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13 gennaio 2013 7 13 /01 /gennaio /2013 22:57

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“L’unica cosa che ti interessa salvare è la tua faccia” ribatté Nina, alzando la voce. “Non sopporti l’idea di essere interrotto mentre scrivi. Inoltre, hai paura che, se ce ne andassimo adesso, perderesti il filo di ciò a cui stai lavorando. Per te la musica conta più della tua famiglia, e del tuo paese. Perché non dici semplicemente la verità?”

Il 30 agosto 1941, quando le forze armate tedesche raggiunsero il fiume Neva, cessò ogni collegamento ferroviario con Leningrado: era iniziato l’assedio della città che sarebbe terminato ben 900 giorni dopo, il 18 gennaio 1944. Leningrado, la splendida finestra della Russia sull’Occidente voluta dallo zar Pietro il Grande, stritolata nella morsa del gelo, sotto i fuochi incrociati dei bombardieri tedeschi e della contraerea sovietica, messa in ginocchio e ridotta al cannibalismo dalla fame, è lo sfondo di Sinfonia Leningrado della scrittrice neozelandese Sara Quigley.
Sinfonia Leningrado  è un romanzo che 
risuona di musica, della musica di Dmitrij Šostakovic 
che rifiutò di lasciare la sua città perché non sarebbe riuscito a comporre altrove, perché gli sarebbe stato impossibile completare la grandiosa sinfonia della guerra che rimbombava nella sua mente, se si fosse allontanato da Leningrado, lì dove le sirene suonavano più volte al giorno e si udiva un continuo sordo cannoneggiare e il fragore delle esplosioni.

 
Dmitrij Šostakovič è il protagonista di Sinfonia Leningrado, con il suo genio umorale, la sua distrazione, le sue mancanze come marito e come padre. Lui e la sua musica che è anche il suo mondo in una sorta di mono-ossessione che gli fa trascurare il pericolo, che gli fa dimenticare che la sua priorità dovrebbe essere quella di mettere in salvo la moglie e i bambini. Sempre in ascolto, invece, delle note che si rincorrono nella sua testa. E tuttavia accanto a lui ci sono altri due personaggi altrettanto importanti, anche se non famosi: Karl Eliasberg, direttore dell’orchestra della radio, e Nikolaj Nikolaev, violinista e insegnante di musica - non per nulla il titolo originale del libro è The Conductor. Perché, paradossalmente, l’assedio di Leningrado offre a Karl Eliasberg, leggermente balbuziente, complessato per essere figlio di un ciabattino, oppresso da una madre ammalata e consapevole dei suoi limiti, la possibilità di trasformarsi. Eliasberg, il direttore d’orchestra sempre messo in secondo piano dal grande Mravinskij, il direttore della Filamornica mandato al sicuro nella tranquilla Siberia, diventa l’uomo che, pur restando seduto perché allo stremo delle forze a causa della denutrizione, riesce a dirigere un’orchestra raffazzonata in cui suonatori dilettanti sostituiscono i musicisti morti in guerra, o di fame o di malattie. Karl Eliasberg diventa il simbolo di Leningrado e di tutta la Russia, della volontà accanita di resistere e di non darsi per vinti, proprio come la Settima Sinfonia di Šostakovič che fa risuonare in tutto il mondo l’angoscia della guerra e del sentirsi braccati - ne è ben consapevole il governo che concede qualche razione di pane in più ai musicisti che a mala pena hanno la forza di dar fiato agli strumenti o di pizzicare le corde con le dita congelate.00450989 b
Nikolaj Nikolaev, infine, rappresenta il dramma privato degli assediati, divisi tra la lealtà alla città che non deve essere abbandonata se si vuole sperare di salvarla e quella alla famiglia che sarebbe meglio allontanare da Leningrado. Quando Nikolaj mette la figlia sul treno dei bambini che vengono evacuati, il suo cuore è straziato. Quando impedisce alla cognata di barattare il prezioso violoncello della bambina per un scatoletta di conserva, gli sembra di salvare la vita stessa della sua bambina di cui non ha più saputo nulla. Salvano la dignità dell’essere uomini, Nikolaj e Eliasberg che non si abbassano e non si lasciano piegare. Sono tra quelle rare persone che, pur in tremende difficoltà, non dimenticano che c’è una scintilla che non bisogna lasciar spegnere. E allora, in questo bellissimo romanzo di guerra e d’amoredi bombe e di musica, sono loro che grandeggiano, più ancora dell’immortale Šostakovič. (Marilia Piccone)

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