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2 maggio 2014 5 02 /05 /maggio /2014 23:56

 

Quanta sofferenza ci restituisce la sofferenza dei nostri figli! Il loro dolore di fronte a un insuccesso, a un’amarezza, a una difficoltà… entra con forza in noi e ci lascia in ansia. Ci chiediamo se il nostro bambino sia in grado di superare la prova che sta vivendo senza riportare troppe ferite, se la difficoltà che sperimenta sia proprio necessaria, se non ci siano modalità diverse per superarla, se…se…se…

Noi non riusciamo a sopportare il dolore delle nostre creature, non vogliamo vedere i nostri figli nella sofferenza. Credo che questo sia un sentimento che proviamo nei confronti di tutte le persone che amiamo e mi permetto di dire che è un sentimento forte che sento spesso anche io. Più si ama e più si sente il bisogno di proteggere il proprio amato da ogni cosa, soprattutto dalla sofferenza.

Così, di fronte al dolore dei nostri bambini, tra i tanti “se” che ci attraversano ne emerge uno prorompente: ”E se io riuscissi a evitare il suo dolore?”. Anche questo interrogativo è pienamente legittimo nei rapporti d’amore. È appunto l’opposto dell’indifferenza che proviamo per un estraneo, è un aspetto dell’accudimento che si fa tutela vigile. È amore.

Allora, cosa c’è di strano nel darsi da fare per un figlio che soffre? Perché parlarne se tutto è così normale?

Ecco, vorrei che riflettessimo insieme sulle modalità che la tutela oggi utilizza, o meglio vorrei che riflettessimo sui modi corretti di proteggere un bambino dalla sofferenza.

Sempre devo precisare che quando parlo di situazioni difficili mi riferisco a quelle realtà che hanno fatto parte della vita di tutti i bambini ( litigi tra compagni, esclusioni dai giochi, delusioni, insuccessi scolastici…) e non di situazioni estreme dove l’intervento di un adulto è necessario e doveroso per la tutela di un minore. Nelle situazioni sopra citate oggigiorno c’è la tendenza dei genitori ad intervenire con una certa urgenza per riportare la normalità nella vita del figlio, affinchè il motivo della sofferenza venga eliminato.

La sofferenza, le difficoltà che incontriamo nel nostro cammino sono elementi che fanno parte dell’esperienza, in questa nostra vita. La nostra umanità ci porta, purtroppo, a sperimentare le situazioni difficili, di sofferenza nelle quali proprio la vita stessa ci fa entrare. Sono momenti impegnativi da superare e credo che nessuno di noi li viva gioiosamente. Ma molto spesso, attraverso alcune situazioni complicate siamo costretti a tirar fuori il meglio di noi stessi. Siamo messi alla prova e dobbiamo reagire per superare l’ostacolo che ci siamo trovati davanti. Allora dobbiamo avere forza, determinazione, coraggio, pazienza, speranza, fiducia… Le prove ci modellano e ci fanno scoprire le carte più importanti del nostro esistere: ci forgiano e spesso, se sappiamo sfruttare le situazioni, ci lasciano migliori di prima.

Possiamo così dire che la sofferenza che non possiamo evitare o che fa parte del gioco della crescita diventa un’opportunità per migliorarci.

Tutto questo vale per un adulto, ma anche per un bambino, quando sperimenta le sue sconfitte, sconfitte che sono state un po’ quelle di tutti. Nella difficoltà anche il piccolo ha la necessità di sperimentare le sue capacità, di verificare che è in grado di farcela da solo, di allenare: forza, pazienza, determinazione, coraggio…E nella difficoltà anche un figlio cresce e si fortifica. Un conflitto con un compagno, il pianto per un’esclusione dal gruppo, la sofferenza per un brutto voto hanno fatto parte dell’esperienza di tutti e non uccideranno i nostri bambini, soprattutto se ci troveranno al loro fianco pronti ad incoraggiarli e a sostenerli, alimentando la speranza. Non sarà necessario intervenire perché scompaia la causa della sofferenza, sarà utile aspettare insieme che passi, per sperimentare così che anche il dolore ha una fine e che non ci annienta, che può essere vinto. Che lezione meravigliosa per la vita!

Invece noi siamo tentati sempre, come dicevo prima, a estirpare con il nostro intervento la fonte della sofferenza. Hai preso una nota e piangi? Parlerò con l’insegnante perché ciò non accada più. Ti hanno escluso da un gioco? Mi rivolgerò alla mamma del compagno responsabile della tua esclusione. E così via…

Le crisalidi sono gabbie che imprigionano le farfalle. Forse anche una farfalla non vorrebbe subire la limitazione derivante da quell’involucro. Se lo tagliassimo per far uscire anzitempo la farfalla, l’animale morirebbe. Non gli avremmo dato il tempo di maturare.

Dobbiamo vigilare di non fare lo stesso errore con i nostri figli. Dobbiamo permettere loro di maturare con le loro forze, anche grazie a quei piccoli dolori che la quotidianità ci elargisce.

Così, attraverso anche la sofferenza, i nostri figli sapranno fortificarsi e si prepareranno ad affrontare la vita.

Meravigliose farfalle i bambini, noi tutti il loro cielo.

Buona qualità di vita con i vostri figli.

Mariella Lunardi

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Published by Libreria Liberalibro - in La rubrica di Mariella Lunardi
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