto spesso, attraverso alcune situazioni complicate siamo costretti a tirar fuori il meglio di noi stessi. Siamo messi alla prova e dobbiamo reagire per superare l’ostacolo che ci siamo trovati davanti. Allora dobbiamo avere forza, determinazione, coraggio, pazienza, speranza, fiducia… Le prove ci modellano e ci fanno scoprire le carte più importanti del nostro esistere: ci forgiano e spesso, se sappiamo sfruttare le situazioni, ci lasciano migliori di prima.

Possiamo così dire che la sofferenza che non possiamo evitare o che fa parte del gioco della crescita diventa un’opportunità per migliorarci.

Tutto questo vale per un adulto, ma anche per un bambino, quando sperimenta le sue sconfitte, sconfitte che sono state un po’ quelle di tutti. Nella difficoltà anche il piccolo ha la necessità di sperimentare le sue capacità, di verificare che è in grado di farcela da solo, di allenare: forza, pazienza, determinazione, coraggio…E nella difficoltà anche un figlio cresce e si fortifica. Un conflitto con un compagno, il pianto per un’esclusione dal gruppo, la sofferenza per un brutto voto hanno fatto parte dell’esperienza di tutti e non uccideranno i nostri bambini, soprattutto se ci troveranno al loro fianco pronti ad incoraggiarli e a sostenerli, alimentando la speranza. Non sarà necessario intervenire perché scompaia la causa della sofferenza, sarà utile aspettare insieme che passi, per sperimentare così che anche il dolore ha una fine e che non ci annienta, che può essere vinto. Che lezione meravigliosa per la vita!

Invece noi siamo tentati sempre, come dicevo prima, a estirpare con il nostro intervento la fonte della sofferenza. Hai preso una nota e piangi? Parlerò con l’insegnante perché ciò non accada più. Ti hanno escluso da un gioco? Mi rivolgerò alla mamma del compagno responsabile della tua esclusione. E così via…

Le crisalidi sono gabbie che imprigionano le farfalle. Forse anche una farfalla non vorrebbe subire la limitazione derivante da quell’involucro. Se lo tagliassimo per far uscire anzitempo la farfalla, l’animale morirebbe. Non gli avremmo dato il tempo di maturare.

Dobbiamo vigilare di non fare lo stesso errore con i nostri figli. Dobbiamo permettere loro di maturare con le loro forze, anche grazie a quei piccoli dolori che la quotidianità ci elargisce.

Così, attraverso anche la sofferenza, i nostri figli sapranno fortificarsi e si prepareranno ad affrontare la vita.

Meravigliose farfalle i bambini, noi tutti il loro cielo.

Buona qualità di vita con i vostri figli.

Mariella Lunardi

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20 aprile 2014 7 20 /04 /aprile /2014 23:26
New York, 1929. Una bambina si aggira fra gli scaffali di un grande e famoso emporio, pieno di ogni sorta di merci; non ha nome né età, il suo viso è allo stesso tempo bellissimo e terrificante. Si infila una baguette sotto il cappotto, ma viene fermata da un guardiano. Nel giro di pochi istanti si trova al cospetto del signor Rosenberg, il proprietario del lussuoso emporio. Da qui tutto ha inizio. La vita di Rosenberg, scandita dalle speculazioni in Borsa e dalle visite al suo esclusivo club, sarà sconvolta. Tutto per colpa della bambina e di un suo misterioso compare, un venditore di lamette e di stilografiche che difende i poveri come lui e dichiara guerra a Rosenberg e ai suoi empori. Ma Rosenberg non è tipo da farsi mettere nel sacco da un poveraccio e da una ragazzina senza nome, mostruosa e incantevole allo stesso tempo. Mentre la grande crisi sconvolge New York e l´America, fra i due uomini inizia una guerra senza quartiere. Una sola cosa è sicura: alla fine ci sarà un solo vincitore e niente sarà più come prima. Basta sprecare il tempo prendendosela con i dipendenti negligenti e con i poveri, solo perché esistono. È il momento di agire, prima che la crisi trascini via tutto e sia troppo tardi. Una storia che fa riflettere e offre una nuova chiave interpretativa della crisi e del nostro tempo.

