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15 maggio 2014 4 15 /05 /maggio /2014 00:37
Da qualche mese è tornato in libreria “Villette, l’ultimo romanzo di Charlotte Brontë, che  scrisse piena di dolore per la morte del fratello e delle amate sorelle. La storia di Lucy Snowe è emblema della disillusione che Charlotte prova nei confronti della vita, che poche gioie dispensa all’uomo e lo costringe a lottare per ottenere solo un poco di felicità. 
Lucy Snowe, come la più famosa Jane Eyre, è una donna esile, sfortunata e insignificante, che deve far fronte alle sventure della vita con coraggio ed costretta  scelte spesso difficili. All’inizio del romanzo Lucy è ospite della sua madrina Mrs Bretton , infatti per un motivo che non viene specificato lei preferisce vivere lontana dalla propria famiglia. Tuttavia, ad un certo punto Lucy lascia la casa di Mrs Bretton per tornare a casa dove sembra essere accaduto l’irreparabile. Rimasta del tutto solo e priva di sostentamento cerca lavoro ed entrerà come dama di compagnia, nella casa di una  ricca signora che ben presto morirà e lascerà di nuovo la nostra protagonista in balia della sorte. Lucy, di nuovo, non ha più una casa e decide di lasciare l’Inghilterra per cercare fortuna e lavoro nel continente. Giunge a Villette, città immaginaria che adombra Bruxelles, e qui riesce a farsi assumere come  insegnante d’inglese nell’istituto di Madame Beck.
A Villette la storia entra nel vivo e Lucy Snowe conosce M. Paul Emanuel, docente di letteratura, uomo burbero e duro. Tra i due nasce un sentimento puro, ma minato da incomprensioni religiose e caratteriali. Non sarà un amore a lieto fine, come era accaduto a Jane Eyre; inoltre, a Villette, Lucy rincontra Mrs Bretton e il figlio di lei Graham e la vicenda prenderà altri risvolti…..
Questo romanzo beneficia della facilità di scrittura di Charlotte Brontë e della sua straordinaria capacità di leggere l’animo umano. Di nuovo Charlotte ci regala un affresco della sua epoca e della sua concezione della vita e lo fa un momento per lei tra i più difficili e la mancanza del lieto fine ne è l’immagine.

Da qualche mese è tornato in libreria “Villette, l’ultimo romanzo di Charlotte Brontë, che scrisse piena di dolore per la morte del fratello e delle amate sorelle. La storia di Lucy Snowe è emblema della disillusione che Charlotte prova nei confronti della vita, che poche gioie dispensa all’uomo e lo costringe a lottare per ottenere solo un poco di felicità. Lucy Snowe, come la più famosa Jane Eyre, è una donna esile, sfortunata e insignificante, che deve far fronte alle sventure della vita con coraggio ed costretta scelte spesso difficili. All’inizio del romanzo Lucy è ospite della sua madrina Mrs Bretton , infatti per un motivo che non viene specificato lei preferisce vivere lontana dalla propria famiglia. Tuttavia, ad un certo punto Lucy lascia la casa di Mrs Bretton per tornare a casa dove sembra essere accaduto l’irreparabile. Rimasta del tutto solo e priva di sostentamento cerca lavoro ed entrerà come dama di compagnia, nella casa di una ricca signora che ben presto morirà e lascerà di nuovo la nostra protagonista in balia della sorte. Lucy, di nuovo, non ha più una casa e decide di lasciare l’Inghilterra per cercare fortuna e lavoro nel continente. Giunge a Villette, città immaginaria che adombra Bruxelles, e qui riesce a farsi assumere come insegnante d’inglese nell’istituto di Madame Beck. A Villette la storia entra nel vivo e Lucy Snowe conosce M. Paul Emanuel, docente di letteratura, uomo burbero e duro. Tra i due nasce un sentimento puro, ma minato da incomprensioni religiose e caratteriali. Non sarà un amore a lieto fine, come era accaduto a Jane Eyre; inoltre, a Villette, Lucy rincontra Mrs Bretton e il figlio di lei Graham e la vicenda prenderà altri risvolti….. Questo romanzo beneficia della facilità di scrittura di Charlotte Brontë e della sua straordinaria capacità di leggere l’animo umano. Di nuovo Charlotte ci regala un affresco della sua epoca e della sua concezione della vita e lo fa un momento per lei tra i più difficili e la mancanza del lieto fine ne è l’immagine.

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