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29 gennaio 2014 3 29 /01 /gennaio /2014 21:51
A spasso con i buoni pensieri di Mariella Lunardi: gennaio 2014

lImmagino un bambino a scuola. Seduto al suo banco. La lavagna, Lim o di ardesia, punto focale della sua attenzione. La cattedra lì vicino, come una nave ammiraglia da dove l’insegnante gli apre un mondo nuovo.

Immagino quel bambino, soprattutto se è di prima, che si interroga e si chiede dove sia finito, che spazio stia occupando, che nome dare a questo spazio.

Il nome di questo spazio è scuola. Il sinonimo di scuola è casa. La casa dei saperi, il luogo dell’incontro dove il tempo si congiunge alla conoscenza, all’interno di una relazione viva, costruttiva tra il bimbo, l’insegnante, i nuovi compagni.

Ecco cos’è la scuola: una casa!

Le case hanno regole: si accudiscono, si tengono pulite, si trattano con cura perché sono il nostro nido, dove rifugiarsi alla fine di una lunga giornata, dove sperimentare l’affettività familiare. La stessa cosa dovrebbe rappresentare la scuola e lo stesso trattamento si dovrebbe riservare a questo ambiente. La scuola ha regole come la casa, la scuola è il rifugio dall’ignoranza, è alternativa alla solitudine, è il terreno dove si sperimenta la convivenza, imparando.

La scuola allora diventa il “luogo” per eccellenza del bambino, di ogni bambino, perché l’istruzione non è un fatto privato, riservato a pochi. È una realtà pubblica a beneficio di tutti. La scuola ci appartiene, è un bene pubblico.

Abbiamo dimenticato proprio questo:i beni pubblici ci appartengono. Sono nostri. Lo abbiamo dimenticato perché attraversiamo le nostre città, spesso d’arte, imbrattandole, sporcandole, privi di cura. Non capiamo che la cosa pubblica è sì di ogni cittadino, ma principalmente è nostra. “Mia”. Se ricordassimo questo, sicuramente tratteremmo strade, muri case, statue, scuole…con meno indifferenza, più rispetto e forse ne riconosceremmo il valore. Se avessimo chiara questa nostra “proprietà sociale”, ci muoveremmo con lo stesso rispetto con cui viviamo a casa nostra.

Io penso che dovremmo comportarci con questa cura anche a scuola. Si dovrebbe insegnare ai bambini che loro abitano la “casa dei saperi”, la loro seconda casa (in tempo speso giornalmente) e per questo motivo a scuola dovrebbero adottare tutti quei comportamenti corretti e rispettosi che utilizzano nella loro abitazione.

Se genitori e insegnanti, uniti da una sana complicità educativa, chiedessero compatti questi atteggiamenti ai bambini, non ci sarebbero banchi feriti da scritte, scrostati volutamente, imbrattati e imbruttiti da gomme da masticare. I muri non sarebbero inutilmente segnati e le carte non finirebbero in terra, ma nei cestini.

Abbiamo la fortuna di possedere molto, senza accorgercene. Noi non abitiamo solamente le scuole, ma anche i nostri giardini pubblici, le nostre città, i mari, le montagne, i boschi….

Abitiamo il nostro territorio, che ci appartiene.

Talvolta occupiamo il nostro pianeta come se fossimo stranieri. Tutto ciò che è pubblico, e di conseguenza anche nostro, viene deturpato dalla nostra incuria, solo perché ci dimentichiamo che diamo cittadini, cittadini del mondo.

Insegniamo da subito ai nostri figli una buona qualità di vita!

Mariella Lunardi

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Published by Libreria Liberalibro - in La rubrica di Mariella Lunardi
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