New York, 1929. Una bambina si aggira fra gli scaffali di un grande e famoso emporio, pieno di ogni sorta di merci; non ha nome né età, il suo viso è allo stesso tempo bellissimo e terrificante. Si infila una baguette sotto il cappotto, ma viene fermata da un guardiano. Nel giro di pochi istanti si trova al cospetto del signor Rosenberg, il proprietario del lussuoso emporio. Da qui tutto ha inizio. La vita di Rosenberg, scandita dalle speculazioni in Borsa e dalle visite al suo esclusivo club, sarà sconvolta. Tutto per colpa della bambina e di un suo misterioso compare, un venditore di lamette e di stilografiche che difende i poveri come lui e dichiara guerra a Rosenberg e ai suoi empori. Ma Rosenberg non è tipo da farsi mettere nel sacco da un poveraccio e da una ragazzina senza nome, mostruosa e incantevole allo stesso tempo. Mentre la grande crisi sconvolge New York e l´America, fra i due uomini inizia una guerra senza quartiere. Una sola cosa è sicura: alla fine ci sarà un solo vincitore e niente sarà più come prima. Basta sprecare il tempo prendendosela con i dipendenti negligenti e con i poveri, solo perché esistono. È il momento di agire, prima che la crisi trascini via tutto e sia troppo tardi. Una storia che fa riflettere e offre una nuova chiave interpretativa della crisi e del nostro tempo.

Fabrizio Silei è nato a Firenze. Diplomato all'Istituto d'arte e laureato in Scienze Politiche, ha lavorato per anni come sociologo presso diversi istituti di ricerca dedicandosi soprattutto alle tematiche dell'identità e della memoria.
Scrittore e artista, esperto di comunicazione sociale, ricercatore di storie e vicende umane, tiene laboratori di scrittura autobiografica come cura di sé e di scrittura creativa, laboratori per ragazzi e bambini e corsi per insegnanti sulla didattica della creatività .
Negli anni ha raccolto testimonianze di persone che hanno vissuto la guerra e la prigionia nei lager nazifascisti, memorie del mondo contadino, storie e leggende della tradizione orale toscana, pubblicato saggi, romanzi, racconti e libri per ragazzi e per bambini che affrontano spesso temi difficili con una forte connotazione sociale.
Come artista è particolarmente attento al gioco creativo e concettuale e i sui libri illustrati realizzati con carta, cartone, legno e materiali poveri si muovono a cavallo fra arte contemporanea, design e fotografia

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11 aprile 2014 5 11 /04 /aprile /2014 00:11
Libro del mese di aprile 2014: "Il prete bello" di Goffredo Parise

Nel maggio del 1954 esce per l'editore Garzanti “Il prete bello”, romanzo scritto da uno sconosciuto vicentino, Edo Parise.

Il giovane aveva già dato alle stampe due romanzi Il ragazzo morto e le comete nel 1951 e La grande Vacanza nel 1953, pubblicati entrambi dall'amico editore Neri Pozza.

In questo periodo Parise lascia Vicenza e, dopo aver trascorso un periodo a Venezia, trova lavoro presso un'importante casa editrice di Milano. La città gli è fredda e patisce la solitudine perciò sente il desiderio di scrivere una storia con tanti personaggi allegri e originali, che sappia far ridere e commuovere, una storia che lui stesso definisce “estiva”. Nasce così Il prete bello, vero caso editoriale, clamoroso successo che verrà presto tradotto in molti paesi e regalerà a Edo, insieme a critiche denigratorie, interesse e celebrità.

A sessant'anni di distanza questo romanzo ha molto da raccontare, da divertire e commuovere e da insegnare.

I personaggi così originali ed eccentrici, induriti dalla fame, dal freddo e dall'ignoranza ma spensierati, spregiudicati, svagati popolano pagine indimenticabili dove la lettura si fa visiva, plastica, la descrizione diviene materia, il dialogo colpisce l'olfatto, l'episodio risulta ruvido, il destino grave e assordante.

