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2 ottobre 2013 3 02 /10 /ottobre /2013 14:40
A spasso con i buoni pensieri di Mariella Lunardi. Settembre/ottobre 2013

Fidarsi è così difficile. Fidarsi e lasciare nelle mani altrui i nostri figli. Sicuramente la società attuale non crea condizioni tali per cui la delega possa essere serena. Purtroppo, e voglio sottolineare purtroppo, spesso sentiamo denunce inquietanti di adulti che in qualche modo abusano dei minori. Non parlo solo di abusi fisici, ma anche di quelli psicologici, meno evidenti, ma non per questo meno gravi. La lista degli adulti che compiono tali infamie è lunga: insegnanti, medici, religiosi, genitori… è una lista infame perché le figure sopra citate dovrebbero operare a tutela delle persone in generale e dell’infanzia in modo specifico, perché è proprio l’infanzia il luogo sacro, inviolabile, che va tutelato e accudito con ogni cura.

Allora, quando si sente che gli adulti calpestano questo luogo sacro, non lo rispettano, in qualche modo lo violentano, fidarsi diventa quasi impossibile, un atto doloroso. Un genitore fatica a fidarsi di qualsiasi estraneo a cui deve affidare il figlio e questa mancanza di fiducia può essere fonte di alcune problematiche.

Cercherò di spiegarmi. Tutelare il bambino, vigilare che venga rispettato, che tutto proceda nei modi migliori è un dovere. Il problema può nascere quando il genitore deve necessariamente affidare il figlio ad altre agenzie educative, la scuola in primo luogo, e non si fida. Cosa succede allora? Papà e mamma si trovano nella difficoltà di schierarsi dalla parte dei docenti, non riescono ad abbandonare il bambino all’esperienza educativa che lo aspetta, lasciandolo navigare da solo dentro l’esperienza scolastica con il suo timoniere che in questo caso è l’insegnante.

Per riuscire a dare spazio totale all’insegnante, il genitore deve compiere un atto di fiducia pieno, totale ed è questo passaggio che risulta difficoltoso. Ma necessario. I bambini lasciati a sperimentare la loro realtà (parliamo naturalmente di realtà tutelate!) hanno la possibilità di crescere e imparare l’arte della vita che è fatta di camminate ( e quindi di progressi), ma anche di cadute (i numerosi insuccessi che tutti noi viviamo). Sono proprio le cadute che non piacciono ai genitori che vorrebbero sempre i loro figli felici e in piedi. Vorrebbero vederli sempre forti. Ma la vita non è così e l’esperienza scolastica è anche esperienza di vita. Le piccole cadute obbligano i bambini a cercare modalità nuove per rialzarsi e così facendo realmente imparano strategie di crescita, fanno esperimenti, maturano. Si fortificano.

Quando un figlio cade, il genitore dovrebbe fare un passo indietro e schierarsi a fianco del docente. Dovrebbe guardare il bambino da lontano e fidarsi dell’esperienza che l’insegnante propone, magari con un richiamo al piccolo o con un voto che non è positivo.

Invece spesso i genitori sono tentati di valutare personalmente il voto assegnato oppure criticano il richiamo che il figlio ha ricevuto, molte volte in presenza del minore e il tutto nel tentativo di annullare lo stato di sofferenza e di frustrazione che deriva dalle esperienze che il bambino è chiamato a vivere.

Si tratta di piccoli fallimenti che però servono al figlio per sperimentare se stesso, anche quando non ce la fa e quindi non è all’altezza delle aspettative di mamma e papà. Il bambino ha il dovere di poter da solo trovare il modo di riemergere e un buon docente di fronte a un richiamo o a un insuccesso dovrebbe sempre indicare allo scolaro le modalità per risolvere e superare le varie situazioni difficoli che si presentano. L’alunno deve seguire queste indicazioni e il genitore si deve fidare della strada educativa indicata dall’insegnante.

Fidarsi quindi e cedere il passo, lasciare il posto, rimanere in disparte. Accettare. Come? Sempre vigili, certo, perché i figli sono minori e sono il nostro bene immenso. Sempre vigili, quindi, ma permettendo al piccolo di fare le sue esperienze e per esperienze intendo tutte, anche quelle dolorose. Stiamo parlando di esperienze piccole, che preparano però alla capacità, un domani, di gestire esperienze più importanti. Seminiamo per il futuro dei nostri figli.

La vita prevede la semina in autunno, il gelo dell’inverno per aspettare il fiorire della primavera che sfocerà nella pienezza dell’estate.

L’esistenza spesso deve attraversare il gelo dell’inverno per godere poi del sole estivo. Serenamente.

Buona qualità di vita con i vostri figli!

Mariella Lunardi

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Published by Libreria Liberalibro - in La rubrica di Mariella Lunardi
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