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12 novembre 2014 3 12 /11 /novembre /2014 08:54

Da qualche giorno è tornata in libreria Susan Vreeland, una delle più conosciute autrici che si occupano di narrativa strettamente legata al mondo dell'arte. La passione di Artemisia, Ragazza in blu, La vita moderna, sono solo alcuni dei suoi titoli più apprezzati.

La lista di Lisette, il suo nuovo romanzo, pur rimanendo profondamente legato ai temi dell'arte, costituisce una sorta di svolta nel percorso della Vreeland. Le abbiamo fatto qualche domanda per saperne qualcosa di più e per scoprire alcune cose chi riguardano il suo lavoro.

1. L'ultimo suo lavoro, Una ragazza da Tiffany, è stato pubblicato nel 2010, La lista di Lisette esce quindi dopo quattro anni. Pensa che qualcosa sia cambiato, durante questi ultimi anni, nel suo lavoro?
C'è stato un grande cambiamento nel mio lavoro. In passato ho scritto romanzi che avevano a che fare con un artista o un quadro. Però ho iniziato a sentire che in termini di sviluppo personale, come scrittrice, dovevo abbandonare quel modello sebbene mi avesse dato molta gioia per un decennio. Sentivo di aver bisogno di staccarmi da qualsiasi cosa di biografico e inventare completamente una storia con dei personaggi principali immaginari, permettendo tuttavia al romanzo di illuminare qualche opera d'arte e più di qualche artista.

2. Leggendo le sue storie mi sono sempre chiesto se lei inizia un nuovo libro scegliendo un capolavoro che conosce e del quale vuole assolutamente scrivere, o se invece è più una questione di amore a prima vista, e quindi inizia a lavorare a qualcosa che la colpisce.
Molto spesso è capitato che scoprissi un'opera d'arte e quindi mi mettessi a scrivere, come ho fatto con La vita moderna, o un artista, come ho fatto con L'amante del bosco e con La passione di Artemisia. L'eccitazione della scoperta è quello che ha acceso in me il desiderio di scrivere. Comunque, La lista di Lisette è nato in un modo piuttosto diverso: visitando il paese di Roussillon, apprendendo della miniera d'ocra con la quale venivano fatti i pigmenti per i pittori, e anche nello scoprire che Marc Chagall si nascose nelle vicinanze durante la seconda guerra mondiale. Il furto dell'arte da parte degli ufficiali nazisti ha pure stimolato il mio desiderio di scrivere un romanzo nel quale questa cosa fosse un elemento. In questo caso, la scelta dei dipinti è avvenuta più tardi nella mia concezione del romanzo.

3. Credo che una delle cose più belle dei suoi libri sia il fatto che lei mostra l'arte in molti modi diversi. Dalla creazione di un capolavoro alla sua "consumazione". In La ragazza in blu, per esempio, lei parla anche degli effetti che un quadro ha sulle persone che lo osservano. Anche la povera gente, che di certo non ha studiato arte. Pensa che la vera arte sia questo? Qualcosa in grado di colpire tutti, di dare emozioni a chiunque, dalla persona più intelligente alla più analfabeta?
Sì, lo penso. Spero che le persone che non sono educate all'arte scoprano nei miei libri un nuovo tipo di apprezzamento e che lo inseguano dopo aver finito la lettura. E sei nel giusto quando dici che scrivo della creazione dell'arte e del suo consumo e del suo apprezzamento. Mi piace approcciare l'arte da entrambe le direzioni.

4. Qualcuno potrebbe pensare che lei scriva libri sull'arte, ma io penso che non sia così. Lei usa l'arte per raccontare di altre cose. In Una ragazza da Tiffany lei parla dell'emancipazione femminile, in La passione di Artemisia racconta di una ragazza che deve uscire da un brutto passato, ne L'amante del bosco parla di un amore per la terra dove l'artista viveva. Possiamo considerarla una dimostrazione del fatto che l'arte può parlare di tutto? E di cosa parla La lista di Lisette?
La lista di Lisette sviluppa il tema della brama di fare del male, come succede nella guerra, contrastata dalla brama di donare, come nell'aiuto che Lisette offre a Maxime per guarirlo dal suo trauma. Il romanzo suggerisce inoltre la necessità e la benedizione del perdono, della compassione, dell'amicizia, della bellezza nel paesaggio rurale, dell'apprezzamento e della sensibilità nei confronti della gente del proprio paese.

