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3 maggio 2013 5 03 /05 /maggio /2013 23:53

Immagine1-copia-1Il compito del genitore è un impegno tra i più complessi, anche se meraviglioso.

Generalmente chi decide di avere un bambino compie questa scelta con un desiderio del cuore colmo di tenerezza, un bisogno profondo della coppia di continuità, l’idea che una vita a due non basti più e che si debba andare oltre, lasciare il “testimone” a qualcosa di più grande del nostro io limitato. Si delinea l’esigenza di una vita nuova fusa nell’individualità di due persone che nell’amore si sono amalgamate e che nel concepimento escono dal dualismo per continuare il loro affetto in un individuo appunto nuovo: il figlio.

Ogni nascita è un miracolo della natura e del cuore, uno schiudersi al mondo che incanta e sempre, sempre stupisce. Chi non si interroga di fronte alla struggente perfezione di manine e piedini di un neonato? Chi non si scioglie di fronte al primo sorriso, al primo interagire di queste creature così piccole, ma così straordinarie?

E il viaggio inizia. Bisogna scegliere il nome, bisogna organizzare una stanza. Ci sono pannolini e bavaglini da comperare e più avanti scuole da prenotare, attività da organizzare. Parte un fermento più o meno consapevole intorno al figlio, a quel figlio che reclama un posto fisico e psicologico in famiglia, come a dirci:” Ci sono, da oggi in poi dovete fare i conti anche con me”.

La vita di coppia si trasforma inesorabilmente, si plasma a nuova consistenza; cambiano le dinamiche, cambiano a volte le alleanze, si modificano i ritmi, vengono stravolti gli spazi. Una vita nuova richiama al cambiamento e mamma e papà si prodigano felici perché quello che hanno ricevuto, la luce dei loro occhi, vale tutte le rivoluzioni del mondo. È amore: istintivo, passionale, totale quello del genitore, che si dà senza misura giorno e notte per la sua creatura così desiderata.KLIUzDggp2Q8 s4-m

In questo fermento carico di affettività ancora una volta corriamo il rischio di farci risucchiare dal “fare” intorno a nostro figlio. Ma quando mettiamo al mondo delle creature abbiamo dei doveri che vanno oltre a quelli materiali. Generando ci assumiamo il delicato compito dell’educare la creatura generata, compito questo che spetta a noi genitori, principalmente a noi genitori; è un impegno che rispetto a tutto il resto risulta fondamentale.

L’educazione riguarda la sfera comportamentale e spirituale della persona. Educando un figlio lo formo, lo indirizzo, gli do la rotta, come si fa con una nave guidata dal faro.

I figli sono germogli nei pensieri e nelle azioni e l’educazione impartita dai genitori orienta la crescita di questa pianta. Il germoglio è duttile al cambiamento, ma quando il tronco sarà rugoso e solido, ogni modifica diverrà più faticosa. Ecco perché l’azione educativa in un minore è così delicata e importante: perché orienta la vita futura del figlio.

Questo ruolo educativo, però, trova a volte pochi spazi di preparazione all’interno della coppia. Si ha l’idea, pescata chissà dove, che genitori si nasca, che tutti lo diventino semplicemente e che quindi si sappia essere genitori quasi in automatico. L’idea di fondo è che non serva “una scuola” per essere padre o madre. Mentre ci aggiorniamo sull’ultima novità in fatto di pannolini e pappa, non riteniamo necessario interrogarci sulla valenza dei nostri comportamenti educativi. Non ci aggiorniamo, non leggiamo, non frequentiamo conferenze, non creiamo gruppi di confronto. Molto spesso ciò che ci orienta, o per lo meno che orienta qualcuno, sono i comportamenti comuni che si vedono proporre nelle coppie amiche, nei vicini di casa. Così le scelte nostre diventano le scelte degli altri e noi ci lasciamo sfuggire lo scettro educativo, quell’autorità decisionale che compete al genitore.

SCELGO PERCHE’ E’ UN MIO DIRITTO - DOVERE.

MENTRE SCELGO, MI INFORMO SU COSA VOGLIO PER MIO FIGLIO.

LA MIA SCELTA DIVENTA CONSAPEVOLE E LA MIA AUTORITA’ SI RIVESTE DI DIGNITA’.

 

Ecco cos’è importante per una mamma e un papà: recuperare la consapevolezza del loro ruolo nell’educazione del figlio, ruolo che non può essere delegato, perché un figlio si ispira al genitore per camminare nella vita.

I nostri figli sono imbarcazioni leggere, noi genitori il loro faro, la rotta che tracciamo determinerà il loro futuro.

Interrogarsi sul nostro ruolo educativo è uno dei doni più preziosi che noi possiamo elargire al nostro bambino.

Buona qualità di vita!

 

                                                Mariella Lunardi

 

 

 

 

 

 

 

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Published by Libreria Liberalibro - in La rubrica di Mariella Lunardi
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