Parise è un gigante che con forza strattona il lettore e lo spinge dentro una semplice ma vivissima storia che si snoda tra il '39 e il '40 e che vede don Gastone Caoduro, prete bello, svagato, elegante e vanesio stregare un intero caseggiato abitato da un'umanità singolare fatta di signore zelanti e bigotte, commercianti e artigiani scaltri o consunti, fascisti comici, ragazzini furbi, ruffiani, generosi e soli.

A Parise dobbiamo la nuda e coraggiosa onestà per averci descritto magistralmente una piccola città di provincia, Vicenza, in anni non distanti dal nostro contemporaneo in uno spaccato di vita e di società che sembra essere lontanissimo ed estraneo da noi e dalla nostra stessa storia.

Ma quella storia in realtà così fastidiosa, scomoda e desolata ma gaia, furba e allegra non dista che un passo da noi: è la matrigna che ci ha generato e che con fatica non possiamo non chiamare mamma.

Il prete bello è un romanzo bellissimo, struggente e che non si dimentica.

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9 aprile 2014 3 09 /04 /aprile /2014 14:23

Trent’anni d’insegnamento e di studio lontano dall’Italia e lo choc del ritorno su una cattedra nel nostro Paese sono all’origine di questo libro rivoluzionario, scritto come un’inchiesta giornalistica brillante e a tratti umoristica.

Forte della sua esperienza internazionale, l’autore spiega come potrebbe – e dovrebbe! – essere la scuola italiana se liberata da schemi rigidi, anche sindacali, e pregiudizi che ne impediscono ogni cambiamento. Poli passa sotto la lente del microscopio l’architettura degli edifici scolastici, la posizione geografica delle scuole sul territorio, l’ambiente, il comportamento di dirigenti, insegnanti, genitori e studenti, e lancia precise sfide per il futuro. Una nuova didattica e un rapporto inedito tra la scuola, gli insegnanti, gli studenti, il territorio, i sindacati e la politica è possibile. Qui, in modo divertente e approfondito, spieghiamo come.

Trent’anni d’insegnamento e di studio lontano dall’Italia e lo choc del ritorno su una cattedra nel nostro Paese sono all’origine di questo libro rivoluzionario, scritto come un’inchiesta giornalistica brillante e a tratti umoristica. Forte della sua esperienza internazionale, l’autore spiega come potrebbe – e dovrebbe! – essere la scuola italiana se liberata da schemi rigidi, anche sindacali, e pregiudizi che ne impediscono ogni cambiamento. Poli passa sotto la lente del microscopio l’architettura degli edifici scolastici, la posizione geografica delle scuole sul territorio, l’ambiente, il comportamento di dirigenti, insegnanti, genitori e studenti, e lancia precise sfide per il futuro. Una nuova didattica e un rapporto inedito tra la scuola, gli insegnanti, gli studenti, il territorio, i sindacati e la politica è possibile. Qui, in modo divertente e approfondito, spieghiamo come.

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27 marzo 2014 4 27 /03 /marzo /2014 09:38

Il 12 marzo è arrivato in Italia "Il Cardellino", l'ultimo, acclamatissimo romanzo di Donna Tartt, un'autrice che si concede poco, che impiega molti anni prima di dare alle stampe una nuova opera e che, immancabilmente, ad ogni nuova pubblicazione, riscuote consensi e successo.

Per festeggiare questo grande ritorno, Rizzoli ha reso disponibile in versione economica BUR una nuova edizione dei suoi due precedenti titoli, tra cui "Dio di illusioni", il romanzo d'esordio che la lanciò nel firmamento letterario mondiale.

A "Dio di illusioni" viene appiccicato, per motivi editoriali, il cartellino di Thriller, eppure è un vestito che gli sta davvero stretto. Certo, al suo interno ci sono omicidi, suspense e intrigo, ma non è questo il fine del romanzo. La storia, infatti, indaga piuttosto la psicologia, le azioni e i pensieri che muovono la vicenda.
Come mai dei ragazzi del college diventano degli assassini? Cosa li spinge a uccidere un loro compagno di corso? E come reagiscono?