5. Ha detto che Lisette è nata dopo la sua visita a Roussillon. Possiamo dire che una nuova idea può quindi nascere anche per caso? E cosa l'ha colpita di quella città?
Forse è stato il caso a condurmi a Roussillon dove ho scoperte gli elementi che hanno contribuito al romanzo. Per esempio, l'armonia delle case tutte in colori ocra gialla, corallo, ocra arancio, ocra rossa, mostra che la gente di Roussillon apprezza il colore e la bellezza. Parlando dei passaggi nella miniera di ocra, Pascal dice: "Abbiamo costruito l'arcata perfettamente quindi non ha bisogno di travi di legno, e quando guardavi giù lungo la linea della galleria, ogni arco appariva più piccolo di quello vicino. Sembrava una cattedrale, io e Lisette l'abbiamo fatto. Anche la vita di un minatore è migliore quando riconosce la bellezza." Lisette realizza in seguito che lo scopo della vita di Pascal era la sua partecipazione al mondo dell'arte. Lui era un umile collegamento nella catena dalla miniera alla maestosità. E altrove, nel nominare i colori creati dall'ocra grezza, lui dice con riverenza: "Dio ha concepito questi colori, e noi estraiamo le ocre che li fanno! ... C'è della santità nel colore. È la regina dell'arte." Il luogo in sé mi ha portato a riconoscere che potevo scrivere della materia prima per la creazione dei quadri, e non solo dei quadri. Il fatto che questi materiali fossero estratti e rifiniti da gente sconosciuta, umile e modesta in modo che qualcuno potesse creare oggetti di bellezza mi ha commosso profondamente.

6. In questo libro lei parla anche di Chagall e mi sembra che sia l'artista più surreale di cui lei abbia mai trattato, vero? Com'è stato raccontare i suoi lavori? Ha trovato delle differenze nel parlare di questo tipo d'arte rispetto all'arte più classica?
Ho scoperto di voler descrivere molti più suoi eccentrici quadri di quelli che il romanzo poteva 'sostenere', in modo che i lettori lo amassero. Io dovevo fare in modo che i lettori vedessero e apprezzassero la sua bizzarria e non cercare di combinare gli elementi dei suoi quadri in una scena realistica o compararli con lavori più classici. Amare i suoi quadri per quello che sono, rivelazioni della sua immaginazione, è diventata la mia felice scoperta nel processo di scrittura di questo libro.

7. Nella bibliografia che riguarda La lista di Lisette, sul suo sito, ci sono anche dei romanzi. Come li ha usati per creare nuove storie? E ha qualche titolo da suggerirci?
Alphonse Daudet (Lettere al mio mulino) era uno scrittore provenzale le cui storie del suo mulino a vento mostravano le semplici, felici caratteristiche della gente della Provenza, che era connessa alla terra in modi profondi. Irène Némirovsky (Suite Française) ha scritto del disperato esodo delle persone in fuga da Parigi durante la seconda guerra mondiale, e in cerca di rifugio nel sud. Questi due libri hanno portato ad avere una breve scena con dei rifugiati che vivono in un mulino a vento, e il libro della Némirovsky mi ha permesso di avere un personaggio capace di descrivere il panico di quell'esodo. Vortici di gloria di Irving Stone mi ha fatto moltoapprezzare Camille Pissarro, la sua sofferenza e la sua dedizione all'Impressionismo.

8. Siamo alla fine. So che probabilmente non ha ancora iniziato a scrivere qualcosa di nuovo ma... ha già qualche idea?
Ho scritto un romanzo dopo l'altro, senza pause, per un decennio. Mi prenderò almeno un anno per leggere, cosa che non faccio abbastanza mentre sto lavorando alla scrittura di un mio libro. Non vedo l'ora che arrivi questo periodo di arricchimento. Dopo quell'anno, avrò qualche libro di qualcun'altro da suggerire.

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Published by Libreria Liberalibro - in Interviste
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