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30 giugno 2014 1 30 /06 /giugno /2014 22:45
“Indio”, il nuovo libro di Franco Perlotto (edizione Alpine Studio),  è una storia che trae spunto da fatti realmente accaduti, con il sapore della spy story. Una narrazione rimasta nel cassetto dell’autore, notissimo agli appassionati della letteratura di montagna e di viaggio, per quasi trent’anni e che nasce dall’incontro-scontro di Perlotto con il protagonista di queste pagine – Urimàn appunto. L’autore non vuole svelare quanto ci sia di proiezione propria e quanto ci sia di realmente esistito nel suo personaggio.  A leggere osserviamo che: era il 1985 ad Esmeralda, no man’s land, terra desolata e abitata solo da zanzare, dove svetta il monte Duida, la Montagna del Diavolo, meta di Perlotto che voleva visitarne ancora una volta gli anfratti rocciosi: un Urimàn – invecchiato, stanco e solitario – fa dono della sua strabiliante e avvincente storia ad un giovane connazionale che, con uno straordinario bagaglio di conoscenza, di storia, geografia e politica locale sa interpretarne silenzi e parole.  La forma romanzo ovviamente aiuta: a fare esplodere la vicenda, a dare colore, a regalarla ad un tempo eterno, quello del mito. Romanzo a più piani e con mille snodi, “Indio” conduce poi il lettore dall’Amazzonia alle Piccole Dolomiti per ripercorrere i passi della storia italiana di Gramolòn: un figlio perso sulle montagne, un uomo capace di un amore mai inverato, vittima del dolore di una ferita che non ha mai potuto rimarginarsi.  C’è il verde della Gran Sabana, gli animali selvaggi, i mille colori delle cascate, il rumore dell’acqua che s’infrange sulle rocce, il profumo dei fiori, l’afa, i moscerini, la natura respingente che è il vero scenario variegato di questo romanzo. La rivoluzione nella quale Gramolòn si era arruolato e nemmeno “la nazione indigena dell’Amazzonia” ebbe mai luogo ma in “Indio”, da oggi in libreria,  la speranza di poter fischiettare “Venceremos” rimane fino all’ultima pagina.

“Indio”, il nuovo libro di Franco Perlotto (edizione Alpine Studio), è una storia che trae spunto da fatti realmente accaduti, con il sapore della spy story. Una narrazione rimasta nel cassetto dell’autore, notissimo agli appassionati della letteratura di montagna e di viaggio, per quasi trent’anni e che nasce dall’incontro-scontro di Perlotto con il protagonista di queste pagine – Urimàn appunto. L’autore non vuole svelare quanto ci sia di proiezione propria e quanto ci sia di realmente esistito nel suo personaggio. A leggere osserviamo che: era il 1985 ad Esmeralda, no man’s land, terra desolata e abitata solo da zanzare, dove svetta il monte Duida, la Montagna del Diavolo, meta di Perlotto che voleva visitarne ancora una volta gli anfratti rocciosi: un Urimàn – invecchiato, stanco e solitario – fa dono della sua strabiliante e avvincente storia ad un giovane connazionale che, con uno straordinario bagaglio di conoscenza, di storia, geografia e politica locale sa interpretarne silenzi e parole. La forma romanzo ovviamente aiuta: a fare esplodere la vicenda, a dare colore, a regalarla ad un tempo eterno, quello del mito. Romanzo a più piani e con mille snodi, “Indio” conduce poi il lettore dall’Amazzonia alle Piccole Dolomiti per ripercorrere i passi della storia italiana di Gramolòn: un figlio perso sulle montagne, un uomo capace di un amore mai inverato, vittima del dolore di una ferita che non ha mai potuto rimarginarsi. C’è il verde della Gran Sabana, gli animali selvaggi, i mille colori delle cascate, il rumore dell’acqua che s’infrange sulle rocce, il profumo dei fiori, l’afa, i moscerini, la natura respingente che è il vero scenario variegato di questo romanzo. La rivoluzione nella quale Gramolòn si era arruolato e nemmeno “la nazione indigena dell’Amazzonia” ebbe mai luogo ma in “Indio”, da oggi in libreria, la speranza di poter fischiettare “Venceremos” rimane fino all’ultima pagina.

Si definisce “eterno vagabondo”, è guida alpina, viaggiatore, giornalista. Ha visitato una cinquantina di paesi in tutto il mondo e ha scalato alcune migliaia di montagne, molte delle quali da solo. Ha vissuto per tre anni con gli indios Yanomami nella foresta brasiliana e per quattro anni ha coordinato un programma del Ministero degli Esteri contro gli incendi forestali in Amazzonia. Ha operato in missioni umanitarie in Afghanistan, Palestina, Ciad, Bosnia, Zaire, Rwanda, Sudan, Congo, Sri Lanka e Brasile.

Si definisce “eterno vagabondo”, è guida alpina, viaggiatore, giornalista. Ha visitato una cinquantina di paesi in tutto il mondo e ha scalato alcune migliaia di montagne, molte delle quali da solo. Ha vissuto per tre anni con gli indios Yanomami nella foresta brasiliana e per quattro anni ha coordinato un programma del Ministero degli Esteri contro gli incendi forestali in Amazzonia. Ha operato in missioni umanitarie in Afghanistan, Palestina, Ciad, Bosnia, Zaire, Rwanda, Sudan, Congo, Sri Lanka e Brasile.

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