Con uno stile da brivido, che tiene incollato il lettore dalla prima all'ultima pagina, riuscendo nella non facile impresa di non far pesare i continui rimandi a testi classici, Donna Tartt mette in scena una storia di smarrimento.
I giovani assassini sono infatti ragazzi che non riescono a trovare un loro posto nel mondo. Sembrano un gruppo a parte, un qualcosa d'altro, ma forse è solo apparenza. Sono ricchi o fingono di esserlo? Sono colti. Cercano una loro dimensione? Forse, ma questa è solo una supposizione: si sentono speciali... ma non lo pensiamo forse tutti? Non è una prerogativa della giovinezza quella di cercare nei modi più disparati il proprio posto nel mondo?
Loro, a differenza dei propri coetanei, sembrano trovarlo nel corso di greco antico tenuto da un professore incredibilmente carismatico che finisce col farli sentire ancora più 'isolati'. Il suo metodo di insegnamento, infatti, prevede pochissimi studenti (solo i sei protagonisti) e non consente la frequentazione di corsi che lui non abbia precedentemente approvato.
Diventano, così, un gruppo elitario e isolato con pochissimi contatti extra-scolastici.
Il loro amore per l'ellenismo (vero o indotto che sia) e per la bellezza che in esso vedono li porta a vivere in una realtà parallela, in cui tentano addirittura di emulare esperienze vissute dai loro soggetti di studio. Il reale perde senso ai loro occhi: non seguono la tv, i giornali, il campus...
Da qui si arriverà poi alla catastrofe, all'omicidio del loro amico. Il loro mondo 'ideale' andrà quindi a cozzare con quello reale e tutto incomincerà a sbriciolarsi. A distruggersi, creando scompiglio e azioni avventate.

"Dio di illusioni" è una storia di ricerca di sé e di fascinazione per la bellezza, di disperazione e di ricostruzione. E' anche una storia di grossi insuccessi mascherati da vittorie. Ma è soprattutto una scrittura stupenda unita a una storia che vi farà a lungo riflettere.

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18 marzo 2014 2 18 /03 /marzo /2014 22:53
La Libreria Liberalibro (Valdagno, via marconi 6), in collaborazione e con il patrocinio del comune di Valdagno, ha organizzato per venerdì 28 marzo alle 20.30 a Palazzo Festari (Sala Soster) un incontro con gli storici Alessandro Massignani e Leopoldo Bevilacqua per parlare di due saggi sulle cause della Prima Guerra Mondiale. Si tratta de “I sonnambuli” di Christopher Clark (Laterza ed) e di “1914” di Margaret Macmillan (Rizzoli ed), entrambe le opere hanno riscosso negli Stati Uniti ed in Europa un grande successo: “I Sonnambuli” ha occupato per mesi il primo posto della classifica di vendite in Germania.
 I due autori sono studiosi di calibro: Clark, australiano, ricopre la cattedra di  Nuova Storia Europea al St. Catherine’s College di Cambridge, la Macmillan, canadese, insegna  all’Università di Oxford  ed è direttrice del St. Antony College.
Entrambi, anche se in maniera e con approcci diversi  hanno cercato di indagare in una materia che ha prodotto tantissima letteratura, ma che aveva bisogno di nuove voci e di nuove vie di indagine.

La Libreria Liberalibro (Valdagno, via marconi 6), in collaborazione e con il patrocinio del comune di Valdagno, ha organizzato per venerdì 28 marzo alle 20.30 a Palazzo Festari (Sala Soster) un incontro con gli storici Alessandro Massignani e Leopoldo Bevilacqua per parlare di due saggi sulle cause della Prima Guerra Mondiale. Si tratta de “I sonnambuli” di Christopher Clark (Laterza ed) e di “1914” di Margaret Macmillan (Rizzoli ed), entrambe le opere hanno riscosso negli Stati Uniti ed in Europa un grande successo: “I Sonnambuli” ha occupato per mesi il primo posto della classifica di vendite in Germania. I due autori sono studiosi di calibro: Clark, australiano, ricopre la cattedra di Nuova Storia Europea al St. Catherine’s College di Cambridge, la Macmillan, canadese, insegna all’Università di Oxford ed è direttrice del St. Antony College. Entrambi, anche se in maniera e con approcci diversi hanno cercato di indagare in una materia che ha prodotto tantissima letteratura, ma che aveva bisogno di nuove voci e di nuove vie di indagine.

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