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10 novembre 2014 1 10 /11 /novembre /2014 20:18
Chi non ha mai sognato di salire sulla Transiberiana? Rosa Liksom, scrittrice finlandese, ci fa salire a Mosca e ci scarica poi a Ulan Bator, quasi in Cina. Nel suo “Scompartimento n. 6”, titolo cecoviano, saliamo a bordo assieme ad una giovane donna finlandese, a Vadim, rude e sboccato quarantenne russo e ad Arisa, la capo-carrozza. I tre non hanno nulla che li accomuni, ma questo lungo viaggio li costringe a condividere spazi limitatissimi e del tutto inospitali e a cercare momenti di solitudine quando la convivenza forzata diventa insopportabile: Vadim non la smette mai di parlare e vomita addosso alla ragazza tutta la sua vita. Le racconta la sua difficile infanzia, la prigione, le sue esperienze con le donne e mentre parla, beve vodka. Lei non parla, non “sentiamo” mai la sua voce, ma vediamo i suoi pensieri, percepiamo l’idea che ha di quel suo strano e ingombrante compagno di viaggio. I due, seppur tanto diversi, riescono, grazie al mondo freddo, ghiacciato inospitale che stanno attraversando, a creare una sorta di amicizia. Quando il treno si ferma, spesso per alcuni giorni, nelle stazioni di città di neve, fango, freddo e fumo, loro due continuano a stare insieme. Sono l’unico “luogo” conosciuto in una terra tanto difficile. La Grande Madre Russia che non è per nulla madre. Questo romanzo si legge d’un fiato, immergendoti nelle sue pagine ti sembra di avere a fianco Vadim, di sentire il suo odore di cibo rancido e di vodka, di percepire nelle ossa il gelo siberiano, di essere i pensieri della ragazza senza nome e di sentire le urla della capo-carrozza Arisa.

Chi non ha mai sognato di salire sulla Transiberiana? Rosa Liksom, scrittrice finlandese, ci fa salire a Mosca e ci scarica poi a Ulan Bator, quasi in Cina. Nel suo “Scompartimento n. 6”, titolo cecoviano, saliamo a bordo assieme ad una giovane donna finlandese, a Vadim, rude e sboccato quarantenne russo e ad Arisa, la capo-carrozza. I tre non hanno nulla che li accomuni, ma questo lungo viaggio li costringe a condividere spazi limitatissimi e del tutto inospitali e a cercare momenti di solitudine quando la convivenza forzata diventa insopportabile: Vadim non la smette mai di parlare e vomita addosso alla ragazza tutta la sua vita. Le racconta la sua difficile infanzia, la prigione, le sue esperienze con le donne e mentre parla, beve vodka. Lei non parla, non “sentiamo” mai la sua voce, ma vediamo i suoi pensieri, percepiamo l’idea che ha di quel suo strano e ingombrante compagno di viaggio. I due, seppur tanto diversi, riescono, grazie al mondo freddo, ghiacciato inospitale che stanno attraversando, a creare una sorta di amicizia. Quando il treno si ferma, spesso per alcuni giorni, nelle stazioni di città di neve, fango, freddo e fumo, loro due continuano a stare insieme. Sono l’unico “luogo” conosciuto in una terra tanto difficile. La Grande Madre Russia che non è per nulla madre. Questo romanzo si legge d’un fiato, immergendoti nelle sue pagine ti sembra di avere a fianco Vadim, di sentire il suo odore di cibo rancido e di vodka, di percepire nelle ossa il gelo siberiano, di essere i pensieri della ragazza senza nome e di sentire le urla della capo-carrozza Arisa.

Rosa Liskom, con “Scompartimento n. 6”, ha vento nel 2011, il più prestigioso riconoscimento letterario finlandese. Nata nel 1958 a Ylavaara, è una delle più amate scrittrici finlandesi; dopo gli studi di antropologia a Helsinki e Copenaghen, si è dedicata alle scienze sociali all’Università di Mosca, e da quel momento il mondo russo è entrato a far parte dei suoi romanzi.

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Published by Libreria Liberalibro - in Libro del mese Narrativa contemporanea
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