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12 febbraio 2016 5 12 /02 /febbraio /2016 01:11
Anche in questo libro Ferron percorre i sentieri delle nostre montagne per raccontarne le storie segrete, in queste pagine fissa lo sguardo sul lupo: una delle creature più misteriose, più belle e insieme terrificanti che abita i nostri boschi, quel lupo che impariamo a temere e a rispettare fin da bambini ascoltando le fiabe della nostra tradizione. La differenza peculiare di questo libro con quelli che l’anno preceduto risiede nel fatto che questa volta l’autore sceglie la forma del romanzo: un passaggio, quello dal documento al romanzo, che rappresenta forse una svolta nell’attività creativa dell’autore e senz’altro il modo migliore per entrare in un universo, quello del lupo, che è già di per sé letterario. Ferron coglie perfettamente la sospensione di questo animale feroce e selvaggio tra la realtà naturale e l’alone quasi mitico che lo avvolge. Il lupo è ancora nel nostro immaginario una forza primordiale, non addomesticabile, irriducibile alla comune abitudine ad antropomorfizzare gli animali per renderli più familiari, facendoli così scomparire per quello che sono veramente. In questa scomparsa svanisce anche tutto quello che ci possono ancora trasmettere e insegnare. Il lupo si sottrae a ogni riduzione e, con le parole dello stesso Ferron, si può dire: “Se sei amico dei lupi accetti il fatto che i lupi uccidono. Se ammiri la forza del predatore ami la preda che si salva e quella che muore. Se ami il lupo, ami la bellezza, la foresta, la notte, il vento e il silenzio. Se ami i lupi, ami la Terra”.

Anche in questo libro Ferron percorre i sentieri delle nostre montagne per raccontarne le storie segrete, in queste pagine fissa lo sguardo sul lupo: una delle creature più misteriose, più belle e insieme terrificanti che abita i nostri boschi, quel lupo che impariamo a temere e a rispettare fin da bambini ascoltando le fiabe della nostra tradizione. La differenza peculiare di questo libro con quelli che l’anno preceduto risiede nel fatto che questa volta l’autore sceglie la forma del romanzo: un passaggio, quello dal documento al romanzo, che rappresenta forse una svolta nell’attività creativa dell’autore e senz’altro il modo migliore per entrare in un universo, quello del lupo, che è già di per sé letterario. Ferron coglie perfettamente la sospensione di questo animale feroce e selvaggio tra la realtà naturale e l’alone quasi mitico che lo avvolge. Il lupo è ancora nel nostro immaginario una forza primordiale, non addomesticabile, irriducibile alla comune abitudine ad antropomorfizzare gli animali per renderli più familiari, facendoli così scomparire per quello che sono veramente. In questa scomparsa svanisce anche tutto quello che ci possono ancora trasmettere e insegnare. Il lupo si sottrae a ogni riduzione e, con le parole dello stesso Ferron, si può dire: “Se sei amico dei lupi accetti il fatto che i lupi uccidono. Se ammiri la forza del predatore ami la preda che si salva e quella che muore. Se ami il lupo, ami la bellezza, la foresta, la notte, il vento e il silenzio. Se ami i lupi, ami la Terra”.

Giancarlo Ferron abita a Castelnovo di Isola Vicentina (VI). Lavora come guardiacaccia sulle montagne vicentine. È uno dei più apprezzati scrittori italiani di montagna. Ha pubblicato nel 2000 il grande successo editoriale “Ho visto piangere gli animali”, nel 2001 “Ho sentito il grido dell’’Aquila”, nel 2003 “Il suicidio del capriolo”, nel 2006 “I segreti del bosco”, nel 2009 “La mia montagna”, nel 2010 “La zampata dell’Orso” e nel 2013 “Uomini e bestie in cammino”.

Giancarlo Ferron abita a Castelnovo di Isola Vicentina (VI). Lavora come guardiacaccia sulle montagne vicentine. È uno dei più apprezzati scrittori italiani di montagna. Ha pubblicato nel 2000 il grande successo editoriale “Ho visto piangere gli animali”, nel 2001 “Ho sentito il grido dell’’Aquila”, nel 2003 “Il suicidio del capriolo”, nel 2006 “I segreti del bosco”, nel 2009 “La mia montagna”, nel 2010 “La zampata dell’Orso” e nel 2013 “Uomini e bestie in cammino”.

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